Lo chiamavano Jeeg Robot, è quasi magia

527

Non è solo una commedia, non è una parodia. Lo chiamavano Jeeg Robot è un vero e proprio film di supereroi e supercattivi, probabilmente tra i migliori mai usciti. Se l’ultima sciorinata marvelliana si è ormai fissata su un canone preciso, per trama ed effetti speciali, Gabriele Mainetti riesce a reinventare un genere con originalità, potremmo dire con un certo italian-style (visto che ci piacciono le parole inglesi).

 Di botte ce ne sono, e sono belle botte: cazzotti spari e coltellate. Molta violenza, com’è naturale, ma non sbiadita né estetizzata. L’occhio non indugia mai su un cadavere o su una ferita, ma scorre via, lasciando alla crudeltà il compito di spaventare lo spettatore, non di affascinarlo o divertirlo. In questo senso, è molto più violento della vulgata tarantiana e delle manate in faccia della Disney (©).

La storia è semplice, si intuisce già dal bel trailer: un ladruncolo di nome Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), scappando dopo uno scippo, è costretto a fare un bagno al Tevere, imbevendo il proprio DNA di rifiuti tossici & altremmerde (termine tecnico). Di lì a poco si ritroverà dotato di una forza straordinaria, una superforza.

Ma se il soggetto è essenziale, la sceneggiatura è perfetta, ben calibrata. Non si assiste a scarti irreali di trama, c’è una bella evoluzione dei personaggi e i dialoghi sono divertenti ed esaltanti quando serve. Il film non intende essere epico, ma prende le mosse da un tipo di comicità molto italiana, più amara che malinconica, con una sottile vena satirica che affiora e trapela in ogni azione.

LCJR_DSC_9041-700x430

Per una volta i caratteri non sono delle caricature. Vengono recuperati alcuni stilemi del film di supereroi ormai classico, ma lo sguardo è più disincantato e feroce, più vicino alla realtà che al fumetto – ed è un bene che Enzo Ceccotti sia stato creato ex novo, non imbavagliato nelle trame di una qualche saga. Il cattivo è stato da molti paragonato allo Joker di Heath Ledger, folle ma concreto, uno psicopatico vero. Interpretato dal bravissimo Luca Marinelli (già visto recentemente in un altro gioiello, Non essere cattivo), secondo il parere del vostro humilissimo recensore, è forse addirittura migliore di quello del collega americano. Fu vera gloria?

Fantastico anche il personaggio della svanita pura di cuore, Ilenia Pastorelli, che aggiunge tenerezza a tutto il grezzo peso della periferia romana. Ingenua, come sono ingenui molti dei cattivi e dei buoni, riesce a trasformare un mondo torbido in qualcosa di fragile e spaventato, la cui paura del sangue – del sangue e del tempo – cresce sempre di più. Giudizio finale: annate a vedello, giuro su Hiroshi che non ve ne pentirete.

PS Il regista è autore di un paio di cortometraggi che potete trovare su internet, che preludono a quello che vedrete nel film.

Per Basette, ispirato a Lupin III, il link è https://www.youtube.com/watch?v=NMs7lQt9DsA .

Per Tiger Boy https://vimeo.com/144552817 .

A cura di Giovanni Peparello

Commenti su Facebook
SHARE