Impressioni di dieci giornate cinefile

Non mi aspettavo questo. Quando mi è stato dato l’accredito per il Locarno Film Festival mi aspettavo sì un grande evento, ospiti importanti, film da tutto il mondo; ma mai avrei pensato di trovarmi accolta da un abbraccio tanto caldo.

Locarno, precisiamolo, si trova sulla punta estrema del lago Maggiore (non quello famoso della villa di Clooney) e non lontano da dove mi trovo a scrivere, un’oretta circa. Eppure paradossalmente non vi avevo mai messo piede prima dell’appena passato 2 agosto e sì, mi sto maledicendo con tutta me stessa. 20 anni lasciati dove di preciso?

Già nell’articolo pubblicato ad inizio festival avevo accennato a come l’evento fosse ben organizzato, raccolto, facilmente esperibile; alla fine di questa lunga settimana confermo la prima impressione, aggiungendo che Locarno ti fa sentire proprio a casa, ti fa indossare delle comode pantofole che non vorresti togliere più.

Come ha affermato nel suo ultimo passaggio sul palco di Piazza Grande il presidente del festival Marco Solari, i festival sono i luoghi che tengono viva la cinefilia, al di là di digitalizzazione e tutti i dibattiti relativi. Il festival è fatto sì dai film, ma soprattutto da un pubblico che li incontra. Si viene a creare una comunità che si carica di valori quasi sacrali, quasi primitivi.

In questi giorni penso di aver esperito il cinema in una maniera diversa da come mi è successo finora. È stato totalmente altro dall’andare al cinema, anzi, come esperienza si è avvicinato molto di più all’andare ad un concerto. Ti trovi lì, con altre migliaia di persone, per un interesse comune che può creare sensazioni affini come contrastanti. Ci sono stati momenti in cui le risate hanno scosso l’intera platea, scrosci di applausi a metà scena che hanno risvegliato la consapevolezza di essere pubblico, spettatore, osservatore non passivo ma in dialogo. Un dialogo con il film, con gli altri spettatori, con gli autori (grazie anche alle press conference e agli eventi organizzati dal festival).

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In piazza Grande, ogni sera si sono riunite 8000 persone pronte non a cantare a squarciagola canzoni conosciute, ma avidi di settima arte, con occhi spalancati e curiosi rivolti verso il maxi schermo. Pronti a farsi sorprendere o a squadrare con occhio critico. Più di 130 i titoli presentati a Locarno, che ha spalancato il suo ventaglio maculato per toccare estremi di uno stesso mondo. Da uno dei blockbuster più attesi di questa stagione, Atomic Blonde, fino alla nuova sezione Signs of Life, caratterizzata da lavori che vogliono sperimentare in maniera nuova il linguaggio cinematografico. Dalla schiera di ballerine caschetto biondo, alter ego della Theron, che hanno invaso la piazza centrale al ritmo di Blue Monday fino alle sale più raccolte, teatro di confronti più diretti.

Giornate piene, passando dal teatro Kursaal al Palacinema, ingollando qualcosa come 20 bottigliette d’acqua per far fronte ai 38 gradi di Lucifero (che non ha risparmiato nemmeno il nord); giornate a volte programmate con una precisione chirurgica, altre volte ispirate dal momento o nate da confronti – carta/forbice/sasso – sui titoli nel programma. In alcuni momenti i piani sono stati stravolti, a volte a ragione, altre a torto (chi lo sa, in fondo). Sono partita dall’americano Beach Rats di Heliza Hittman per concludere con un omaggio alla terra che ospita il festival, ultimo film proiettato in piazza Grande, un documentario sulla rockband ticinese Gotthard, che a quanto pare fa scatenare i culi elvetici da 20anni a questa parte.

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Ma voglio dedicare altre due righe proprio a Piazza Grande. All’atmosfera che si creava già a partire dalle 20.30, un’ora prima dell’inizio delle proiezioni. Impegnati in Instagram stories, o nel divorare pizze fumanti prese al volo per correre a cercare il posto migliore; il popolo del Locarno Festival si preparava al momento in cui Giada Marsadri e Carlo Chatrian salivano sul palco, pronti a presentare la serata. E anche se non capivo quasi nulla dei discorsi in francese del direttore artistico, applaudivo come fa un italiano medio all’atterraggio, se ne percepiva la bellezza e soprattutto la sincerità. Dopo i 10 secondi di spot alla black mirror sul divieto di fare riprese (una combinazione di suoni da ansia e claustrofobia, complimenti ai sound designer) l’enorme proiettore della piazza – praticamente una casa sull’albero, ma che dico, un fortino – illuminava il maxi schermo di Locarno con titoli che mai avrei visto se non mi fossi trovata lì, e altri che aspettavo con trepidazione.

