Napoli, ai giorni nostri. Un gruppo di ragazzi ruba e dà fuoco all’albero natalizio posto in galleria “Umberto I”, simbolo dell’innocenza e del cristianesimo, la religione che fa da sfondo alla città partenopea. Questo gesto che sembra un rito, segna il passaggio metaforico dall’età puerile alla maturità dei quindicenni protagonisti con tutte le conseguenze che ne derivano

Così, i ragazzi si avviano lungo una strada sterrata a piedi nudi, dimenandosi tra la realtà mafiosa come farebbero nel loro gioco interattivo preferito. L’ambizione del potere e dei soldi facili saranno l’esca che li porterá ad entrare in un mondo troppo complicato e nefasto che non risparmia nessuno. Nicola è il protagonista in questa storia di sole vittime ed è attraverso l’occhio del regista, Claudio Giovannesi, che ne vediamo la fragilità: è un bambino cresciuto che beve latte affacciato al balcone di casa sua, una “criatur” che litiga ancora con il fratello per l’ultima crostatina ed un figlio d’oro che farebbe di tutto per la madre.

La consapevolezza della sua adolescenza bruciata gli si presenta nel momento in cui, il giorno prima di una fuga romantica con la sua innamorata, riceve una chiamata che gli annuncia la morte del fratellino. Come il finale di questa pellicola, Napoli lascia senza fiato in tutti i sensi possibili: dà e toglie alle persone che vi abitano e che ormai sono parte di un ecosistema degradato.e nefasto che non risparmia nessuno. 

A cura di Daniela Cimarelli 

 

La consapevolezza della sua adolescenza bruciata gli si presenta nel momento in cui, il giorno prima di una fuga romantica con la sua innamorata, riceve una chiamata che gli annuncia la morte del fratellino. Come il finale di questa pellicola, Napoli lascia senza fiato in tutti i sensi possibili: dà e toglie alle persone che vi abitano e che ormai sono parte di un ecosistema degradato.

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