Les amis de la societé anonyme des artistes: Minimalismo tra arte e musica, Dan Flavin e Philip Glass

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Era il 1965 quando comparvero per la prima volta gli articoli ‘’Minimal Art’’ di Richard Wollheim e ‘’ABC Art’’ di Barbara Rose che, convenzionalmente,  segnarono la nascita e i paradigmi di una delle correnti più importanti degli anni Sessanta: il minimalismo.
Attitudine alla riduzione linguistica, a una visione primaria dell’arte, al geometrismo e all’essenzialismo. La Minimal Art si contrappone alla cultura informale e a quella pop per affondare le sue radici in strutture semplici e soluzione volumetriche, grafiche e cromatiche essenziali.

La corrente minimalista si impone in realtà, silenziosamente, già negli anni precedenti quando artisti e musicisti iniziarono a sentire la necessità di rompere con gli schemi del passato e sperimentarsi – e sperimentare – in nuove ricerche.
Esattamente il 29 Novembre di vent’anni fa moriva Dan Flavin, l’artista che ha fatto della luce il mezzo e il fine stesso dell’opera d’arte. Luce come identificazione e determinazione dello spazio. Luce come fonte di energia.

La societé des amis anonyme des artistes: Minimalismo tra arte e musica: Dan Flavin e Philip Glass

Influenzato dal rigore geometrico e da una visione originale dell’arte, fonda la sua ricerca artistica a partire da due elementi: la luce e lo spazio. Lo scopo è quello di tornare all’essenziale ed eliminare il superfluo, valorizzare solo il necessario per giungere, attraverso la sperimentazione di pochi elementi, ad una concreta manifestazione di strutture primarie. Gli elementi, di qualsiasi natura e composizione, testimoniano la loro stessa fisicità e capacità strutturale nel loro essere autosufficienti, unici, rigorosi.

Questa testimonianza avviene attraverso la serialità (elemento tipico in ogni forma artistica minimalista), Flavin, ad esempio, usa la geometria con soluzioni seriali e dal forte carattere ambientale per posizionare delle semplici lampadine al neon che modellano così lo spazio, solidificando la luce stessa e smaterializzandone la struttura. Il risultato che ne viene è un insieme di cicli tematici che mutano in base all’ambiente in cui l’artista si è trovato ad operare. Dan Flavin sfrutta la creazione di un tutt’uno tra luce e ambiente, luce e architettura per dare forti significati come nell’ installazione della Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano.
La societé des amis anonyme des artistes: Minimalismo tra arte e musica: Dan Flavin e Philip Glass

Gli elementi più usati dall’artista sono tubi al neon di diverso colore, alternati al fine di modificare la percezione dell’ambiente in base all’occhio e alla posizione del visitatore. Da ciò nasce un incontro e una trasformazione del visitatore con l’ambiente, dell’ambiente con la luce e viceversa. Un incontro che si fa arte e materia e apre le porte alle infinite possibilità che si possono trarre dall’uso della luce e dello spazio, elementi sempre in continuo divenire anche se apparentemente statici, proprio come l’animo umano.

La corrente minimalista, però, si è estesa ad ogni tipo di espressione artistica: dalla musica alla letteratura, dal design all’architettura.
Dalla metà degli anni Cinquanta, ogni rottura nasce da una necessità – concetto tipico del Novecento – come quella di John Cage che lo spinse ad una rinuncia degli schemi musicali del passato a favore di una musica meno sperimentale e più ‘’ironica’’, influenzata dagli sviluppi della pittura nella capitale dell’arte allora: New York.

La societé des amis anonyme des artistes: Minimalismo tra arte e musica: Dan Flavin e Philip Glass

Musica ed arte avevano in quel periodo una sensibile e comune predisposizione alla ricerca e alla innovazione. Ogni artista, musicista e letterato ha interpretato in particolar modo la corrente del minimalismo a suo modo. Ad esempio, il musicista Philip Glass ha interpretato il minimalismo nel modo più puro possibile, rendendo le sue opere paradigmi essenziali nella ricerca espressiva di quel periodo.

Insieme a Steve Reich e John Gibson inizia ad esibirsi all’interno delle gallerie d’arte, effettivo punto di contatto tra il minimalismo musicale ed il minimalismo nelle arti visive.  Glass strinse così molte amicizie con artisti della scena di New York, tra cui Sol LeWitt, Nancy Graves, Laurie Anderson e Chuck Close.
La sua produzione allora era rigorosamente minimalista, diatonica e strutturata ripetutamente, ma col tempo l’austerità è venuta meno per dare spazio ad una musica più complessa e drammatica. Così, anche l’arte andava spiegando le sue vele verso nuovi orizzonti in cui non più il visibile bensì l’invisibile, diveniva l’oggetto della creazione e della ricerca artistica.

a  cura di Cristina Morgese

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