Era il 27 febbraio quando Silvano Albanese, ai più conosciuto come Coez, scrive su Facebook un post in cui dice di aver fatto “il disco più figo del 2017 e non lo dico perché è il mio ma perché è proprio così”. Una frase quasi profetica, dato l’incredibile successo raggiunto dal cantante romano negli ultimi mesi. Un successo, quello di Coez, che lo porta ad avvicinarsi alle più varie fasce di ascoltatori e a dover fissare date dei concerti fino a 2018 inoltrato.

È  un pubblico  più variegato  del previsto quello che, verso le 19.00 del 2 dicembre, inizia a riempire l’Alcatraz (ma che, per un malinteso sull’orario causato da chi gestisce la location, dovrà aspettare fino alle 23.00 prima di poter vedere “Silvà”).

Ore di attesa, la gente è stufa di aspettare; sul palco ci sono band e strumenti, ma di Coez nemmeno l’ombra. Iniziano così i fischi, i cori di disapprovazione, ma bastano poche note di Still Fenomeno, prima traccia dell’album, per far dimenticare tutto. Note che servono solo per l’entrata dell’artista, che subito attacca con Forever Alone scatenando il pubblico.
scusatemi, avevano comunicato pure a me ‘n orario sbajato… me perdonate? No? Davero? No dai, ‘n ditemi così…” e poi ancora: “ che, devo fa’ Parquet pe’ famme perdona’?”. Ed è sull’ovvia risposta dei fan che inizia a cantare la quinta traccia dell’album, seguita da Occhiali scuri, Le luci della città e Delusa da me.

Seppure ben consapevole che il suo successo sia esploso in particolar modo grazie a quest’ultimo album (Coez: “So che molti di voi probabilmente m’hanno conosciuto con faccio un casino… come? No? Me conoscevate da prima? (ride) mah nun ce credo[…]”), Coez non si limita alle canzoni presenti nel disco o ai brani più famosi tra quelli precedenti, come Jet o Le Parole Più Grandi, ma ripercorre un po’ tutta la sua carriera musicale.
“[…]forse ‘sto pezzo non lo conoscerà nessuno, però vabbè io lo faccio lo stesso”.

Arrivano così Siamo Morti Insieme, Hangover, Lontana Da Me, e poi ancora Non Erano Fiori, Vorrei Portarti Via, Costole Rotte, una carrellata nel passato interrotta solo da E yo mamma, ovvero quella che lui definisce la sua “prima VERA canzone d’amore”.
Ma è solo dopo Ali Sporche e i due featuring con Gemello, Testa uragano e Taciturnal, che l’Alcatraz esplode con Faccio Un Casino, brano che ha consacrato il cantante e che ripete, questa volta facendo però cantare interamente il pubblico, dopo averlo invitato a “fare ancora più casino”.

Alternando pezzi nuovi come La Musica Non C’è e Ciao, a pezzi meno conosciuti come Chiama Me e La Strada è Mia, il concerto si conclude con il brano rap E invece no e un Coez che è riuscito a tenere il live molto bene, non solo a livello vocale, ma interagendo spesso con band e pubblico.

Salito in vetta alle classifiche, approdato in radio ma rimasto comunque nelle playlist indie, il suo nome è diventato ormai l’etichetta della sua stessa musica, in grado di piacere al ragazzo che cerca qualcosa di particolare, a sua sorella che è un’inguaribile romantica e a sua mamma che lo vede da Fazio a “Che tempo che fa”.

A cura di Margherita Ceci

 

 

 

 

 

 

 

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