Venerdì sera 26 ottobre 2018 al Rocket di Milano si è tenuta la serata AsianRave firmata Asian Fake in collaborazione con Linoleum e Noisey. Insomma una serata che aveva già dal principio delle premesse interessanti, ma la vera perla è stata il live dei Sorrowland ed è per questo motivo che eravamo presenti.

I Sxrrxwland sono un collettivo romano formato da Osore, Gino Tremila e Giovanni Vipra, e quale migliore presentazione se non il titolo del loro EP di debutto Buone Maniere per Giovani PredatoriEP di sei tracce che riuniscono i piaceri proibiti di ogni teen di oggi e di chi teen lo è sempre stato: l’emo trap.

Il trio è verosimilmente uscito dal cast di “Intervista col Vampiro”, i ragazzi sono eleganti e teatralmente gotici, sono carichi a mille ad inaugurare la tappa milanese, tuttavia il pubblico del Rocket ancora accusa il gelo di una Milano che si prepara (finalmente) alla stagione autunnale. Irriverenti e scorretti si presentano con l’autotune mode on: è un live che trasuda psicopatologia post adolescenziale, qualche bestemmia di rito e partono presentando i nuovi brani e non, tra questi è “Facebook” che la gente del Rocket accoglie maggiormente ed inizia a seguire i ragazzi tristi a ritmo di “se facessi un figlio lo farei perfetto, se facessi un figlio lo farei per facebook”. Spiccano anche “Cattedrale” il singolo di punta del collettivo con il suo “io metto croci sulle cose” inno di una generazione deprivata di vitalità e il più “vecchio” “Paranoie”.
Letteralmente sono la terra della tristezza, ben lontani da quell’universo trap che ci canta di cose felici, come le automobili e la figXXX, i Sorrowland suonano di disturbi d’ansia, depressione, psicofarmaci, paranoie, si fanno voce di una generazione che viene bacchettata da chiunque per un’apparente superficialità e che invece, come ci ricorda il trio, soffre.

Il live è breve, ma lo si perdona dato che ancora si parlata di un neo-nato progetto, ciò nonostante  si concedono dopo una richiesta concitata del pubblico: i giovani romani soddisfano chi è lì di proposito e intrigano chi si è ritrovato ad ascoltarli.

La serata prosegue col dj set di Frenetik, nome d’arte di Daniele Mungai, anche lui parte del team Asian Fake, è un già super noto nell’Hip Hop e molto spesso e associato al suo collaboratore Orang3: un’ottima conclusione per una festa che, come già si preannunciava, ha spaccato.

A cura di Sara Palumbo

 

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