On stage: Karmafulminien. Figli di puttini

497

“Karmafulminien. Figli di puttini” al Teatro Elfo Puccini: le fobie dell’uomo medio da un punto di vista “angelico”

Diciamoci la verità. A volte, per dire le cose come stanno, bisogna essere brutalmente sinceri. Non cattivi, non meschini, semplicemente schietti. Quante volte riusciamo a dire quello che pensiamo, su noi stessi o sugli altri, senza filtri, senza ammortizzare, senza tergiversare? Quasi mai, ammettiamolo.

La verità fa male, si sa. Ed è per questo che, giorno dopo giorno, soffochiamo un’alta percentuale di paure, insicurezze e paranoie senza dargli apertamente voce. La genialità del testo “Karmafulminien. Figli di puttini”, in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 6 all’11 Dicembre, sta proprio nel proferire vis-à-vis quelle fastidiose verità sulle nostre  piccole pare quotidiane.

Sono i tre caustici angioletti terrestri sulla scena ad apostrofare il pubblico senza tanti peli sulla lingua, parlando di quella che è la lotta giornaliera dell’uomo medio contemporaneo, il quale arranca faticosamente nella giungla della città metropolitana tra relazioni, vita social e, soprattutto, tra le pretese di una società troppo spesso asfissiante nella quale siamo immersi fino al collo.

Ed è attraverso l’autoironia e una buona dose di cinismo che si viene messi di fronte alle fastidiose idiosincrasie comuni che cerchiamo con fatica di soffocare instancabilmente, salvo poi uscirne con la bile a pezzi.

“Gli angeli custodi non ci sono più: sono scaduti, superati, rottamati, smantellati. Sono morti. Ora ci siamo noi, angeli 3.0 e da oggi pregherete noi e testimonierete al mondo i nostri prodigi”

Nudi e crudi, almeno per i primi dieci minuti dello spettacolo, e poi vestiti delle piume rubate a colpi di pistola a un serafino lampadato, queste “puttane impalpabili”, ossia la versione 3.0 della spiritualità angelica ai tempi dello smartphone, riescono a far luce nello spazio di un’ora su alcune delle dinamiche intrinseche alla nostra società con un’ironia e una sagacia rari nel panorama dello spettacolo odierno.

Attraverso il gioco e la parodia di una spiritualità secolare, questi tre personaggi ci dicono il vero su noi stessi, su quanto ci crogioliamo in paranoie inutili o su quanto ci sforziamo nel tendere perennemente verso obiettivi precostituiti che, spesso, non ci appartengono. E sono proprio loro, questi angeli custodi declassati a puttini in versione terrena, a raccontarci di come fanno da parafulmine alle nostre pedanti richieste o frustrazioni di ogni giorno. Le insofferenze che emergono dalle parole dei nostri tre beniamini mostrano al pubblico, tra le risa generali, quanto esse facciano parte delle vite di tutti noi mortali.

È quindi un’ora di catartica satira quella che aspetta lo spettatore di “Karmafulminien”, titolo della pièce ma anche di una ipotetica fontana a getti e spruzzi il cui meccanismo, talvolta, può incepparsi…un po’ come accade nella vita di tutti i giorni. Che vi serva aiuto dall’Angelo della Botta per riprendervi dall’ hangover, di qualche entità celeste che vi salvi dall’indigestione dopo l’ennesimo pranzo all’All you can eat dietro casa oppure che la vostra febbre social necessiti di un santino per aumentare followers, loro ci saranno.

E noi, con loro.

“Dunque cari uomini dissipiamo ogni dubbio sul motivo della nostra venuta. Non aspettatevi da noi redenzione alcuna: con la vostra salvezza noi non c’entriamo una beata manna.”

Di e con Enrico Pittaluga, Graziano Siressi, Luca Mammoli
Regista e co-autore: Riccardo Pippa
Scene: Anna Maddalena Cingi
Luci: Danilo Deiana
Produzione: Fondazione Luzzati Teatro della Tosse

Karmafulminien è una produzione messa in scena dalla “Generazione Disagio”, un collettivo informale nato “dall’esigenza di dare voce a una generazione di mezzo altrimenti non rappresentata”. Potete trovarli sulla loro pagina Facebook o su Youtube.

 

Commenti su Facebook
SHARE