Levante @ Alcatraz Milano

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levante alcatraz milano

Il terzo album è da sempre considerato – da musicisti, addetti al settore e fans – un po’ come la prova del nove, una conferma o una smentita. La posta in gioco era alta e Levante si è giustamente presa un po’ di tempo in più per riuscire a finire il suo terzo lavoro in studio al meglio. Nel caos di stanze stupefacenti è ciò che ne è uscito fuori, arriva due anni dopo Abbi cura di te e un paio di mesi dopo Se non ti vedo non esisti, il suo romanzo d’esordio (del quale vi abbiamo parlato qui). Per promuovere l’album, la cantautrice – siciliana di nascita e torinese d’adozione – si è esibita in 6 date di anteprima del vero e proprio tour, che la vedrà in giro per l’Italia a partire da quest’estate, e noi siamo andati a sentirla in un Alcatraz tutto esaurito.

21:40, le luci si spengono e i 3 enormi schermi che fungono da scenografia mostrano delle finestre con uno sfondo sbiadito dietro. Nell’aria echeggia un monologo d’apertura: Levante ha perso le orme dorate e i cieli d’argento dei quali parlava nel suo secondo lavoro ed è caduta, ritrovandosi a faccia a faccia con se stessa, davanti ad uno specchio, vestita di errori e cicatrici. Colpi di batteria e inizia Le mie mille me, seguita velocemente da Non me ne frega niente: era da Alfonso che un singolo non le andava così bene e nel pubblico tutti (compresi i fidanzati obbligati ad essere lì dalle loro dolci metà) la cantano a squarciagola. La cantautrice è visibilmente emozionata e parla meno di quanto facesse in passato; le sonorità si fanno più rock ed ecco un primo tuffo nel passato: Le lacrime non macchiano seguita da Ciao per sempre, primo estratto dal secondo lavoro.

A riportarci al presente ci pensano 1996 la stagione del rumore – uno dei pezzi più catchy di questo ultimo album – e IO ero io, elegante ballad à la Sanremo. “Negli ultimi periodi ho sentito il bisogno di ripetermelo spesso”, dice imbracciando la chitarra acustica e attaccando con Mi amo. Le canzoni si susseguono rapide, rallentando solo quando l’atmosfera si fa più intima e Levante, rimasta sola sul palco, suona La scatola blu – il pezzo grazie al quale venne scritturata dalla INRI – e Non stai bene, la prima canzone del primo album. Viene poi raggiunta da Eugenio Odasso – il suo chitarrista per questo tour – e insieme iniziano a fissare il pubblico, immobili e in silenzio. Quando tutti si zittiscono, non capendo il motivo di questo silenzio, partono le prime note di chitarra e la cantautrice inizia a cantare (senza microfono) Abbi cura di te, creando un momento magico, un coro all’unisono fatto da 3000 voci.

Duri come me, Memo e Di tua bontà chiudono un live caratterizzato dall’emozione e l’adrenalina, accresciuta ancora di più dall’encore finale, che si apre con Alfonso. Altro highlight del concerto è Gesù Cristo sono io, nel quale Levante interpreta una donna vittima di violenze, che sarebbe dovuto essere il primo singolo estratto da questo album, prima che la Carosello si opponesse alla scelta. La cantautrice rimane un’ultima volta sola sul palco; gli schermi trasmettono di nuovo due finestre, anche se sembrano avere colori diversi da quelle iniziali, e così chiude il Nel caos tour con Caos, l’opening track dell’album.

Levante è sempre stata pop, ma, con questo album più spudorato che rappresenta il suo debutto ufficiale nella scena mainstream, non perde la penna tagliente e quelle sonorità talvolta folk che hanno caratterizzato i suoi primi due album, senza far quindi storcere il naso ai fans di vecchia data. È un peccato vedere che la maggior parte del pubblico conosceva solo l’ultimo lavoro e alcuni singoli perché – come per ogni artista, ma nel suo caso in particolare – ogni album è stato un gradino che ha aiutato ad apprezzare e capire meglio quello che veniva dopo. Probabilmente a causa dell’emozione di aver riempito una location così importante per la scena musicale italiana, Levante è stata meno spontanea e spigliata del solito, sia con le parole che con il suo atteggiamento nei confronti del palco, facendo affidamento alle (belle) grafiche, curate per cambiare ed adattarsi ad ogni canzone. Un motivo in più per andarla a vedere e emozionarsi quest’estate, quando sicuramente avrà sciolto i nervi e acquistato più dimestichezza coi nuovi pezzi, durante l’Estate nel caos tour.

A cura di Fabio Scotta

 

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