Live di Andrea Poggio, 14 Aprile 2018, Circolo Ohibò di Milano.

Finalmente è arrivato quel periodo dell’anno in cui la giacchetta di pelle e quella di jeans iniziano ad essere sufficienti per affrontare le temperature serali e a Milano il timido arrivo della primavera lo si percepisce dalla grande quantità di persone che siedono fuori dal Madama, l’ostello & bistrot vicino all’Ohibò, il locale dove siamo diretti per il live di Andrea Poggio.

Entriamo e ci rifugiamo nel cortile interno dell’Ohibò per goderci il mood pre-estivo: lucine gialle sulle piante, cappotti primaverili, sigarette e bicchieri di plastica per birre. Tutto è molto bello. Intanto in apertura c’è Tommaso Tota da Orvieto, chitarra e voce scivolano veloci sul suo EP Cielo e Terra uscito nel 2017 contente ben 20 tracce di puro stile indie. Tommaso è simpatico e con lo strumento ci racconta la sua quotidianità. In doppia apertura c’è Emanuele Conte, giovane cantautore italiano di Lodi dalle influenze jazz e blues fino al più classico Battisti. Bravissimo musicista della chitarra acustica, le sue dita corrono velocissime sul manico in legno pizzicando le corde e creando percussioni sulla cassa a colpi di resgado. La canzone che porta il titolo “Dita” è sicuramente azzeccata per il mondo acustico di Emanuele che è tutto da scoprire.

Ecco che inizia Andrea Poggio, classe ’82, ex-frontman dei Green LiKe July e avvocato in carriera scrive l’album Controluce prendendosi tutto il tempo necessario. Il lavoro concepito da Andrea è molto particolare e personale, ascoltando le canzoni live la sensazione è quella di esser finiti in una realtà surreale: musei, ristoranti, piani bar, vicoli, parchi sconosciuti, cartelloni di pubblicità, luci, tram, persiane sono gli spazi e gli oggetti (meta)fisici raccontati nei testi di Poggio. I luoghi di Poggio sono i non-luoghi di Marc Augè, tutto sta per dissolversi. La percezione è quella di una realtà apparentemente immobile e tranquilla, un quadro di De Chirico ma con l’aggiunta di una nuvola che fa ombra, portatrice di irrequietezza dal retrogusto ansiogeno. “Mediterraneo”,”Vento D’Africa” sono i due titoli emblematici del mood estivo del disco a metà tra l’estate dei testi di Battiato e il mezzogiorno assolato del primo Montale negli Ossi di Seppia. I colori sono accesi, ricordano gli agrumi della Sicilia. La promiscuità di questo artista non lo disorienta ma la classe ed eleganza in un look total black lo accompagnano sul palco conferendogli integrità e lucidità.

Durante l’esibizione non è solo. È affiancato dal produttore e sound designer Gak Sato che suona testiere e theremin, Yoko Morimyo il violino e Caterina Sforza riproduce le voci. Sul palco è salita anche Adele Nigro (in arte Any Other, ndr) preziosa figura durante la registrazione del disco.

Che Andrea Poggio sia un tipo preciso non ci vuole molto a capirlo, abbigliamento, album e lavoro parlano chiaro. La sentenza sul disco è più che positiva, l’avvocato ha vinto la causa.

A cura di Federica Calvo

Photo credit: Ivan D’Antuono

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