L’ARTE DI VENDERSI BENE

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A cura di Martina Zerpelloni

Purtroppo nell’immaginario collettivo il cinema indipendente è visto come il “cinema disperato”, quello a basso budget dei registi di nicchia, quando in realtà non è così. Il cinema indipendente è tutto quello che viene prodotto al di fuori delle grandi Major che si contano sulle dita di una mano. Eppure nella sala Miami dell’hotel NHOW di via Tortona nella mattina soleggiata del 24 Ottobre siamo solo in 5 a partecipare ad un incontro organizzato da Villaggio Tutto Digitale e CinemaShow sul come si lancia un film indipendente sul mercato internazionale. Partecipazione scarna che cozza con la fiumana di gente che invece fa la fila a 20 metri da qui per il fratello maggiore Photoshow. Morale della storia: il cinema già se lo cacano in pochi (vedi svendite dei cinema di Milano negli ultimi tempi) e il cinema indipendente non se lo caca praticamente nessuno.

Ed è un peccato, perché Alessio Liguori, il giovane regista che è venuto a parlare, è uno davvero in gamba. Così come in gamba sono i numerosi registi di talento che popolano il sottobosco di un’industria che in Italia ha paura di rischiare, che non solo non apre le porte ma addirittura nasconde il citofono. È un mercato circolare chiuso, dice Alessio, e purtroppo la via più semplice per i giovani registi oggi è cercare collaborazioni estere. Cosa che lui ha fatto nel 2013 con il suo primo lungometraggio, Report 51, un horror sci-fi che utilizza la tecnica del found-footage.  Film che è stato distribuito in ben 16 Paesi (tra cui Giappone e USA) anticipato da una campagna virale che ha convinto il Sud America si trattasse di vere testimonianze di rapimenti di alieni. Una mossa da veri lestofanti, ci piace.

Ma appunto, come distribuire un film se non si è protetti da grandi produttori?

Le vie possibili sono 3, ci spiega Liguori assieme ad il suo collega e produttore Alessandro Risuleo. Per prima cosa si può cercare un Sales Agent che faccia da intermediario tra me, che ho prodotto il film, e i distributori (un elenco di sales agents si trova sul sito Film Catalogue). Secondo, presentarsi con la giusta dose di sicurezza e faccia tosta direttamente ai distributori. E last but not least presenziare ai festival ( i più importanti sono Los Angeles, Cannes e Berlino) cosa che permette anche di avere più visibilità. La distribuzione è una parte molto importante del lavoro, ci spiegano, bisogna innanzitutto trovare qualcuno che tuteli il film, che non lo snaturi e non lo getti a caso nella mischia (cosa che può avvenire se ci si affida ad un grosso distributore)e poi bisogna considerare la spesa, molto consistente, per campagne promozionali. Perché alla fine è la comunicazione che fa la differenza, è l’arte del sapersi vendere bene. Bisogna essere convincenti, in primo luogo con i distributori e poi ovviamente con la rete. Non per nulla gli americani, che han capito questo giochino (da buoni businessman), puntano tutto sul trailer, quasi con il rischio di raccontarci l’intero film.

Ulteriore aspetto nella distribuzione di un film indipendente sono i tempi. Mentre con una Major l’uscita si esaurisce in pochi mesi, qui la durata è di molti anni; servono quindi una buona dose di pazienza e di attenzione costante specialmente per quanto riguarda cavilli burocratici e di copyright.

Prima di lasciarci Alessio, che sta lavorando al suo secondo lungometraggio “In the trap”, ci dice quello che è il suo consiglio per i giovani registi. Il consiglio è quello di farsi una passeggiata sui mercati, ancora prima di pensare al film da realizzare. Questo non vuol dire lasciare da parte la sfera artistico-emotiva, solamente non rischiare di cadere lì dove è più semplice, ossia pensare che il primo film della vita debba essere il più importante, come la prima volta in cui si fa l’amore. Il rischio è quello di fossilizzarsi sulla propria idea senza tener conto del contesto. È importante invece crearsi un’esperienza e un precedente. E in più, aggiunge, fa molto la fortuna. Trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Fortuna che non va aspettata, sia chiaro, ma cercata.

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