Synth, chitarre distorte e un ritornello ben confezionato sono i protagonisti del nuovo singolo di Paletti, in attesa del nuovo album in uscita nei prossimi mesi. La notte è giovane vanta un testo convincente e sonorità non banali in un momento in cui in Italia, anche nel panorama indipendente, si assiste a una forte omologazione musicale.

Paletti nella sua intera discografia ci ha abituati ad una voce molto riconoscibile e lavori di qualità, ma ad un ascolto attento si ha l’impressione che ci sia stata un’ulteriore maturazione.
La notte è giovane ha un suono pieno e compiuto per tutta la sua lunghezza, le diverse anime del brano si intersecano in un’armonia dalla struttura autoportante e in un mood dall’identità ben precisa.

Giovane è un termine che oggi porta con sé una forte ambiguità, la durata della gioventù si è dilatata e ci circondano persone che proprio non riescono a rassegnarsi e accettare la propria vecchiaia. Paletti evidenzia come questi individui ricorrano a chirurgia plastica e ad un’indulgenza rassicurante (gli anni passano e ti ritrovi a guardar documentari su foreste e macrocefali) per ritardare il giorno in cui dovranno farsi carico delle proprie responsabilità e tirare il bilancio della loro esistenza.

La canzone del cantautore bresciano è quasi il ritratto di uno scontro generazionale tra giovani a cui è stato sottratto il futuro e vecchi che tirano secchi d’acqua dalle finestre. Giovani a cui è richiesto sempre di più, incapaci di vivere privi di ansia i primi anni della propria vita adulta e al contempo passivi di fronte alle contraddizioni della realtà a cui appartengono. Ma soprattutto non consapevoli del fatto che forse la notte in fondo così giovane non è.

Con uno sguardo ironico, la riflessione di Paletti non condanna e non giustifica chi non comprende quale sia la propria età in un’Italia in cui le coordinate anagrafiche sembrano aver perso di senso.

A cura di Carlo Michele Caccamo

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