LIGHT TIME TALES. PROVARE PER CREDERE. Una mostra di Joan Jonas

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A cura di Chiara Cecchi

La performance è un mezzo espressivo al quale spesso risulta arduo approcciarsi; questo è vero per la grande maggioranza del pubblico a cui le arti performative parlano con un linguaggio difficile da decifrare, per non dire incomprensibile e oscuro. L’empatia e la partecipazione che altre forme artistiche sono in grado di trasmettere vengono spesso a mancare, creando una distanza fisica e psicologica tra lo spettatore e l’artista-performer. Entrare nella profonda navata dell’Hangar Bicocca potrebbe decisamente mutare la nostra prospettiva al riguardo: è proprio in questi ex spazi industriali che avviene l’inaspettato.

La mostra antologica Light Time Tales, riunisce per la prima volta in Italia i più importanti lavori – dieci installazioni e nove video – dell’americana Joan Jonas (New York, 1936), attiva fin dagli anni Sessanta nel campo della performance e considerata la pioniera della videoarte. Per questa mostra l’artista ha lavorato sulla specificità dello spazio espositivo creando un display nel quale tutte le installazioni convivono in un unico ambiente, in un gioco di relazioni continue che rende labili i confini tra un’opera e l’altra.

La performance, assume qui, tramite il medium del video, un corpo durevole, si fa installazione attraverso la quale il pubblico può facilmente camminare, abbattendo così le iniziali barriere. Veniamo catapultati in un mondo parallelo, in cui luce, tempo e mitologia si fondono; il percorso della mostra ci mette in contatto diretto con le opere, pensate appositamente per coesistere, in uno scambio continuo di idee, immagini, suoni. I lavori dell’artista orbitano in questo universo fluido ma pur sempre ordinato, senza interferire l’uno con l’altro. Attratti dalle immagini emesse dai grandi schermi e dagli oggetti che costituiscono le installazioni, ci spostiamo nello spazio della mostra secondo un percorso soggettivo, spesso caotico, guidati da sensazioni luminose e sonore.  Siamo nella condizione di osservare le opere da diverse prospettive, in una situazione tridimensionale, molto simile a ciò che accade quando ci troviamo di fronte ad una scultura.

Light Time Tales ci propone un’esperienza sensoriale a 360 gradi, attraverso il lavoro di un’artista che durante la sua lunga carriera ha affrontato un ampio repertorio di temi (dall’indagine sui cambiamenti del proprio corpo fino al rapporto tra spiritualità e folklore), segnato da un’instancabile ricerca e messa in discussione dei mezzi espressivi utilizzati.

Si tratta senza dubbio di una mostra di non immediata comprensione ma altrettanto di impatto, senza la pretesa di poter parlare a tutti ma con l’obiettivo, per altro a mio parere centrato, di avvicinare il pubblico all’arte della performance offrendo una mostra davvero intensa e coinvolgente. Provare per credere.

Fino al 1 Febbraio 2015, Hangar Bicocca.

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