Finita l’esperienza da giudice di Xfactor e terminato il tour europeo che l’ha vista sbarcare in 5 nazioni diverse, Levante decide di sfruttare la notorietà acquisita grazie al talent targato Sky per lanciarsi nella sua prima tournée completamente ambientata nei teatri più importanti della nostra nazione.

Le aspettative sono alte, perché per tanti presenti in sala è la prima volta che vedono la cantautrice in concerto, mentre gli affezionati che sono presenti da più anni sono curiosi di ascoltare i nuovi arrangiamenti elaborati per questa cornice così elegante e prestigiosa. E anche noi lo siamo, soprattutto avendo già sentito queste canzoni nella loro veste originale all’Alcatraz la scorsa primavera.

Alle 21:15, Claudia Lagona trasporta tutto il pubblico milanese nel suo Caos con l’opening track del suo ultimo fortunato lavoro, una ballad introspettiva che crea l’atmosfera perfetta per quello che verrà dopo. Inaspettatamente, a seguire Levante si esibisce col brano che ha lanciato la sua carriera, Alfonso, e in questo 5 marzo ognuno nel pubblico ha una ragione piuttosto chiara per gridare in maniera liberatoria il ritornello. Seguono veloci un mix di pezzi da tutti e tre gli album della siciliana, caratterizzati da una scenografia molto studiata, ma fissa e per questo un po’ distante: il palco è infatti completamente coperto da un velo sul quale vengono proiettate delle immagini o degli elementi grafici. Ogni canzone diventa così un videoclip, studiato in ogni movimento, fino a quando il velo di Maya viene finalmente squarciato dalla carica del ritornello di Io ti maledico.

Levante è davvero una forza della natura: sul palco balla, corre, urla, si piega fino a toccarsi i piedi il tutto mentre canta con una precisione estrema il suo repertorio. Insomma, è un’ottima performer e sa come intrattenere il suo pubblico: da Non me ne frega niente a Sbadiglio, passando per Farfalle (sicuramente quella che teatrizzata rende meglio, grazie al nuovo arrangiamento) e Tutti i santi giorni. A sorpresa, in scaletta, c’è anche Le parole che non dico mai, l’inedito che Levante ha scritto a quattro mani con Birthh per donarlo a Rita Bellanza, sua concorrente ad Xfactor (che era tra l’altro presente in sala, ma si sa, le amicizie durano una stagione televisiva).

E parlando di parole che non si dicono mai, Levante è silenziosissima: ci ha abituati a monologhi simbolici e discorsi ispirati (oltre a descrizioni lunghissime nei post su Instagram), ma comunica alla platea milanese che con gli anni ha capito che deve lasciare che sia la sua musica a parlare. Un po’ di retorica la fa, per carità, – come quando ricorda al suo pubblico che molte delle sue canzoni (Le margherite sono salve in particolare) sono dedicate al padre morto quando era piccola o quando fa salire un fan sul palco per simbolicamente abbracciare tutti i presenti – ma potrebbe sfruttare questa capacità meglio anche in questo tour, perché è un’ottima oratrice.

Il concerto si conclude con un encore composto da Ciao per sempre, Duri come me (suonata in acustico e con un solo microfono a centro palco, condiviso coi suoi musicisti), la hit che le ha donato il suo primo tormentone estivo Pezzo di me e un brivido finale con la superba Abbi cura di te. Una serata magica, torniamo a casa con uno strano senso di orgoglio per esserci stati fin dall’inizio, vedendo la scalata bar-locali-festival-teatro. Questo teatro che però poteva essere impreziosito ancora di più, a mio parere, cambiando l’arrangiamento e teatrizzando tutti i pezzi, non solo alcuni. Sono però sicuro che per Levante non sarà l’ultima occasione di suonare in una cornice così prestigiosa.

A cura di Fabio Scotta

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