Quest’anno il palco del Firenze Rocks ha accolto alcuni tra i più celebri nomi della storia mondiale del Rock. Dai Foo Fighters, passando per i Guns ‘n’ Roses e gli Iron Maiden, chiudendo in bellezza con l’iconico “maledetto” front man dei Black Sabbath, Ozzy Osbourne.

Le band spalla non sono state da meno. La giornata di Domenica 17 giugno vede infatti protagonisti insieme ad Ozzy i Judas Priest e gli Avenged Sevenfold, in un mix esplosivo che attraversa e coinvolge diverse generazioni, unite sotto un’unica storica bandiera: quella del Rock.

L’atmosfera che già dal pomeriggio invade l’Arena del Visarno di Firenze è la stesse delle grandi occasioni. Gli effetti pirotecnici con tanto di lingue di fuoco e nuvole di fumo scaldano un pubblico variopinto composta da italiani e non, giovani e meno giovani, padri di famiglia e figli scappati di casa, il cui sguardo è inevitabilmente e indistintamente indirizzata al palco, nell’attesa che prenda vita la croce e risuoni l’eco dell’inconfondibile risata, introdotta e accompagnata dagli inconfondibili cori dei Carmina Burana.

Il “re delle tenebre” saluta il suo pubblico con “Bark At The Moon”, celebre pezzo tratto dall’omonimo album, per poi accompagnarci in un percorso tetro e magico sulle note dei nostri pezzi preferiti, tra cui “No More Tears”, “Crazy Train” e la commovente “Mama I’m Coming Home” senza tralasciare gli immortali successi dei Black Sabbath, come “Fairies Wear Boots” e “Paranoid”, regalataci in finale.

Ozzy Osbourne sembra non sentire il peso di 70 anni di vita e di eccessi (ndr a differenza di alcuni dei suoi colleghi esibitisi nelle serate precedenti), accompagnato dalla carica dei suoi compagni di palco, tra cui svetta il grande Zakk Wylde alla chitarra.

Due ore di concerto che a spettacolo concluso si prolungano in un sentimento comune che si trascina via dall’Arena insieme ad un fiume di persone che si è potuto permettere, per una sera, di uscire dai suoi argini.

A cura di Clara Rodorigo

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