La battaglia di Hacksaw Ridge

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Non il solito film di guerra.

Ancora una volta viene portata sul grande schermo la Seconda Guerra Mondiale ma in questo caso però Mel Gibson analizza una vicenda poco conosciuta inerente alla battaglia di Okinawa.
Viene raccontata la storia vera di Desmond Doss, un giovane cristiano avventista del Settimo Giorno che entra nell’esercito degli Stati Uniti per servire il suo paese come medico. Intenzionato a non prendere le armi e a non uccidere nessuno, dovrà fare i conti con le leggi militari per proseguire la sua causa.

Desmond, impersonato da Andrew Garfield, rappresenta il primo caso di obiettore di coscienza a ricevere una Medaglia d’onore, considerata come la più alta onorificenza militare.
Per le sue idee pacifiste viene subito additato dai suoi compagni di battaglione e dal generale come un pazzo vigliacco e subisce le pene dell’inferno nel campo di addestramento. Convinti che possa rappresentare un pericolo una volta in battaglia, tutti cercano di convincerlo in ogni modo a ritirarsi e a tornare a casa.

Tra violenza e cause giudiziarie Desmond ottiene infine il permesso per partire per Okinawa in qualità di medico insieme ai suoi compagni senza essere considerato come un criminale agli occhi della Corte Suprema.
In quella che fu una delle battaglie più disastrose e sanguinose della Seconda Guerra Mondiale, solo in questa occasione persero la vita più 100 mila persone, Desmond Doss dimostrò di essere molto più di un giovane molto devoto a Dio.

L’evento raccontato nel film fu un violentissimo scontro che si svolse sopra il cosiddetto Hacksaw Ridge. L’esercito americano diede questo soprannome a una scarpata che dovette risalire più e più volte per tentare l’avanzata verso l’esercito nipponico. Il nome significa letteralmente “scogliera di rasoi” dalla rete di corde che sistemarono per la scalata, decine di metri di salita tanto faticosa da tagliare le mani dei soldati.

Il battaglione di Desmond dovette dichiarare ritirata poco dopo il suo arrivo in cima ad Hacksaw Ridge a causa delle troppe perdite subite, i soldati riscesero al punto di partenza e chiesero aiuto alla Marina che dalle coste dell’isola bombardò ripetutamente la zona.
Doss però decise di non scendere, rimase da solo per tutta la notte in cima alla scarpata deciso a salvare delle vite, deciso a dare un senso a tutto ciò che aveva affrontato per essere lì in quel momento.
Con le sue sole forze riuscì a portare in salvo 75 soldati feriti calandoli personalmente giù dalla scogliera con l’utilizzo di corde. Riuscì inoltre a salvarsi dai giapponesi che setacciarono il campo in cerca di sopravvissuti fino al giorno dopo.

Il film è pervaso da un realismo incredibile, alle volte forse fin troppo cruento. Ma questa vena quasi splatter non è certo fine a se stessa, descrive in modo molto veritiero gli orrori della guerra. Lo spettatore deve essere sconvolto, deve comprendere davvero cosa è successo nel passato dell’umanità, deve provare ribrezzo di fronte a tanta cieca violenza. La guerra sembra infatti sempre più lontana, la gente inizia a dimenticare e sembra non dare più peso a ciò che è stato.

Alcune scene di questo film sono tremende, quasi fastidiose, surreali tanto sono violente.
Nonostante ciò però il regista ha fatto un’analisi molto profonda della psicologia dei personaggi.
Mel Gibson ancora una volta sceglie un protagonista caratterizzato da coraggio, una forte fede in Dio, valori morali irremovibili e convinzioni personali che rappresenta l’apoteosi dell’uomo ideale come spesso accade nei suoi film.

La battaglia di Hacksaw Ridge

Ci si trova di fronte all’ennesimo film di guerra che nella prima parte ricorda troppo prodotti già visti come Full Metal Jacket e Salvate il soldato Ryan ma Mel Gibson presto sorprende con la sua opera.
Non sono viene raccontata in un modo davvero toccante uno dei momenti più terribili della Seconda Guerra Mondiale ma il tutto viene fatto con delle immagini davvero incredibili.
Tra inquadrature anticonvenzionali, ralenti, piani-sequenza e scene con un’atmosfera quasi surreale, il montaggio visivo e sonoro sono davvero degni di ricevere gli Oscar per cui il film è stato candidato.

a cura di Beatrice Corona

 

 

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