On stage: La Nebbiosa @ Teatro Franco Parenti

243

Liberamente ispirato alla sceneggiatura del noto autore e regista Pier Paolo Pasolini, la quale non ha mai trovato però una sua trasposizione cinematografica, va in scena al Teatro Franco Parenti dall’8 al 19 febbraio lo spettacolo dai toni noir La Nebbiosa, per la regia di Paolo Trotti e Stefano Annoni.

Ambientazione della pièce è la Milano di fine anni ’50 primi ’60, che ci viene descritta così vividamente da costituire una sorta di personaggio all’interno della vicenda. La trama è piuttosto semplice: siamo resi partecipi alle peregrinazioni, durante la notte di Capodanno, di una banda di giovani teppistelli, i “Teddy Boys”, interpretati a turno e con grande maestria, da Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri.

Dopo un breve “ritratto” dei protagonisti, sulle note dei successi rock dell’epoca e attraverso i quartieri milanesi più noti, assistiamo ad un climax sia a livello di pathos recitativo che di drammaticità delle situazioni: vengono infatti messi in scena gli atti di depravazione compiuti dalla banda, che partendo da un semplice furto in chiesa, sfociano nel compimento di un omicidio.
Filo conduttore, che preme al regista di portare alla luce e tema estremamente caro a Pasolini, è sicuramente la violenza: pretesto utilizzato dalla gang per ribellarsi alle regole di una società a cui rifiutano di conformarsi. Nel farlo, non mancano di sfogare la loro aggressività in particolar modo sui soggetti più deboli e più stigmatizzati dall’opinione pubblica stessa: emblematica è la messa in scena degli atti di umiliazione compiuti ai danni di un’anziana senzatetto e successivamente di un giovane ragazzo omosessuale.
Tuttavia questo eccesso di depravazione che si consuma non rimane impunita, aleggia infatti nel corso della rappresentazione un velato monito di morte nei confronti dei protagonisti, profetizzato loro dalle varie vittime delle scorribande, e a cui lo spettatore rapito dalla frenesia generale, rischia di dar poco conto. Tale presagio vede il suo avverarsi proprio in conclusione dello spettacolo quando il membro più giovane del gruppo ferisce mortalmente con un colpo di arma da fuoco un suo compare, segnando un repentino passaggio dei carnefici al ruolo di vittime.
La piccola tragedia che si consuma rimane immotivata e fatica a trovare una sua logica. Possiamo supporre che il giovane abbia compiuto tale gesto come una sorta di iniziazione alla vita criminale o più semplicemente spinto da un desiderio mimetico senza capire fino in fondo le ragioni del suo agire. A rappresentazione conclusa mentre uscivo dalla sala, tra spettatori attoniti ed entusiasti, sentendomi pervasa da un senso di inquietudine, una domanda che ha racchiuso per me l’essenza dello spettacolo continuava ad arrovellarmisi nella mente: “Quanto oltre possiamo spingerci prima di dover affrontare le conseguenze delle nostre azioni?”.

A cura di Giulia Carucci

Commenti su Facebook
SHARE