L’ULTIMA CENA, LEONARDO DA VINCI. SEI ICONE DELL’ARTE PER EXPO

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A cura di Chiara Cecchi

Alla fine del mese di Ottobre si concluderà l’Esposizione Universale e con essa il nostro viaggio attraverso le sei icone artistiche milanesi che ne hanno accompagnato lo svolgimento. Chiudiamo in bellezza: l’ultima delle opere che noi di Vox vogliamo presentarvi è uno dei capolavori del maestro Leonardo da Vinci che si trova nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, l’Ultima Cena.

Leonardo da Vinci è una figura che ha sempre affascinato tutti, anche chi non è appassionato d’arte, tanto che intorno alla sua persona e alle sue opere sono stati spesso ricercati presunti misteri e messaggi occulti. Leonardo fu più di ogni altro il personaggio che incarnò il modello ideale dell’uomo del Rinascimento, un uomo i cui interessi spaziavano in tutti i campi dello scibile umano: scienza, pittura, ingegneria, musica, trattatistica e via dicendo.

Il complesso di Santa Maria delle Grazie è un maestoso edificio voluto da Francesco I Sforza, duca di Milano, come chiesa e mausoleo di famiglia, affiancato da un convento affidato ai padri domenicani. Negli ultimi anni del 400 questo era il cantiere più importante di Milano dove lavoravano contemporaneamente Donato Bramante e Leonardo da Vinci. Il Cenacolo è stato realizzato tra il 1494 e il 1498 da Leonardo, il quale aveva un metodo di lavoro molto particolare: a volte stava sui ponteggi dalla mattina alla sera, dall’alba al tramonto, a volte dava appena un colpo di pennello, suscitando spesso le lamentele del priore il quale lo osservava trascorrere interminabili giornate semplicemente in contemplazione della parete.

Lunga e travagliata è la storia conservativa del Cenacolo. Poco dopo la conclusione dell’opera hanno inizio i guai. Leonardo non ha realizzato un affresco ma una pittura muraria, troppo lento e troppo riflessivo per una tecnica che richiede velocità: il colore deve essere steso sull’intonaco fresco che assorbe i colori e li ferma consolidandoli una volta per tutte. Egli invece ha dipinto a secco, a piccoli tratti, come su un quadro, così facendo i colori non reggono e si staccano. Già il Vasari nel 1566 ha osservato che del Cenacolo non restava altro che una “macchia abbagliata”. Lo sbalzo termico dovuto alla collocazione dell’opera sulla parete nord del refettorio, l’umidità provocata dalla vicinanza con la cucina, la condensa, hanno fatto sì che il degrado procedesse inesorabile. Possiamo anche ricordarvi che il 15 agosto 1943 una bomba è caduta proprio al centro del cortile del convento, distruggendo buona parte del refettorio (salvo la parete nord), lasciando così l’opera esposta per molto tempo alle intemperie.

Leonardo indaga il significato più profondo dell’episodio evangelico studiando le reazioni e i moti dell’animo. È il momento in cui Gesù rivela che uno dei presenti lo tradirà. Le emozioni si diffondono tra gli apostoli da un capo all’altro della scena, ognuno di essi rappresenta una diversa reazione alle parole di Cristo. Pietro impugna il coltello, Giuda stringe la borsa con i trenta denari e indietreggiando rovescia con il gomito la saliera, smarrimento e incredulità pervadono gli altri apostoli. Cristo è raffigurato isolato al centro, in una solitudine sia fisica che psicologica. Leonardo decide così di rappresentare il movimento, calando lo spettatore al centro di una vicenda in pieno svolgimento.

Termina dunque il percorso artistico tracciato dalle sei icone che in questi mesi vi abbiamo presentato, sperando di avervi incuriositi e spinti alla ricerca dei tesori dell’arte che la città di Milano custodisce.

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