MALIKA AYANE: LA VERA TRASGRESSIVA?

566

A cura di: Matilde Ferrero

Non c’è bisogno di presentarsi sulle passerelle con abiti di carne o vomitare on stage durante un live, bastano due ore di concerto e qualche piccolo gesto per dimostrare di essere la più alternativa di tutte. Trasgressività genuina, di quelle che piacciono. Malika Ayane è tornata sul palco per un concerto organizzato dall’associazione Bracco con un costo simbolico del biglietto, 2 euro, da devolvere in beneficenza.

Alcatraz, Milano. Malika arriva sul palco e sembrar estranea alla situazione, in un un’altra realtà: canta e ciondola, ciondola e canta, capelli sul viso, non una parola al pubblico. Elementi sufficienti per far sciogliere in meno di un minuto l’idea che mi ero costruita nel corso degli anni, Malika in realtà è maledettamente snob, “Come si fa a comportarsi in questo modo?”; amareggiata rimangio tutte le parole spese per gli elogi e per le chiose, soprattutto a chi: “Non ti accompagno a sentirla perché alla seconda canzone mi taglio le vene”. Poi improvvisamente le cose cambiano, Malika ritorna, o arriva, finalmente su quel palco e in sé stessa. Non voleva essere snob o altezzosa come chi pretende di essere più poeta, più artista, più indie, più e basta di chiunque altro, era puro imbarazzo. E questo forse è sufficiente a far capire quanto in realtà ‘La Mali’, come la chiamano i fan, sia più borderline di tutti e riesca dopo anni e anni passati sopra i palchi, tra cui alcuni notoriamente importanti nella carriera di un artista come quello di Sanremo, a conservare ancora quell’emozione, quell’imbarazzo che ti bloccano nei primi minuti, per i quali non riesci a esprimerti.

“Sono felice di essere qui questa sera, primo perché non mi vedrete più per almeno un annetto, secondo perché senza la vitamina B dimostrerei ottant’anni e terzo perché abbiamo donato due euro alla Fondazione Francesca Rava, ma non fermiamoci: doniamone altri!” saluta il pubblico ballando a ritmo di musica; canta in italiano e anche in inglese facendo così cantare o tacere l’Alcatraz che, nonostante il nome, in inglese non è ferratissimo, e più volte cambia il look. Osa con un vestito in pizzo trasparente sul busto che ad ogni movimento mostra tutta la sua rotondità, ma di questo non sembra importarle; beve, non dall’infelice bottiglia in plastica senza etichetta, ma da un elegantissimo bicchiere in vetro appoggiato sul pianoforte; ride, con una risata contagiosa, presentando le canzoni. Non parla molto perché preferisce cantare, però una cosa le è proprio irrinunciabile: il momento ‘cazzeggio’, come le piace chiamarlo, ci teneva molto a condurre “L’ultimo karaoke dell’estate!!”, una sfida tra il pubblico sulle note di ‘La Prima Cosa Bella’ che è anche l’ultima canzone della serata.

C’è chi finisce i concerti in modo melenso e solenne e chi invece preferisce scherzare, questione di stile.

 

A

Commenti su Facebook