La sera del 31 maggio l’Alcatraz di Milano ha dovuto scegliere se Vivere o Morire.
Il concerto di Motta è stato un misto tra scariche elettriche e lacrime, tra melodie ipnotiche e cantate da spiaggia.

Lui sul palco è come il capitano di una squadra di calcio: infiamma la sua curva e abbraccia di continuo i suoi compagni.

Il cantautore pisano non ha assolutamente paura di niente, come dimostra nel pezzo con cui apre il suo concerto. In Ed è Quasi Come Essere Felici, infatti, si concede delle pause di silenzio tra un verso e l’altro in cui guarda dritto negli occhi tutto il pubblico, quasi fosse un pugile che studia l’avversario prima di un incontro.

Senza alcuna paura poi fa avanti e indietro lungo tutto il palco, come un leone in gabbia, mentre la sua voce fa vibrare l’Alcatraz. Non si risparmia neanche sui racconti personali, sulle sue relazioni d’amore e d’amicizia. Dedica una canzone d’amore ad una ragazza (mi azzardo a dire la sua attuale fidanzata Carolina Crescentini) e ad un suo amico transgender.

Questa sincerità con cui Motta ci canta addosso e ci parla è totalmente disarmante.

È uno dei pochi cantautori in grado di incidere su di un disco tutto ciò che lui ha realmente vissuto, senza dietrologie strane o metafore assurde, e al suo concerto tutta questa lealtà si sente.

Gli anni passati si concretizzano ancora di più quando esegue un pezzo della band con cui suonava prima di intraprendere la carriera da solista, i Criminal Jokers.

Fango viene dedicata al suo chitarrista Giorgio e a tutti gli altri membri della band.

Non tutto il pubblico conosce questo pezzo ma, anche senza la folla urlante, risulta essere uno dei pezzi più riusciti durante tutto il live, nonostante il livello fosse già parecchio alto.

Non mancano però i momenti di commozione. L’ultimo pezzo che Motta suona è Mi Parli di Te. Su questa canzone che racconta del rapporto con suo padre, la lacrime è facilissima. È il momento più bello in cui lasciarsi andare con un bel pianto.

Le coppie si baciano, gli amici si abbracciano e tutti sussurrano le parole insieme a Francesco Motta che alla fine si inchina insieme a tutti i suoi musicisti. Ringrazia, prende tutti gli applausi che si merita e lascia solo il pubblico; a decidere infine se Vivere o Morire.

a cura di Giorgio Siciliano

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