Era lo scorso novembre quando Salmo pubblicava Playlist, il suo ultimo album solista, e nelle varie interviste dichiarava che molto probabilmente quello sarebbe stato il suo arrivederci al rap game. Dopo cinque dischi e una vita passata a suonare, era arrivato il momento di dedicarsi ad altro – diceva –, magari al cinema. Però si sa, quando dentro hai un fuoco che arde così forte, spegnerlo è difficile. Ancora di più poi se la tua crew è, senza troppi giri di parole, la migliore d’Italia, composta da dei fuoriclasse come te.

E infatti non passa nemmeno un anno che la minaccia di non sentire per un po’ le barre di Lebon viene scongiurata dall’uscita del quarto volume della saga che dal 2012 ad oggi è considerata la pietra miliare del rap italiano, in cui alcune fra le migliori penne e i produttori più visionari in circolazione si incastrano per dare vita a quell’opera monumentale che è il Machete Mixtape.

“Sono passati 10 anni da quando è nata la Machete. Nel 2010 facevamo le rime sulla musica elettronica in maniera molto istintiva, non eravamo supportati da tutti i vecchi rapper della scena ma almeno eravamo originali e potevamo distinguerci dal resto. […] I Machete Mixtape sono diventati con il tempo una consacrazione per gli artisti emergenti.”

È in queste parole di Salmo, fondatore insieme a Slait e El Raton della Machete Crew (che attualmente comprende anche Nitro, Dani Faiv e Jack The Smoker), che risiede l’essenza primordiale che rende unico nel suo genere il collettivo made in Sardegna che ha fatto del talento la propria sola stella polare; se dieci anni fa la vecchia e la nuova scuola si limitavano a guardarsi da lontano con circospezione e a tratti spregio, il merito di aver mischiato le carte (e gli artisti) in tavola spetta in gran parte ai Machete Mixtape, che in questo senso sono stati senza dubbio pionieristici: dai raga, sul serio, sette anni fa dove altro avreste potuto trovare un appena diciottenne Rocco Hunt condividere il mic con un leggendario Primo Brown? Ecco.

I rapper presenti in MM4 infatti non sono stati scelti con l’intento di cavalcare la wave del momento o per strizzare l’occhio ai trend dell’ultimo minuto; ci sono perché durante le loro carriere, decennali o ancora in fase embrionale che siano, hanno dimostrato di poter combattere ad armi pari una battle royale da cui tutti, pesi massimi e nuove leve, escono vincitori. Ascoltando Machete Mixtape 4, non c’è niente di cui meravigliarsi (e per gli integralisti nulla per cui indignarsi) se in Star Wars ad interfacciarsi con un fuori gara come Fabri Fibra c’è un superlativo Massimo Pericolo, già iconico nel suo “Oggi ho mangiato a casa di Marra, ho cagato a casa di Marra” e nella sua perorazione del rap, ormai capro espiatorio designato della corruzione dei costumi giovanili e metonimicamente incarnato dal compagno di traccia, come riscatto da un mondo e da una vita infami (“Fibra è il motivo se rappo, mica è il motivo se spaccio”); non c’è nulla di strano se a rappare sul beat di Low Kidd in No Way insieme ad un Nitro sempre in grande spolvero c’è un giovanissimo (classe 2001) ed eccellente Tha Supreme, così come è inevitabile riconoscere che il connubio Lazza/Salmo in Ho paura di uscire 2 risulta così naturale e azzeccato da surclassare persino la versione originale e convenire su quanto la presenza di Beba, prima e unica donna (per ora, si spera) dei MM, e le sue punchline diano quella marcia in più che serviva ad un pezzo già di per sé potente come Io può.

Insomma, quello che Machete Mixtape 4 ci insegna è che ancora una volta ai macheteros non importa niente del tuo anno di nascita, del fatto che tu sia uomo o donna o che tu abbia cento o un milione di streaming su Spotify: spaccare la traccia è e sarà sempre l’unica cosa di cui avrai bisogno per accedere all’olimpo platinato del Machete Empire.

A cura di Greta Valicenti

 

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