La La Land e la cruda realtà dietro l’illusione

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La La Land è il film più chiacchierato di questo inizio anno con il suo dominio ai Golden Globe e le 14 candidature agli Oscar se ne sente parlare ovunque, nonostante la mole di articoli però più ne sento il chiacchiericcio e più mi rendo conto di come in pochi abbiano centrato un punto fondamentale del film – il doppio binario nella quale si muove e si articola la trama che, agli occhi dei più, può sembrare semplice e mielosa con quel tocco di sogno e illusione che tanto piace alle ragazze visto che non solo la mia bacheca facebook è intasata da condivisioni di gif dei baci tra Gosling e Stone, ma addirittura durante la visione ho mi è toccato assistere a scroscianti applausi del pubblico in sala allo scattare del bacio tra i due, come se fossimo a teatro e Ryan ed Emma sentissero il pubblico, io da parte mia ho condito il tutto con una sana imprecazione: ovviamente è stata vana.

Torniamo a noi, altrimenti diventa un articolo contro i disturbatori seriali nei cinema. La La Land non è un film smielato, non è nemmeno un film per folli e sognatori, La La Land è molto di più, è un pugno nello stomaco, con questa “invenzione” della dedica ai già citati folli e sognatori mira a sputare in faccia la realtà con molta più violenza: cercherò di chiarirvi un po’ le idee con la mia personale chiave di lettura del film. Quindi un avviso se non lo avete ancora visto, ATTENZIONE, SPOILER! Ok, sono stato chiaro, penso!

Il primo aspetto che dobbiamo analizzare insieme alla trama è la travagliata produzione del film. Damien Chazelle, il regista, ha scritto la sceneggiatura ben 7 anni fa e si è dovuto scontrare contro le case di produzione che, appena leggevano la stessa erano o convinte che sarebbe stato un flop (Perché negli anni attuali chi andrebbe a vedere un musical, che è un genere passato di moda?) o che la trama dovesse essere rimaneggiata (Pianista Jazz? Nah, meglio un rocker e un finale dolce!). Chazelle non si è arreso e non si è venduto come ha fatto il protagonista del suo capolavoro, Sebastien, che si è piegato alle logiche spietate del mercato, rinunciando al Jazz vero e proprio per suonare in una band pop, Chazelle ha continuato a tenere La La Land da parte fin quando, dopo il successo del suo Whiplash è riuscito a trovare chi glielo producesse (e la storia gli sta dando ragione!). Game, set, match.

Il secondo aspetto invece è questo doppio binario sulla quale procede la trama, da una parte l’amore più semplice e puro di due ragazzi che condividono entrambi sogni e aspirazioni diverse, dall’altro il mondo illusorio della musica e del cinema che insieme si fondono senza soluzione di continuità. Ai più, però, è sfuggito questo secondo aspetto della trama e ci si è concentrati sulla storia d’amore che, per carità, ha i suoi lati positivi e grazie alla regia è raccontata in modo superbo e ci fa affezionare ai personaggi, però al contempo per via della già citata storia d’amore vediamo con meno occhio critico la situazione nella quale sono costretti a vivere i due: una perenne illusione dettata da quel mondo che entrambi sognano, il crudo e spietato mondo dello spettacolo, pronto a prenderti e a lasciarti in men che non si dica.

Questa critica violenta al sistema cinematografico e musicale – due mondi, questi, apparentemente separati che vengono egregiamente raccontati in forma di musical, l’unico genere ibrido che meglio di altri può restituire autenticità al film – passa in secondo piano nonostante si possa affermare che il punto focale della trama mira proprio alla critica di esso mostrandocelo attraverso gli occhi di due sognatori. Se pensiamo ad un film italiano che usa uno stratagemma simile possiamo indicare Il Caimano di Nanni Moretti che, raccontando la fine di un amore, critica e cerca di aprire gli occhi sull’Italia Berlusconiana e sulla figura del cavaliere.

In definitiva possiamo affermare che La La Land vuole raccontarci non l’amore, non la ricerca ossessiva della realizzazione dei propri sogni ma bensì l’esatto contrario: il modo nella quale le aspirazioni non devono essere portate avanti, in questa chiave di lettura è più pedagogica la storia della produzione del lungometraggio stesso. Non bisogna piegarsi mai alle spietate logiche del mercato, bisogna invece ricercare la propria identità partendo da noi stessi senza dare ascolto a chi vorrebbe modificare i nostri sogni a proprio piacimento, se così facessimo vivremmo sempre con un costante rimorso per ciò che poteva essere e non è stato: come il rimorso per l’amore perduto di Sebastien e Mia, che del film è la colonna portante per raccontarci la storia di una vita mancata. Prima o poi, proprio come per Chazelle, la grande occasione arriva: basta solo non lasciarsela scappare!

a cura di Ennio Cretella

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