Il concerto del Primo Maggio a Roma non è solo un’occasione per ascoltare musica e bere vino, ma anche per riflettere sul mondo dei lavoratori. Abbiamo incontrato Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, meglio noti come La Rappresentante di Lista, e con loro ci siamo confrontati sul rapporto lavoro-musica e non solo.

Ciao ragazzi, il Primo Maggio si festeggiano i lavoratori e con loro si rivendicano i diritti: in quanto artisti-lavoratori come siamo messi ora?

Dario: Sicuramente per i musicisti, ma più in generale artisti che si esibiscono dal vivo, non è sempre facile poter vivere questi diritti come tali: ci vuole davvero molta gavetta prima di essere considerati dei professionisti, e così è successo anche a noi stessi.
Per questo è necessario immaginare una lotta per noi artisti affinché i nostri diritti vengano tutelati.

Il vostro nome “La rappresentante di lista” vi dà una posizione importante, vi colloca in un panorama politico se vogliamo…

Veronica: Credo che nel tempo abbia assunto anche questo valore, individuo in questa Rappresentante di lista, in questa protagonista e musa che scegliamo una donna che scende in piazza con una bandiera. Anche coi testi delle nostre canzoni cerchiamo di essere molto presenti coi piedi per terra rispetto a quello che ci accade attorno: dalla politica, al sociale, alle relazioni umane che poi formano l’individuo e lo rendono persona presente a se stessa che è capace di movimento, resistenza e azione.

Parliamo del vostro ultimo album Go Go Diva, ci trovo parecchia consapevolezza del proprio corpo e un inno all’accettazione di se stessi. Com’è stata l’elaborazione di queste tematiche?

Dario: “Questo Corpo” viene da un atto liberatorio di Veronica: eravamo in Toscana con tutta la band, lei era tornata la mattina da una corsa e arrivata a casa mi aveva chiesto di attaccare il registratore per appunto registrare il testo che aveva pensato mentre correva, da lì abbiamo iniziato a ragionare sul corpo e su quanto questo debba tornare protagonista perché è il vero strumento che abbiamo per lottare e per essere presenti.

Per concludere, siete musicisti ma anche attori: il background teatrale è un di più nel vostro percorso musicale?

Veronica: Non lo so se sia un di più rispetto ad altri musicisti; il teatro è come se fosse una seconda lingua che impari da bambino, non sei esattamente cosciente quando la stai usando, ti può capita che escano delle parole di questa seconda lingua e non ci fai caso: è quindi un linguaggio radicato in noi, non ci rendiamo conto di quanto siamo veramente teatrali, succede e basta. Il teatro ci ha sicuramente insegnato un ascolto particolare delle persone  ci che stanno attorno dal pubblico alle persone con cui lavoriamo e dato anche una particolare attenzione ai dettagli.

Immagino che a livello di performance vi abbia aiutato…

Sì, abbiamo sempre fatto molto teatro fisico che ha a che fare con il corpo: ancora prima di generare la parola ti devi muovere, no?

 

A cura di Sara Palumbo

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