L’ARTE DI CASA A MILANO: JANNIS KOUNELLIS IN MOSTRA

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A cura di Ermanno Calamo

In un periodo come questo dove la parola arte viene utilizzata molto spesso a sproposito è necessario fare un passo indietro e soffermarsi su chi davvero ha fatto dell’arte la sua vita, su chi ha contribuito a ridefinire l’idea stessa di arte nel dopoguerra.

In mezzo a una marea di manifestazione pseudo artistiche che inevitabilmente portano lo spettatore ad allontanarsi dall’arte stessa e dal suo strano mondo, bisogna trovare un modo che permetta di riconciliarsi con l’arte contemporanea. A Milano in questi giorni e fino al 25 settembre tutto ciò è possibile grazie a una straordinaria personale alla galleria Christian Stein nelle sue due sedi in corso Monforte e nei nuovi spazi a Pero. Protagonista è Jannis Kounellis (Pireo,1936), pittore e scultore di origine greca fra i maggiori esponenti della cosiddetta “arte povera”. Kounellis si è imposto sin dagli anni sessanta con un tipo di arte densa e ricca, un’arte portatrice di senso e vita, un arte che va oltre la tela, oltre la cornice per espandersi nello spazio e nel mondo.

Nella sua arte e nelle sue installazioni lo spettatore diventa attore protagonista attraverso un coinvolgimento sensoriale unico, grazie all’utilizzo di materiali vivi e primordiali come acqua e fuoco. Kounellis è uno dei grandi dell’arte, uno di quelli che si studiano sui libri e che proprio per questo viene percepito come un entità quasi mitica, lontana dal nostro mondo, più vicina a quei grandi del passato che hanno contribuito a rendere grande l’arte italiana del ‘900. In questa nuova esposizione, curata da Eduardo Cicely, le opere utilizzate coprono tutta la carriera dell’artista, dagli anni ’60 ad oggi e alcune provengono dallo studio di Kounellis altre dalla collezione privata di Urs Raussmüller.

Tra l’altro alcune delle opere non erano mai state esposte prima. Nella galleria di corso Monforte si è accerchiati da cinque tele di notevoli dimensioni raffiguranti alcune delle rose e altre segni tipografici che rimandano agli esordi dell’artista e che alludono all’invenzione di un nuovo ordine per un linguaggio ormai frantumato. Spostandosi invece nella sede a Pero lo stupore cresce. La prima sensazione è quella di entrare in un luogo mitico, quasi sacro. Gli ambienti sono monumentali, pareti e pavimenti sono bianchi e creano l’atmosfera di un tempio, la luce si riflette sulle superfici bianche e l’impressione è quella di essere sganciati dal tempo e dallo spazio. Si viene riportati alla realtà da un connubio di odori e suoni; odori come quello dei sacchi di juta o delle lampade a olio, l’odore della terra, l’odore delle piante grasse, odore di tessuti. All’infuori del bianco e del nero, pochi sono i colori presenti come il verde brillante dei cactus e i colori sgargianti di alcuni volatili presenti alla mostra come ad esempio un pappagallo posto su un trespolo di fronte alle piante grasse. Il mondo intero è la cornice di queste opere e la tempra di Kounellis è sempre percepibile. Un’esposizione consigliabile agli amanti della vera arte contemporanea e a tutti quelli che si vogliono avvicinare a questo mondo, un’occasione per stare a contatto con l’arte che conta.

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