Les amis de la société anonymes des artistes: Frida Kahlo

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Vi consiglio Frida, non perché sono suo marito, ma in qualità di un entusiasta ammiratore della sua opera. Acida e dolce, dura e affilata e delicata e raffinata come le ali di una farfalla, amabile come un meraviglioso sorriso, e così profonda e crudele come il gusto amaro della vita.

                                                                                                                                         Diego Riviera

Femminista. Ribelle. Irruente. Desueta. Amara. Frida.
L’immagine che oggi si ha di lei è ormai iconica. Immediatamente riconoscibile da quel nido di capelli intrecciati con estrosi fiori colorati, dal mono sopracciglio folto e tenuto lì come segno di sfida e da quello sguardo di fuoco che acceca per la forza che irradia.

Frida Kahlo. Un nome che richiama un Paese. Il Messico. Un nome che racchiude uno stile inimitabile, forse Surrealista, forse no. Un nome che rispecchia un tipo di vita. Travagliata, tragica, estremamente passionale.

Ma cosa ha fatto una donna del genere per essere stata scolpita nella memoria del tempo?

‘’Sono nata con la rivoluzione. Diciamolo. È in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita. Da bambina, crepitavo. Da adulta, ero una fiamma.’’

Una donna che ha vissuto con l’audacia di un uomo. Una donna che ha agito con la forza di una rivoluzionaria. Una donna che ha sofferto con il dolore di un condannato. Una donna che ha amato con la passione di una donna.

‘’Pensavano che anch’io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni.’’, diceva Frida.

La realtà di Frida però è magica. O almeno la magia che fuori esce dal suo pennello rende la realtà circostante straordinaria. Anche se il destino l’ha messa a dura prova, ha sempre saputo rendere il dolore un mezzo d’espressione inconfondibile del suo stile.  La pittura per Frida è un diario segreto, intimista, che racchiude tutti i suoi pensieri, i suoi desideri mancati, i suoi rimpianti, le sue ossessioni e la sua rabbia. Una pittura espressiva e criptica, ricca di richiami al mondo esterno ma soprattutto al suo mondo interno. È un libro aperto in cui ogni pagina è collegata da un filo rosso fatto di sangue e di passione grazie al quale è possibile viaggiare  nei meandri della sua coscienza e della sua vita: dall’incidente su un tram che l’ha resa storpia al fermento ribelle per la rivoluzione comunista, dall’amore sconfinato, malato, totalizzante per suo marito Diego Riviera alle sue non poche relazioni extraconiugali con uomini ma anche con donne, dal desiderio vivo di essere madre al dolore paralizzante dei suoi innumerevoli aborti, dall’ambizione di rivalsa pittorica alla morte prematura per edema polmonare. Il piacere e la morte si confondono nelle sue tele, si incontrano e si scontrano senza sosta in un gioco incessante dove tutto è possibile. In tutto questo marasma vorticoso di eventi e sentimenti la protagonista indiscussa rimane sempre lei, Frida, (auto)ritrattista per eccellenza, perché, come lei stessa confessa, “Dipingo autoritratti perché sono la persona che conosco meglio”.

‘’Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera.’’

Frida è unica perché è anticonvenzionale in un mondo governato da uomini. Frida è unica perché in quel mondo ha saputo navigare a vele spiegate imponendo il suo punto di vista senza imbarazzo o indecisione. Frida è unica perché ha domato con inarrendevole pazienza l’uomo della sua vita. Senza Frida, infatti, non si può parlare di Diego. Un amore così insaziabile e irrefrenabile da bruciare con una violenza insopportabile ma anche insostituibile, proprio come le sue parole:

‘’Nella saliva…nella carta…nell’eclisse…in tutte le linee…in tutti i colori…in tutti i boccali…nel mio petto…fuori…dentro…nel calamaio…nelle difficoltà a scrivere…nello stupore dei miei occhi…nelle ultime lune del sole (il sole non ha lune)…in tutto (dire “in tutto” è stupido e magnifico)…DIEGO nelle mie urine…DIEGO nella mia bocca…nel mio cuore…nella mia follia…nel mio sogno…nella carta assorbente… nella punta della penna…nelle matite…nei paesaggi… nel cibo…nel metallo…nelle malattie… nelle rotture… nei suoi pretesti…nei suoi occhi… nella sua bocca…nelle sue menzogne…’’

VIVA LA VIDA. Questo è il titolo dell’ultimo quadro prodotto dall’artista otto giorni prima di chiudere gli occhi per sempre. VIVA LA VIDA. Un’esclamazione di gioia per una vita che, per le sue innumerevoli sofferenze fisiche e psichiche, forse non è mai riuscita a vivere davvero. VIVA LA VIDA. È un inno alla vita lasciato a tutti come un testamento, un consiglio ad andare avanti nonostante le difficoltà che tagliano a metà il nostro Io come sono le angurie raffigurate nel quadro. Tagliate a metà ma con un interno rosso e succoso. Vivo. Un inno, a chi nonostante tutto ama la vita, per quei grandi cuori di cui spesso parla.  ‘’Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.’’

A cura di Alessandra Capone

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