KRASER: DALLA STREET ART IN GALLERIA

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A cura di Alessia Chiarenza e Martina Charis

Un anno fa, poco dopo essermi trasferita a Milano, incappai in una piccola galleria sul Naviglio Grande, la Silberngal Undergallery Navigli Street, dove fui immediatamente colpita da “El Otro Tu”, un quadro di un’artista contemporaneo, Kraser. Kraser, originario di Cartagena, opera e vive stabilmente a Milano ormai dal 2009, e qui si occupa sia di arte figurativa che di street art. Attualmente alcune delle sue opere sono esposte proprio alla Silberngal in una mostra temporanea curata da Mario Manduzio, la quale si protrarrà fino al 7 novembre. Abbiamo colto l’occasione per intervistare Kraser proprio lì, circondato dalle sue opere.

Come mai ha scelto di stabilirsi e continuare la sua carriera artistica proprio a Milano?

Sono approdato a Milano perché inizialmente collaboravo con due riviste come grafico, poi anche dopo aver abbandonato quei progetti ho deciso di rimanere, perché anche se a Cartagena ci sono ottimi artisti essa tuttavia rimane un piccolo centro; Milano, dal punto di vista del mercato artistico, offre molte più opportunità e occasioni.

Lei è un artista versatile che riesce sempre a dare la sua impronta anche in generi molto diversi fra loro, come coniuga la sua formazione accademica con quella in campi come la street art? Predilige una delle due realtà?

Io ho cominciato a fare street art nel 1989 e solo dopo ho studiato all’Accademia di Belle Arti. La formazione accademica mi ha fornito basi tecniche e conoscenze ulteriori ma la “mente” con cui lavoro è sempre la stessa. Anche se lo stile, il disegno e il rapporto con la materia si sono evoluti continuo a fare street art perché la strada racconta esperienze e interagisce con la gente e I murales non sono opere isolate, dialogano con ciò che le circonda; è importante proprio il concetto di fruizione per cui se un’ opera d’arte è sotto gli occhi di tutti, chiunque ne può godere. E’ anche un atto di generosità, un dono alla città.

Rispetto alla “Serie Blu” o ai quadri presentati in questa mostra, nella “Serie Dom’s” possiamo trovare anche creazioni più astratte: in base a cosa l’artista passa da un genere all’altro?  Dipende da una volontà di sperimentalismo o da fasi artistiche che lo avvicinano a stili differenti?

In realtà le varie serie si legano a varie tappe del mio percorso artistico, è un’evoluzione per cui partendo dall’astratto e approdando al figurativo riprendo temi o concetti ricorrenti ma in modo differente. Ad esempio le lettere, provenienti dal mio background di street-artist, se prima erano il punto centrale dell’opera ora sono un loro particolare.

Nelle sue tele troviamo sia spunti provocatori rispetto alla società, sia di introspezione personale. L’ispirazione nasce quindi sia da uno sguardo interiore, sia dall’osservare il mondo circostante?

Per me sia le tele che i murales parlano della società e a seconda di quale messaggio voglio dare utilizzo dei simboli. Ad esempio quando uso gli animali nei miei murales è come se volessi portare un po’ di natura nel contesto urbano. Inoltre l’ animale non è fine a se stesso ma deve essere indagato in chiave allegorica, può anche rappresentare i pregi o i difetti della società e fungere quindi da elemento demistificatore delle problematiche sociali, anche attraverso l’ironia.

I suoi quadri sono immersi in atmosfere surreali e oniriche, appunto ricche di simboli; preferisce lasciare piena libertà di interpretazione a chi le osserva, anche se potrebbe risultare qualcosa di diverso rispetto a ciò che voleva esprimere?

Ovviamente ogni persona davanti a un quadro ha una percezione diversa del significato che esso porta; molto spesso mi è capitato che amici interpretassero i miei quadri in modo completamente diverso da me, tuttavia sono proprio la varietà e la molteplicità delle risposte che ampliano i significati di un quadro, il quale così acquista un maggiore livello di universalità. Certo è che chi conosce un minimo le mie opere precedenti e il mio background può avvicinarsi di più alla comprensione di alcuni simboli da me utilizzati, ad esempio le lettere o gli animali. Mario Manduzio nel presentare le opere di Kraser esposte in questa mostra ha citato il mondo onirico nel quale i soggetti, spesso bestiali, si muovono in un’oscurità che avvolge lo spettatore in un abbraccio sensuale ma anche, in qualche modo, pericoloso.

La forza della pittura di Kraser è forse è proprio questa: saper creare un universo surreale in cui l’osservatore non può che rimanere irretito.

Per vedere la mostra temporanea: Silbernagl Undergallery Navigli Street, Alzaia Naviglio Grande 4, Milano http://www.undergallery.it/

Trovate Kraser su: http://www.ikraser.com/

 

 

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