Les amis de la société anonyme des artistes – La vie est belle: Pierre August Renoir

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Parigi, 1876. È sera e nell’atmosfera già si percepisce un’aria più leggera, limpida e serena. Le luci dei locali si accendono, il chiacchiericcio dimesso delle fanciulle diventa più allegro, dai finestrini delle carrozze che sfrecciano per i vicoli della città fuoriescono merletti e lustrini delle dame pronte a ballare, galantuomini con il vestito da sera discutono d’affari al tavolo davanti a un bicchiere d’assenzio e una pipa, ma stavolta con un viso rilassato e tranquillo come se già sentissero la musica in lontananza. In questo clima di festa si aggira un uomo.

È vestito di nero, ha la barba lunga e i lineamenti severi ma nel suo sguardo si cela un bagliore intenso e affascinante, tipico di quegli individui che sono destinati a fare cose straordinarie e a diventare immortali. Cammina tranquillo tra la folla, in attesa di qualcuno, alla ricerca di qualcosa. Tutto d’un tratto si ferma davanti a uno dei tanti locali della capitale francese. C’è qualcosa in quel Moulin de la Galette che lo attira. Entra senza esitazione in quel locale all’aperto e subito viene immerso da colori, musica e risate. Si ferma all’ingresso e aspetta. O meglio crea.

La sua mente galoppa e il suo occhio curioso tenta di catturare quanti più particolari possibili, perché già ha capito che da quel posto nascerà un capolavoro. Il suo sguardo scrutatore si posa principalmente sui volti femminili. Tutte le donne del locale hanno per lui una luce diversa, più ammagliante di qualsiasi altra cosa. Ama le donne, a tal punto da renderle, nella maggior parte dei suoi dipinti, le protagoniste indiscusse delle sue tele.

Al Moulin ci tornerà ancora, e ancora e ancora, per ben sei mesi. Ogni volta alla ricerca di dettagli diversi, di colori più brillanti, di musica più allegra e di volti più sorridenti perché tutto ciò sarà necessario a far uscire dal suo pennello una delle opere più entusiasmanti e apprezzate di quel movimento nato in Francia che prende il nome di Impressionismo.

L‘Impressionniste esaltò il Moulin de la Galette come «una pagina di storia, un prezioso monumento della vita parigina, raffigurato con rigorosa esattezza. Nessuno prima di lui aveva pensato di catturare qualche aspetto della vita quotidiana in una tela di così grandi dimensioni».

L’Impressionniste in questione è Pierre Auguste Renoir che insieme a Manet, Monet, Pisarro, Degas e Morisot, tutti in maniera separata e istintiva, si sono trovati a dipingere per perseguire un unico scopo: «essere fedele alla natura».

Il termine Impressionismo venne coniato esattamente nel 1874, quando una testata giornalistica denominò un quadro di Claude Monet con il titolo Impressione: levar del sole per schernire quel gruppo di artisti che autonomamente si era opposto con fermezza a esporre le loro opere al Salon perché lontani dalla forma tradizionalmente accademica e dal conservatorismo accreditato dalle correnti artistiche del tempo.  Danno vita a uno stile nuovo, fresco che cattura…la luce. È infatti questo l’elemento che accumuna tutti i dipinti impressionisti:

«Impressionismo è il nome che è stato dato ad una certa forma di osservazione quando Monet, non contento di usare gli occhi per vedere le cose o il loro aspetto come tutti gli altri avevano fatto prima di lui, ha posto la sua attenzione su ciò che accadeva nella sua retina, così come un oculista avrebbe esaminato la propria vista».

Allora la cosa che maggiormente preme a questi artisti è lasciare una sensazione, un’impressione appunto, di un momento fugace e irripetibile. Da qui nasce anche l’idea di uscire dagli studi e dalle accademie per dipingere en plain air, all’aperto, di fronte a un paesaggio, a un tramonto o, nel caso di Renoir, a un volto donna. Tutto può richiamare l’attenzione di un impressionista, soprattutto eventi di vita quotidiana vissuti dalla gente comune. Schizzi di colori a olio, flussi liberi di pennelli e tocchi di brillantezza e vivacità sono le tecniche che maggiormente li distanziano dai loro colleghi più tradizionali, suscitando così critiche e dissensi perché troppo liberamente stravaganti.

Oggi si ricorda allora un grande artista, morto il 3 dicembre 1919, che ha saputo magistralmente appagare i sensi del più comune osservatore, imprimendogli nella memoria dolci e carnose labbra di donna, la bellezza commovente di un fiore, la gioiosità del sorriso di un bambino, suscitando un’attrattiva dolce e sontuosa degli aspetti più comuni e normali della vita umana. Un uomo che, senza ombra di dubbio, ha stravolto la storia dell’arte semplicemente con…un flusso di colore vivace.

A cura di Alessandra Capone

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