La paura e l’avventura di Beppe Severgnini

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Alla premiazione per i migliori laureati del 2011 oltre a Padre Cavagna, al Magnifico Rettore dell’Università, Prof. F. Anelli e al Presidente dell’Associazione Necchi, C. Assi, era presente in qualità di ospite d’onore Beppe Severgnini. Si è parlato di amicizia in università, di collaborazione, di corrispettività e gratuità in termini di dono, dei legami che si creano all’interno delle istituzioni.

Il premio Agostino Gemelli va ai migliori e, sebbene sia stato sottolineato che anche loro hanno guadagnato solo un trampolino di lancio (oltre a mille euro che di questi tempi non dispiacciono), nell’assistere a un simile riconoscimento nasce spontanea un po’ d’invidia e ammirazione per i prescelti. Poi parla Beppe, come sempre conciso, ironico, diretto e concreto, si presenta e chiede i loro nomi, si rivolge a loro e a tutti noi, stupito e un po’ deluso di non avere davanti a sé un’ampia platea di giovani interlocutori perché è convinto di avere cose importanti da dirci. E infatti ci regala un quarto d’ora di aria fresca.fotosevergnini-2

Severgnini esordisce definendoci una generazione “conradiana”: noi siamo stati costretti a mettere la barca in acqua nel momento della tempesta. Paura e avventura sono due sorelle che viaggiano insieme: chi non ha paura non conosce la soddisfazione, la paura è benedetta. Abbiamo in mano strumenti per condividere le nostre idee che altre generazioni non avevano: se le nostre idee non vengono apprezzate nel posto di lavoro, bisogna solo andarsene. Chi parte con l’idea di essere “trafitto dalle frecce del destino” sbaglia in partenza, il rischio è di piangersi addosso.

«Accettate di lavorare gratis solo se per poco tempo, solo se l’investimento è reciproco, occasionalmente e a patti chiari.-consiglia Beppe alla sua platea. Quando le occasione arrivano, fatevi trovare pronti: l’inglese bisogna saperlo all’eccellenza. Passate almeno mezz’ora al giorno sui social network, sono veri strumenti professionali. Non lasciatevi incattivire ma siate tolleranti- continua Severgnini – la tolleranza non è rassegnazione. Tollerare il compromesso è possibile fino a quando potete raccontarlo in giro. Se non potete riferirlo o è illegale o immorale ma comunque intollerabile. Usare l’autocritica che è la sorella laica della misericordia, non abbattetevi, la tolleranza è autocritica. Quando vi presentate, non fatelo da sconfitti: il problema del nostro Paese è che a diciotto anni siete entusiasti, a ventotto disillusi, a trentotto cinici. Non fatevi corrompere. Guardatevi da personaggi che sfruttano la fragilità del momento e promettono facili soluzioni: distinguete cosa fa realmente la gente e cosa dice di voler fare. Il fine non giustifica i mezzi: non lasciaste che i soldi diventino un’ossessione. beppe-severgnini_58663I soldi arrivano se siete bravi. Non buttatevi subito: cercate buoni maestri e buoni insegnanti. “Insegnare” deriva dal latino “insigno” e significa “lasciare un segno”. Trovate molti e buoni maestri, diversificateli. Vi accorgerete del segno che hanno lasciato quando se ne andranno. Se non trovate di questi personaggi ricordate di un proverbio cinese che diceva: “Il maestro compare quando il discepolo è pronto”. Non lasciatevi imprigionare: tutti i posti della vostra vita devono darvi radici e ali. Le radici le avete già e ve le danno i posti come l’università, non trascuratele. Troverete sempre qualcuno che vuole rinunciare alle une o alle altre: sbagliato! Sono entrambe fondamentali.»

Beppe conclude la sua arringa in difesa della paura, suggerendo uno dei racconti di Conrad meno noti, “Linea d’ombra” nel quale l’autore racconta l’esperienza del suo drammatico passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Questo passaggio avviene in un momento di bonaccia, non di tempesta. «…Le bonacce sono quindi il vero pericolo: le generazioni, gli imperi, le nazioni, i governi, le aziende, le famiglie, le coppie si perdono per sufficienza, mollezza e cattive abitudini. Non a causa delle tempeste. Buon secolo, è vostro!». E dopo questa botta di ottimismo in pillole i laureati vengono premiati ma anche Beppe si prende un regalino: la maglia dell’Inter di Zanetti consegnata da Toldo in persona. Peccato che oltre alla maglia, ultimamente la sua Inter non gli faccia molti altri regali.

Le parole di Beppe sono state un toccasana per i nostri sogni, le nostre speranze, i nostri progetti: ci hanno dato la consapevolezza che la fatica ci mette alla prova e che nonostante la confusione delle informazioni, delle voci, dei falsi profeti, abbiamo un pensiero a cui fare affidamento, un luogo dove realizzare le nostre idee, una compagna come la paura, che ci motiva giorno dopo giorno a dare il meglio, a inventarci nuove soluzioni e a crearci un divenire a nostra misura.

a cura di Benedetta Stendardi

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