Caldo estivo, birrette e Castello Sforzesco illuminato. Wrongonyou non avrebbe potuto chiedere di meglio per la sua prima data milanese in full band dalla pubblicazione del suo album di debutto “Rebirth”, uscito lo scorso marzo per Carosello.

In leggero ritardo sulla tabella di marcia, poco prima delle 22 sale sul palco Marco Zitelli, accompagnato da una band composta da un bassista, un chitarrista e un batterista (che come scopriremo durante il concerto è il fratello del cantautore); prima ancora di attaccare col primo pezzo – I don’t want to get down – con la sua forte cadenza romana, il cantautore saluta tutto il pubblico e commenta la bellezza della location.

Imbraccia poi la chitarra elettrica e parte con Rodeo, uno dei singoli contenuti nel suo EP di debutto. I miei amici commentano che lo stile col quale si presenta (t-shirt rossa, camicia a maniche lunghe bianca, jeans e cappellino nero) stride un po’ con il folk sapientemente mixato con sound più elettronici che fa, ma io devo dire che trovo questo contrasto in qualche strano modo rassicurante.

Si procede con The Mountain Man, il primo pezzo che, grazie alla batteria accattivante durante tutto il brano, riesce a far alzare in piedi e scatenare il pubblico milanese. Cambio veloce di chitarra, che diventa acustica, e poi si inizia con Green River.

Wrongonyou non parla molto sul palco, anzi, ma riesce comunque a trasmettere una sicurezza e una padronanza del palco lodevole per un debuttante. Quando lo fa, invece, sentendo quell’accento romano, vorresti solo abbracciarlo. Per introdurre il suo nuovo singolo Family of the year qualche parola la spende, però, sottolineando come del video ufficiale abbia fatto più scalpore la presenza di una famiglia arcobaleno che quella di una violenza domestica.

Lo special guest della serata, Dario Faini, in arte Dardust, sale sul palco e accompagna al piano il collega e amico sulle note di alcuni pezzi estratti dal suo album di debutto (Rebirthe Prove It) e infine con la loro collaborazione, estratta dall’EP del pianista di casa INRI pubblicato l’anno scorso, Birth. Per quest’ultimo pezzo Wrongonyou è accompagnato solo dal piano, appunto, e propone una performance vocale che convince ed emoziona tutti i presenti.

Il cantautore congeda anche Dardust e rimane completamente solo sul palco; imbracciando la chitarra acustica, si allontana dal microfono e si sporge dal palco proponendo una versione da brividi di Sweet Marianne, con la sua voce calda e piena che riempie il Castello Sforzesco senza bisogno di amplificazione.

Dopo questi momenti più slow e riflessivi, il pubblico intero si alza e si scatena sulle note di Shoulders – colonna sonora del film “Il Premio” con Alessandro Gassman, nel quale il cantautore ha anche recitato – e Tree, l’opening track dell’album, sicuramente la più catchy di tutto il disco (descritta infatti come “l’unico pezzo tunztunz” da Zitelli stesso). Seguono Let me down e l’unica cover in scaletta, I’m on fire di Bruce Springsteen, che in questa versione forse un po’ più soft non dispiace per nulla ai presenti.

Il concerto si chiude con il ritorno di Dardust sulla scena per Son of Winter e, infine, per davvero con The lake, durante la quale il cantautore si butta letteralmente dal palco e, salendo su una sedia, inizia a cantare a stretto contatto col pubblico, saltando con loro e scaldando per l’ultima volta la serata nel modo migliore.

Una bella serata durante la quale abbiamo battuto le mani un po’ (molto) per il talento di Wrongonyou e della sua band, un po’ per la bellezza e la magnificenza del Castello Sforzesco illuminato e un po’ per combattere le zanzare milanesi. Insomma, ne è valsa la pena.

A cura di Fabio Scotta.

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