Se due settimane fa allo Spazio Musica di Pavia ci sono state una cosa bella e una cosa brutta, venerdì 2 febbraio la situazione non è cambiata: infatti per la cosa bella è variato solo l’artista, stavolta tocca a Dutch Nazari ad entrare nella collezione di Alabaster, ma purtroppo la cosa brutta non va via… il freddo rimane sempre (c***o).  A Pavia d’inverno fa freddo non c’è niente da fare, quindi quando passate di qui copritevi bene per non perdersi la caciara all’aperto nel cortiletto di Spazio, parte integrante e fondamentale della serata.

Di fatti quando decidiamo di averne fatto abbastanza entriamo. In apertura c’è Era Serenase, un duo di Genova nato dalla combo tra ‘Erasfera’ (Davide Brancato) e ‘Serenase’ (Serena Gargani), a unirli è il legame di sangue, sono cugini, e l’attitudine per il rap barra hip hop. “Siamo cugini. Facciamo tipo rap”.  Dalla composizione del primo singolo ‘minyponi’ risalente al 2014 arriva poi l’album ‘Crystal Ball’ che ha ottenuto molto successo e che ora stanno portando in giro in numerose date spesso affiancati da artisti come Willy Peyote e Dutch Nazari, appunto. Sul palco si muovono bene, i balletti accompagnano le canzoni quali ‘Cartongesso, Febbre alta, La morte/L’amore spiegato ai bambini, Letargo’ e in conclusione ‘Veleno’. Energici ci fanno respirare un po’ di aria di GE e un po’ della droga raccontata nei loro testi, scaldando il pubblico per il main artist.

Sale Dutch sul palco insieme al suo amico e producer Sick & Sempliciter, si presentano come quelli che vengono da ‘Near Venice’ perché Padova nessuno sa esattamente dove si trova, e allora è proprio questa approssimazione che dà il nome alla canzone con cui aprono il live. La penna di Dutch è fine e acuta, inoltre ha una grande potenza comunicativa tipica del poetry slam. I rimandi al cantautorato italiano sono espliciti e molteplici (Battisti, Dalla, Rino Gaetano, Pino Daniele) e si incastrano bene con la metrica rap. Il ragazzone che sta sul palco non ha tatuaggi, né vestiti firmati, né contenuti di fighe e soldi (se non per ribaltarli, vedi Monetina e l’EP Diecimila lire), un bell’esempio di come si può fare la musica che si vuole senza lasciarsi bloccare dagli stereotipi. Dutch non sta al gioco e ne fa uno tutto suo. ‘Proemio’, ‘Falling Crumbs’, ‘Qui da Poco’, ‘Cura di Me’, ‘Nelle stazioni’ incantano la folla, la sua capacità di scrittura ci conquista: l’’amore è un concetto vuoto, esile/ La libertà d’espressione è un commento in maiuscolo sotto una foto: ESCILE. Felici che nel panorama musicale italiano ci siano persone come Duccio, aspettiamo il prossimo artista, Frah Quintale il 23 febbraio, stesso posto, speriamo meno freddo.

a cura di Federica Calvo

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