Legend: due Tom Hardy al prezzo di uno

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È un East End della Swinging London quello su cui muovono i personaggi diretti da Brian Helgeland, personaggi tratti da un romanzo di Pearson edito nel 1972 e che narra le vicende dei gemelli gangster che sono diventati per l’appunto leggenda: i Kray. Non è la prima volta che la vita dei gemelli più famosi di Londra viene omaggiata dalla settima arte. In questo nuovo lungometraggio ad interpretare sia Ronald che Reginald è il buon vecchio Tom Hardy.

Tom Hardy che, oltre ad essere un gran fico, si fa sempre più notare nel panorama cinematografico degli ultimi anni (basti pensare che agli ultimi Oscar ha presenziato per due film che han fatto razzia di premi: The Revenant e l’immenso Mad Max). Ci pare quindi di capire che a Hardy piaccia sdoppiarsi; è stato infatti lui a proporre a Helgeland di interpretare entrambi i ruoli (inizialmente era stato scelto solamente per il duro Reggie), e per fortuna l’ha fatto. L’attore inglese si cala infatti perfettamente nei panni dello schizofrenico omosessuale Ronald, sempre pronto a scattare, come in quelli del magnetico e calcolatore boss dal cuore tenero Reginald.

La storia diretta da Helgeland tratta solo alcuni degli anni della “carriera” dei Kray. Lo spettatore viene catapultato in una Londra di fine ’50 nella quale il business dei due gemelli è già avviato. Non seguiamo quindi tanto il formarsi di queste due figure quanto il loro effettivo diventare leggenda.  La vicenda intreccia elementi di malavita alla storia di amore tra uno dei gemelli, Reginald, e la giovane Frances Shea (interpretata da una deliziosa Emily Browning), personaggio che è forse l’unico in grado di toccare per davvero il cuore del gangster e che avrà un ruolo decisivo specialmente nella seconda parte del film. Frances che è oltretutto voce narrante del film e che porta agli orecchi dello spettatore gli elementi più moralisti dell’intera vicenda.

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 Il doppio diventa figura centrale in tutto il film, sia a livello figurativo-estetico che di valori. Le gang rivali, l’East e la West London, il rigare dritto e il scegliere la violenza, sono tutte cornici di un più centrale confronto di due opposti, tanto che in una delle scende centrali assistiamo ad un vero e proprio corpo a corpo tra Reggie e Ronnie che è poi metafora di uno scontro tra i due lati di una stessa persona (in questo caso letteralmente).

Hardy riesce a reggere il film e a tenere lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine (e no, non lo dico solo da donna) sebbene a livello di sceneggiatura manchi un’ossatura forte, che perde soprattutto nella seconda parte del film.

Detto questo per la sottoscritta il film è nel complesso promosso, sebbene non porti nulla di nuovo nel panorama dei gangster movie. Un buon equilibrio tra drammaticità e humor in cui si fanno notare simpatici rimandi ai Coen ed a Tarantino.

A cura di Martina Zerpelloni

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