LA PALESTRA CAP 3: DIMMI CHE CORSO FAI E TI DIRO’ CHI SEI

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A cura di Federica Varbella

Abbiamo già diffusamente trattato dell’ambiente palestra e dei casi umani che la frequentano, che siano uomini oppure donne. Quello che però abbiamo tralasciato di descrivere è il tipo di persona associata al corso che pratica.
È stato infatti scientificamente provato che a ogni attività ginnica che si svolge in palestra sia associato, univocamente, un genere di persona.
Questa relazione tra uomo e corso è talmente stretta, e mai sbagliata, che verrà inserita come parametro per i sondaggi delle prossime elezioni. Di qui lo sforzo della minoranza PD nell’incentivare la pratica dello yoga. Nuove vie di aggregazione politica oppure dissacranti proselitismi?
Ma c’è altro e più importante materiale su cui riflettere oltre la politica. I corsi della palestra sono l’unica risposta possibile alla fastidiosissima domanda “che sport fai?”, perché rispondere “io faccio palestra” è troppo vago e da sfigati. Molto meglio uscirsene con un bel “io pratico Matwork Pilates”.

Per questo esperimento scientifico non sono stati maltrattati né animali né esseri umani; sono però stati tirati in ballo traduttori, interpreti ed esperti di linguaggio del corpo.

LO YOGA

Corso che non passa mai di moda, più per la bellezza delle sue insegnanti che per la sua utilità, lo yoga è il centro gravitazionale della palestra. Il suo campo magnetico, più potente di quello della Terra, è in grado di attrarre a sé ogni cosa e persona. Donne fighe e maschi rigidi e scoordinati fanno a gara per entrare nella sala durante l’ora di lezione. Le prime per dare consistenza al loro acido femminismo e incoerente veganismo, i secondi perché sperano di farsi l’istruttrice; impresa che però è riuscita solo a Bradley Cooper nei confronti della sexy, brava e prosperosa Scarlett Johansson in “La verità è che non gli piaci abbastanza”.
Sia santificato lo yoga.

LO STEP

Tipico corso da pausa pranzo, in quanto inutile e poco intenso, lo step è l’ultima testimonianza concreta che ci rimane degli anni ‘80/’90. La musica, ma soprattutto gli outfit di chi insegna e pratica step, costituiscono infatti l’esempio tangibile di cosa volesse dire vivere in quel periodo. Insomma, l’esotismo delle magliette multicolori e delle tutine attillate dà al freddo e teso ambiente della palestra quel tocco di trash che mancava.
Alleluia!

LO SPINNING

Chiunque sia mai salito su uno spinning la prima volta senza lasciarci le rotule, sicuramente è uno che usa solo bici a scatto fisso, o quantomeno è uno che almeno sa pedalare senza rotelle. Tutti gli altri sono degli sprovveduti neofiti che ritengono di essere automaticamente diventati ciclisti da Tour de France alla terza lezione di spinning. Si sentono da subito pari, se non superiori a Nibali, tanto da ritenersi degni di indossare attillati completi da veri ciclisti. Alcuni di loro si portano pure dietro il casco.
La sicurezza non è mai troppa.

IL CROSSFIT

Attività le cui origini risalgono agli anni ’70, il crossfit ha da poco iniziato a diffondersi nelle palestre di tutto il mondo. Successo tardivo ma facilmente spiegabile: c’era bisogno di tempo affinché si formasse una nutrita classe di culturisti falliti che trovasse nel crossfit la giustificazione perfetta, da dare a datori di lavoro o mogli, per tutto il tempo passato in palestra. La soddisfazione di questi gonfiati paraculo per la riuscita del “muscle up” è tuttavia mitigata dall’invidia che provano verso i giganti pompati, che tanto avrebbero voluto emulare.
Forse siamo stati troppo severi e sì, abbiamo volutamente provocato parecchia gente. Ma noi di Vox non ci facciamo spaventare da nulla, neppure da mastodontici muscoli di plastica.

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