LA PIETÀ RONDANINI, MICHELANGELO. SEI ICONE DELL’ARTE PER EXPO

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A cura di Chiara Cecchi

Quarto mese dell’Esposizione Universale e quarta icona dell’arte; Vox vi conduce alla scoperta dei sei capolavori scelti per accompagnare lo svolgimento di Expo 2015. Questa è la volta dell’ultima opera prodotta dal genio di Michelangelo, la Pietà Rondanini.

Questa scultura è una delle più commoventi. È l’ultima della vita (morì lasciandola incompiuta) e l’ultima di una serie che lo scultore, ormai anziano e consapevole dell’imminente fine, aveva cominciato a elaborare per il proprio monumento funebre. L’ultimo colpo di scalpello Michelangelo lo assestò nel febbraio del 1564, data della sua morte. Quindi l’opera venne ritrovata nel suo studio e inventariata come “statua principiata per un Cristo et un’altra figura di sopra, attaccate insieme, sbozzate e non finite”. Fu acquistata nel 1744 dai marchesi Rondanini, da cui il nome, e collocata nel palazzo romano di via del Corso. Dal cortile del palazzo, dove giaceva dimenticata, tra stracci e rifiuti, finalmente venne notificata al ministero per i Beni culturali e acquisita nella collezione del Castello Sforzesco di Milano. È dell’inizio di Maggio di quest’anno la nuova collocazione dell’opera nell’Ospedale Spagnolo del Castello, operazione che ha diviso pubblico e critica.

La composizione delle due figure, nella sua semplicità e immediatezza, ci comunica l’estrema drammaticità del momento: Maria, madre di Cristo, sorregge il corpo esanime del figlio, in un ultimo tenero abbraccio. L’opera ha chiaramente i segni dei mutamenti e dei rifacimenti effettuati da Michelangelo. Di questo gruppo scultoreo è stata più volte sottolineata l’esilità e la spiritualità dei personaggi, motivate forse da un nuovo interesse dell’artista per la plastica medievale e per l’avvicinamento alla religione cristiana. In primo piano è visibile parte di un braccio nudo dalla muscolatura abbandonata come può esserlo solo quello di un corpo morto: si tratta chiaramente di quanto rimane di una prima versione del Cristo, e poiché le proporzioni di questo arto sono assolutamente normali, significa che nella prima prova della scultura la figura non aveva affatto un fisico così emaciato come quello della versione successiva. Possiamo ipotizzare che Michelangelo, dopo aver scolpito il Cristo una prima volta, non ne rimase soddisfatto e decise di eliminare questo tentativo: a quel punto però il blocco di marmo si era molto ridotto nelle dimensioni e di conseguenza egli fu costretto non solo ad assottigliare le due figure del Cristo e della Vergine, ma anche a raffigurare il corpo del figlio quasi incassato nel corpo della madre. Un problema di carattere tecnico e un’evoluzione dello stile di Michelangelo hanno prodotto un’opera così toccante e moderna, ulteriore prova del genio dell’artista.

Già i suoi contemporanei avevano la percezione della grandezza del maestro, uno dei massimi di ogni tempo. Infatti, in una lettera inviata allo stesso Michelangelo nel settembre del 1537, Pietro Aretino (poeta e letterato) diceva che “il mondo ha molti re, ed un solo Michelagnolo”: camminando intorno a questo suo ultimo capolavoro si è testimoni di una bellezza che non stanca mai lo sguardo.

Vi diamo appuntamento al mese di Settembre con uno dei tagli più famosi della storia dell’arte, quello di Lucio Fontana.

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