Lady Macbeth. Scene da un matrimonio fino al 21 dicembre @ Teatro Franco Parenti

Cos’è: 

Lady Macbeth pone di fronte a noi i suoi tumulti interiori, i suoi pensieri, in un limbo senza uscita situato nel blu più profondo. Sì, perché come immersa tra gli abissi del mare che Maria Alberta Navello interpreta Lady Macbeth attraverso un monologo di 50 minuti, dove lo spettacolo si trasforma in una lezione di zoologia marina: parla di se stessa come una myxinidae, un viscido serpente marino in grado di soffocare gli squali con il suo muco, con una bocca dentata dall’aspetto fallico, nato senza cervello, capace di cambiare sesso a piacimento e far scappare qualunque predatore.

Inusuali metafore si alternano ai versi originale del testo: «Le mie mani sono dello stesso colore delle tue, ma mi vergognerei ad avere un cuore così bianco», grida più volte, disperata per un rapporto ormai distrutto da un eroe che si è trasformato in vigliacco.

Sì, perché farebbe di tutto pur di non vergognarsi di suo marito, Macbeth. Il testo di Michele De Vita acquista una nuova profondità, facendoci comprendere i motivi dell’agire di Lady Macbeth. Non uccide solo per ambizione e sete di potere, lo fa soprattutto per amore; come una madre egli ambisce al meglio per il figlio, ed è disposta a tutto pur di realizzarlo, e Lady Macbeth non si pente, finge di farlo per costruire attorno a sé un’aurea teatrale, si suicida non per pentimento o sensi di colpa, ma per la depressione di fronte allo scenario insostenibile che il marito le offre.

Com’è:

La scena di Lucia Menegazzo è semplice in contrasto con la complessità del personaggio. Pochi oggetti entrano nella nel corso dell’azione: uno specchio, una vestaglia da pugile, uno shaker e un bicchiere da cocktail. Bianco e nero sono i colori predominanti: un fondale nero, pavimento nero e un ovale di sale bianco, e al centro Lady Macbeth vestita di bianco, i cui i capelli sono raccolti in una cuffia nera; i capelli sono espressione di un’energia viva, capace di ricrearsi in continuazione, legata a forme vitali e rigeneranti presenti in natura, non da ultima la sessualità. Non è un caso che Lady Macbeth se ne privi, per poi mostrarci i capelli solo nella parte finale quando danza in modo animalesco in preda alla rabbia e disperazione.

Perché vederlo: 

Riscritture e interpretazioni dei personaggi shakespeariani non sono né semplici né spesso ben visti dal pubblico, che vuole rimanere fedele alle tradizionali caratteristiche che i personaggi assumono, ma Michele De Vita ci mette davanti ad una confessione, al grido di rabbia di una donna che cerca di dar voce alla sua parola, che ci si rivela in modo intimo, fissando negli occhi uno per uno gli spettatori.

Questo grazie anche alla sala in cui si svolge lo spettacolo “Sala treno blu”, una grande stanza con una capienza massima di 50 persone. Poche persone, l’attrice a pochi passi dal pubblico, lo sguardo su di noi, musica jazz in sottofondo che apre lo spettacolo, tutti elementi che ricreano un ambiente di intimità molto apprezzabile. Un altro motivo è la recitazione di Maria Alberta Navello, che tiene gli spettatori incollati su di lei per tutta la durata dello spettacolo, dando vita ad una performance di notevole suggestione.

Lady Macbeth “Scene da un matrimonio”
di Michele De Vita Conti e Gian Manuel Rau
scritto e diretto da Michele De Vita Conti
con Maria Alberta Navello
scene Lucia Menegazzo
costumi Brigida Sacerdoti
luci Mauro Panizza

A cura di Irma Ticozzelli

 

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