Ma non finiva qui, no. Proprio il pubblico doveva poi, a fine serata, valutare la visione imbucando la cartolina con il giudizio personale del film che ha poi portato alla premiazione del film vincitore del prix du public. In questo caso The Big Sick di Michael Showalter.

Non ho voluto scrivere un day-by-day del festival, con recensioni o chi-dove-quando perché i nomi cambiano, i premi interessano fino ad un certo punto; quello che resta da un’edizione all’altra è l’anima di un Festival e le sensazioni che riesce a dare. Auguro di avere l’occasione di partecipare ad un festival di questo tipo, anche per un solo giorno. Ne vale la pena.

Scherzone, alla fine i vincitori interessano un po’ a tutti. Eccoli qua.

I vincitori di Locarno70:

Concorso internazionale

Pardo d’oro
MRS. FANG by WANG Bing, France, China, Germany

Premio Speciale Della Giuria (Special Jury Prize)
AS BOAS MANEIRAS by Juliana Rojas, Marco Dutra, Brazil, France

Pardo per la Miglior Regia (Best Direction)
J. OSSANG for 9 DOIGTS, France, Portugal

Pardo per la Miglior Interpretazione Femminile (Best Actress)
ISABELLE HUPPERT for MADAME HYDE by Serge Bozon, France, Belgium

Pardo per la Miglior Interpretazione Maschile (Best Actor)
ELLIOTT CROSSET HOVE for VINTERBRØDRE by Hlynur Pálmason, Denmark, Iceland

 

Concorso Cineasti del presente

Pardo d’Oro Cineasti del Presente
3/4 (Three Quarters) by Ilian Metev, Bulgarien, Germany

Premio Speciale della Giuria Ciné+ Cineasti del Presente (Special Jury Prize)
MILLA by Valerie Massadian, France, Portugal

Premio per il Miglior Regista Emergente – Città e Regione di Locarno (Prize for the Best Emerging Director)
DAE-HWAN KIM for CHO-HAENG (The First Lap), South Korea

Special Mention
DISTANT CONSTELLATION by Shevaun Mizrahi, USA,Turkey,Netherlands
VERÃO DANADO by Pedro Cabeleira, Portugal

 

Signs of Life

Signs of Life Award electronic-art.foundation for Best Film
COCOTE by Nelson Carlo De Los Santos Arias, Dominican Republic, Argentina, Germany, Qatar

Fondación Casa Wabi – Mantarraya Award
DANE KOMLJEN for PHANTASIESÄTZE, Germany, Denmark

Special Mention
ERA UMA VEZ BRASÍLIA by Adirley Queirós, Brazil, Portugal

 

First Feature

Swatch First Feature Award (Prize for Best First Feature)
SASHISHI DEDA (Scary Mother) by Ana Urushadze, Georgia, Estland

Swatch Art Peace Hotel Award
METEORLAR (Meteors) by Gürcan Keltek, Netherlands,Turkey

Special Mention
DENE WOS GUET GEIT (Those Who Are Fine) by Cyril Schäublin, Switzerland

 

Pardi di domani

Concorso Internazionale

Pardino d’Oro for the Best International Short Film – Premio SRG SSR
ANTÓNIO E CATARINA by Cristina Hanes, Portugal

Pardino d’Argento SRG SSR for the Concorso Internazionale
SHMAMA by Miki Polonski, Israel

Locarno Nomination for the European Film Awards – Premio Pianifica
JEUNES HOMMES À LA FENÊTRE by Loukianos Moshonas, France

Medien Patent Verwaltung AG Award
KAPITALISTIS by Pablo Muñoz Gomez, Belgium,France

 

Concorso Nazionale

Pardino d’Oro for the Best Swiss Short Film – Premio Swiss Life
REWIND FORWARD by Justin Stoneham, Switzerland

Pardino d’Argento Swiss Life for the Concorso Nazionale
59 SECONDES by Mauro Carraro, Switzerland

Best Swiss Newcomer Award
LES INTRANQUILLES by Magdalena Froger, Switzerland

Special Mention
ARMAGEDDON 2 by Corey Hughes, Cuba

A cura di Martina Zerpelloni

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