Grand Tour 360: L’arte in viaggio

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Si sa che ogni volta che ci spostiamo portiamo qualcosa di noi altrove. Questo avviene anche con l’arte. Molte opere di diversi artisti vengono ospitate prima in un museo, poi in una galleria, fino a raccontare di sé e di chi le ha create in giro per il mondo. Ad oggi la tecnologia ha reso questi spostamenti molto più fluidi e veloci. Infatti, basta sintonizzarsi sulla home del museo che conserva l’opera che ci interessa per vederla nel dettaglio e senza dover sgomitare fra tutti i visitatori che si piantano con i piedi per terra esattamente di fronte a ciò che anche voi state guardando.

Ma volete mettere con quello che si prova a vederla dal vivo?

L’arte è itinerante e ci obbliga, positivamente parlando, a muoverci anche noi, mettendoci in rapporto non solo con l’oggetto artistico dei nostri interessi ma anche con la città che lo sta ospitando. Quindi perché non sfruttarne i benefici.

A Venezia, precisamente nella Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro, viene esposto fino al 28 maggio William Merritt Chase. Un pittore molto itinerante che si sposta da Williamsburg (lo stato dell’Indiana, oggi comunemente conosciuto come Niveneh) a New York, per soggiornare poi a Firenze e nella stessa Venezia. È una figura molto importante soprattutto per il XIX e il XX secolo. Il suo lavoro lo vede cimentarsi in ogni ambito artistico, dall’impressionismo all’oscuro cromatismo della scuola di Monaco, al japanisme e all’esperienza luminosa, lascito della tradizione italiana. Come nella vita personale, anche nel lavoro emerge questa sua inclinazione a tendere sempre verso qualcosa di nuovo che lo porterà a conoscere nuove città e nuovi stili artistici che sommati insieme, saranno strumenti efficaci per esprimere la sua sensibilità e trasmetterla all’osservatore.

arte

Spostandoci più a nord e precisamente a Berlino, quest’anno si celebra il 67esimo festival del cinema. In questa occasione viene presentato dall’attore italo-americano Stanley Tucci il Find Portrait di Joseph Beuys sull’artista italiano Alberto Giacometti. Il regista del Caso Spotlight, ha scelto l’attore Geoffrey Rush per interpretare il perfezionista scultore, pittore e incisore svizzero, amante dell’inconscio e per questo legato alla corrente surrealista. Anche in questo caso l’arte migra dalla semplice opera su tela o su piedistallo per finire sullo schermo a megapixel delle sale cinematografiche.

giacometti

Per rimanere in tema di film che trattano dei grandi dell’arte, il 14 e il 15 febbraio nelle sale viene proiettato il film su Claude Oscar Monet. Monet è stato uno dei primi a slegarsi dalla concezione accademica della pittura e di fare arte in generale. Viene associato alla corrente dell’Impressionismo che si occupava di cogliere quell’impressione, appunto, che si prova di fronte a un paesaggio o semplicemente aprendosi alla vita. Il film documentario è incentrato sull’esperienze autobiografiche dell’artista, che viene presentato da una voce narrante formidabile. L’idea di sovrapporre ai paesaggi naturali i quadri di Monet è davvero azzeccata e permette di farci rendere conto della grandezza del pittore, anche se lui non voleva riconoscerlo.

Dal 15 al 25 febbraio al Ribot d’arte contemporanea di Milano, viene promossa una mostra di Corrado Levi, arte come differenza. Nell’installazione side specific, l’oggetto perde la sua funzione principale. L’artista descrive le figure nella loro totale essenzialità, immerse nel bianco della tela. Levi è una figura poliedrica della cultura milanese e non si smentisce nemmeno stavolta. Il titolo della mostra esprime il suo modo di abbracciare le avanguardie e stare al passo con un tempo in accelerazione che oggi ti promuove una determinata angolazione da cui guardare la realtà e domani te la stravolge. Bisogna abbracciare i cambiamenti per entrare in sintonia con il mondo, e con arte come differenza Levi esprime esattamente come una cosa all’apparenza semplice, se inserita in un contesto inusuale, possa mutare completamente significato e valore.

a cura di Elisa Zampini 

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