L’OMBRA DI MORDOR: LA RECENSIONE

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A cura di Giacomo Azzolina

L’artista mediocre copia, il genio ruba.

Monolith (casa sviluppatrice del gioco) pare abbia fatto proprio questo credo: il suo ultimo sforzo è infatti un chiaro esempio di come innovare un gameplay non esattamente fresco, rendendolo autenticamente originale.

Annunciato in sordina, il nuovo prodotto basato sulla fortunata saga di Tolkien, aveva attirato su di sé pochissime attenzioni a causa di una incomprensibile timidezza nella comunicazione delle informazioni sullo sviluppo, aggiunta alla carenza dei fondamentali trailer ai quali siamo oramai abituati. Mano a mano che iniziavano a circolare i rituali leaks, però, l’interesse del pubblico è andato sempre più crescendo, dato che i risultati ottenuti sembravano più che ottimi. Come qualunque persona sana di mente odio gli spoiler, perciò abbraccerò la sintesi per darvi una infarinatura della trama per poi addentrarmi di più sulle novità nascoste sotto “l’Ombra di Mordor”.

La storia, elemento portante e splendidamente curato, è ovviamente ambientata nella Terra di Mezzo, nello specifico a Mordor, e nelle terre confinanti. Nel gioco vestiremo infatti i panni di Talion, uno dei Raminghi del Nord, il quale è stato riportato in vita dallo spirito di Celebrimor (se non sapete chi è, volate a rileggere il Silmarrilion! n.d.r.) e avrà come unico obiettivo quello di vendicarsi di Sauron e dei suoi scagnozzi, rei di aver massacrato lui e la sua famiglia.

Essendo un gioco per appassionati della saga del Signore degli Anelli, naturalmente, vi saranno diversi momenti dove verranno approfonditi alcuni temi rimasti inesplorati nei vari lungometraggi e in altri giochi fin ad ora usciti, oltre a nuove sorprese, di cui però non vogliamo anticiparvi nulla.

Oltre alla ottima trama, l’ulteriore punto di forza del prodotto di Monolith è la struttura di gioco. L’ombra di Mordor attinge non senza una certa spudoratezza al gameplay di giochi come Assassin’s creed e la saga di Batman Arkham Asylum. Le fasi di combattimento corpo a corpo evidenziano infatti numerose connessioni, a livello di soluzioni di gameplay, con l’analogo prodotto dedicato all’uomo pipistrello, essendo caratterizzate dalla presenza di numerose combinazioni di contrattacchi e schivate capaci di impegnare i giocatori anche più scafati. La struttura delle mappe permette una abbondante libertà di movimento ed è peculiare la scelta di richiamare, anche in questo caso senza molti “veli”, la saga dei tagliagole di Ubisoft, considerato che per sbloccare nuove porzioni di mappa dovremmo obbligatoriamente “conquistare” dei punti di osservazione predifiniti.

Ciò che è importante rilevare è che tutto ciò non risulta affatto sgradito al giocatore, il quale anzi può godere di un sorprendente gameplay, ricco di idee azzeccatissime. Su tutte, il “Nemesis system”, il quale permette un evoluzione narrativa non lineare, ricca di sottotrame, derivante dal fatto che i comandanti dell’esercito di Sauron, una masnada di vili traditori iper vendicativi, faranno di tutto per poter ottenere migliori posti di comando nell’organizzazione, tendendo imboscate ad altri comandanti, organizzando banchetti “promozionali” e predispondendo reclutamenti e cacce per aumentare il proprio potere e salire di grado. Dulcis in fundo, i capitani che avevano tentato di uccidere il protagonista, si ricorderanno di noi e ci daranno parecchio filo da torcere.

Il sistema crea quindi un mondo di gioco in continua evoluzione, ricco di nuovi nemici da affrontare, nel quale il giocatore può interagire, eliminando ad esempio un capitano ed influenzando così direttamente il potere di un altro, e via dicendo. Il tutto è ovviamente arricchito da numerose attività secondarie, mai noiose, e da un livello di sfida crescente ben calibrato.

Da un punto di vista grafico, L’ombra di Mordor è un gran bel vedere per gli occhi e nei personaggi principali troviamo una minuziosa cura nella resa grafica anche dei dettagli più minuti, il che dimostra il grandissimo lavoro svolto da Monolith nella ricerca e nello sviluppo del gioco. Se vogliamo parlare di note dolenti, la struttura delle due mappe disponibili può rappresentare un ostacolo per una valutazione migliore, dato che in entrambe il level design alla lunga appare ripetitivo: dove alcune zone sono particolarmente originali e ispirate, il resto della mappa risulta sempre troppo famigliare, come se fosse lo stesso luogo solo con texture differenti.

Consiglio in ogni caso questo videogame a tutti i fan di tolkien e non, dato che anche per chi non si intende di Sindar e Numernoriani, il gioco è sicurament originale, ben fatto e divertente. Già solo il fatto che, pad alla mano, si possa assaporare un gusto diverso rispetto alle altre uscite, mi permette infatti di poterlo classificare tra le sorprese più belle e gradite di questo 2014.

Si inizia finalmente ad intravedere qualcosa d’interessante sulla next gen e, quindi, un grazie a Monolith.

pro:

  • nemesis system
  • cura per i dettagli grafici
  • trama ricca e ben costruita
  • un gameplay originale e comprensibile
  • un mondo ricco di attività

contro:

  • ripetitività delle ambientazioni
  • niente new game plus

VOTO: 9 –

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