Arti Vive Festival

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A cura di Alessandro Melioli

Flegetonte martella sopra Soliera, il caldo avvolge la pianura modenese come un mantello senza via di uscita. L’asfalto bollente rende un’impresa sedersi per terra in piazza Lusvardi, cuore di questo borgo delle pianure emiliane. Si cerca riparo all’ombra dell’arco del castello Campori, ma invano. Tutto sembra invitare a lasciar perdere e andare al mare, o almeno in piscina a cercare un po’ di refrigerio. Oggi tuttavia conviene fare un piccolo sacrificio e posticipare le vacanze; oggi infatti è il sabato di Arti Vive Festival e per lo spettacolo atteso vale la pena sfidare il solleone.

Nove anni ha ormai Arti Vive Festival. Sono stati nove anni importanti, nove anni nei quali i cittadini di Soliera, un paese di 15mila abitanti alle porte di Modena, hanno dato vita a qualcosa di unico per la propria terra, valorizzando e portando alla luce ciò che di meglio ha da offrire dal punto di vista culturale. È un festival dall’ampio respiro, che va dalla musica indipendente, al cinema d’essai, passando per il teatro d’innovazione e progetti e laboratori d’arte. Arti Vive è una settimana densa di appuntamenti e di incontri, di spettacoli e di condivisioni. Tutto il paese si mobilita per questo evento; fondamentale è il supporto dei volontari e della cittadinanza durante tutto l’anno per organizzare la kermesse, a partire dagli amici di Rumore Web, uno dei media partner ufficiali dell’evento, presente nei giorni del festival con una preziosa collaborazione. Le strade del centro si riempiono di bancarelle di street food, tra il brulicare di persone e le voci di bambini, mentre i giardini interni dei palazzi diventano mostre a cielo aperto. Queste giornate sono sinonimo di meraviglia, sono la scoperta dell’eccezionale nei luoghi che appartengono alla quotidianità, sono la sorpresa nel riuscire a vedere la propria cittadina da una prospettiva diversa.

Meraviglia, wonderland: questo è il tema dell’edizione 2015 di Arti Vive. Un festival che dura un’intera settimana e ha nella programmazione musicale il proprio fiore all’occhiello. Da domenica a domenica, da Einstürzende Neubauten a Giovanni Lindo Ferretti; in mezzo teatro, fotografia, arte e il sabato. Sabato, il giorno più denso di impegni e di concerti, il giorno in cui la meraviglia si manifesta tra suoni di band lontane tra loro come generi, ma unite da un medesimo fil rouge: fare dello straordinario l’ordinario. La lineup prevede nel tardo pomeriggio River e Baseball Gregg; in particolare il primo è un giovane songwriter di Carpi, chitarra in mano e tanta poesia da cantare. Nel solco di grandi artisti quali Nick Drake, John Mayer, Neil Young e Jeff Buckley, River ha già impressionato con la sua sensibilità e fantasia nonostante sia sulla scena da poco. All’attivo ha un EP, She Runs, e il 2015 lo ha già consacrato all’interno del panorama musicale locale grazie alla vittoria nello storico Premio Daolio, contest regionale riservato a band e musicisti emergenti, dove ha stupito tutti con una cover stupenda di “Si è spento il sole” di Celentano. Tempo di aspettare che cali il sole e che il caldo dia una tregua e già si torna sotto al palco: questo è il sabato di Arti Vive, un’intensa volata di musica ed emozioni. Puoi ritrovarti catapultato nella California degli anni ’60 coi Goldsmack, forse un trio del nord Italia, forse usciti da un disco dei Velvet Underground, nella loro unica data italiana. Il pop psichedelico è il loro segno, il trasporto onirico è il loro effetto. Ti ritrovi a viaggiare sulle note di “White Rabbit” dei Jefferon Airplane e su canzoni come “Goodmorning Star”, tratta dal loro EP d’esordio Wild Season. La voce di Georgia Minelli è penetrante, profonda, è un mormorio angosciante che ti scava dentro. Il groove del basso ti intossica in un’atmosfera cupa, a tratti desolante. Non fai in tempo a riprenderti che le sonorità dark sfumano in qualcosa di più sensuale, di più avvolgente, ma al tempo stesso più penetrante, con il wave dei bolognesi Melampus. La voce e il basso di Francesca Pizzo e la chitarra di Angelo Casarrubia, uniti agli effetti sonori elettronici simil synthpop, accompagnano il pubblico presente, ormai sempre più numeroso, in un mondo etereo e trasognato. La voce è di Siouxsie? No in realtà è più soffusa, umbratile, avvicina all’estasi. Viene proposto gran parte del loro repertorio, in particolare l’ultimo album Hexagon Garden, terzo album e lavoro della maturità, fino alla chiusura con l’inebriante “Night Laugh”. Una risata nella notte, una risata nel buio luminoso. È anche questo Arti Vive, una festa che ti trascina nel divertimento grazie a Machweo, giovane producer della zona, che scalda gli animi in vista degli M+A. Il sole ormai è tramontato ma la sua musica pare accompagnare la calata del giorno, con venature malinconiche e sonorità meditative. Non è banale musica elettronica, fatta di semplici suoni ripetitivi: qui c’è l’anima, qui c’è un’idea, qui si sente che dietro al beat vi è una persona che fa della musica il modo di esprimere se stesso. Si balla e ci si prepara per gli ospiti più importanti, quelli che salgono sul palco immersi da palme e da percussioni. Gli M+A non hanno bisogno di presentazioni, sono leggerezza, sono un’ondata di freschezza, sono una secchiata d’acqua nella serata torrida. Li avevamo lasciati con These Days, ora si presentano con Anyway Milkyway. Nel loro live c’è il repertorio passato che li ha resi celebri e c’è la continuità coi lavori recenti: “Bouncy”, “Do the Shout”, “Down the West Side”,” When”. La piazza, ormai gremita, si muove e balla a ondate, come un unico mare di luci e di stick colorati. Gli M+A plasmano i sentimenti in un pop immediato, semplice ma non banale: c’è anche del funk, si avverte una sfumatura di soul. Per tutta la durata della loro perfomance ti ritrovi in luoghi lontani ed esotici, tra mari, spiagge, cocktail e avventure estive, inebriato da suoni che sembrano dirti che va tutto bene.

Non si fa in tempo a finire di battere le mani, riprendendosi dalle emozioni della musica appena terminata, che l’orologio segna già mezzanotte e mezza. Ormai sono poche le energie rimaste e solo i più temerari rimangono per l’after party, dirigendosi verso il circolo Arci Dude dove i Wolther Goes Stranger sono già pronti per continuare la festa. Il sabato si conclude, lasciando dietro di sé tanti volti stanchi ma felici, segnati dai sorrisi e dagli sguardi soddisfatti. È sempre un piacere conoscere queste realtà, fatte di persone fiere del proprio lavoro, incuranti dell’esito, ma ferme sui propri ideali. Di una cosa possiamo essere certi: la meraviglia ci ha rapito anche stasera.

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