Levante: il primo libro, “Se non ti vedo non esisti”

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«Per ogni volta che mi sono detta “non è nulla” davanti ad un fortissimo pugno allo stomaco, ad un crampo al cuore, ad un attacco d’asma illuminante, per tutte quelle volte in cui ho capito che non c’era poi una grande differenza tra la mancanza di carezze e quelle di ossigeno».

Ho tra le mani da pochi minuti questo libro dalla copertina rosa caramella e già a pagina otto capisco che in “Se non ti vedo non esisti primo romanzo di Claudia Lagona, in arte Levante, c’è qualche cosa che ha a che fare con me, qualcosa che mi aggancia e mi costringe a continuare la lettura.

Anita B., la protagonista di quella che la cantautrice siciliana  ha definito in un’intervista “la mia canzone più lunga”, è una ragazza che vive viaggiando tra Roma, Milano ed il mondo, grazie alla carriera da giornalista che è il primo motore dei suoi quasi trent’anni in cui cammina sul filo delle inquietudini accompagnata dalle amiche e da un amore stanco.

Nonostante le pagine siano popolate di personaggi e di atmosfere vivaci, suggerite anche dal ritmo quasi sincopato della scrittura, i momenti più intensi della narrazione vedono Anita sola davanti allo specchio, impegnata a coprire con il trucco errori ed insicurezze e ad osservare i segni delle sue giornate riflettersi sul viso.

Proprio lo sguardo è un elemento ricorrente nella struttura del racconto, a partire da un titolo che si trasforma in un mantra a cui Anita ricorre ogni volta che si trova ad affrontare una situazione complicata, di fronte a cui l’ istinto suggerisce una sola semplice mossa: chiudere gli occhi.

Si potrebbe allora dire che l’esordio letterario di Levante, artista conosciuta soprattutto grazie a due album “Manuale di distruzione che l’ha portata al successo nel 2014  e “Abbi Cura di Tedel 2015 sia  la storia di una donna che solamente sforzandosi di abbandonare il proprio sguardo di bambina impara a guardare se stessa con occhi di donna: una storia in cui i fan potranno trovare quello strano mescolarsi di dolcezza e durezza che Levante mette nella scrittura dei suoi pezzi.

A cura di Bianca Maria Cuttica

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