Kaos @ Circolo Magnolia

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Kaos. Il concerto è finito, andate in pace.

Per la chiesa cattolica questa è l’ultima domenica d’Avvento. Ciò significa che manca poco alla nascita del Messia, almeno stando al calendario liturgico. In poche parole: per il popolo cristiano l’attesa sta per terminare. Caso vuole però che non lontano dalla Milano ambrosiana, nei pressi di Segrate, si sia dato appuntamento un altro gruppo di fedeli, la cui Attesa è stata colmata lo scorso sabato al Magnolia: Don Kaos ha infatti presentato il suo ultimo disco, Coup de Grace.

Chiedo perdono se qualcuno troverà questa similitudine blasfema, ma è difficile descrivere il rapporto tra Kaos e il suo pubblico senza toccare la sfera semantica del sacro. Lo dico perché anche io sono stato un suo fedele e so benissimo cosa si prova quando lo vedi salire sul palco e prendendo tutta la scena urla a squarciagola “Milano, ci siete o no?”, mentre il pubblico esplode in un boato di entusiasmo.

Al Magnolia si respirava un’atmosfera di questo tipo. Mano a mano che il pubblico entrava e prendeva posto accalcandosi contro le transenne, era evidente che erano tutti in fermento. Una precisazione: dai tempi di Elvis Presley, non c’è stato concerto che non abbia giocato in un modo o nell’altro con il fattore attesa. È una vecchia tecnica dell’intrattenimento dal vivo: ogni minuto di ritardo moltiplica nel pubblico il desiderio di vedere il suo idolo apparire sul palco, aumentandone così le aspettative e, di conseguenza, la carica di piacere-potenziale-esaudibile. Ora, nel rap questo fenomeno raggiunge già picchi sorprendenti, ma nel caso di Kaos si toccano vette inaudite; altrimenti non si spiegherebbe la calma fiduciosa dei fan, disposti anche ad ascoltarsi un’ora e mezza di dj-set senza battere ciglio, pur di farsi trovare pronti per l’apparizione di Maestro Kaos da dietro la cassa.

lord-bean-magnoliaNon appena però il dj ha abbandonato la sua postazione, lasciandola a Night Skinny, il pubblico è esploso. Un po’ perché questo significava che Lord Bean sarebbe salito da lì a poco sul palco e un po’ perché la tensione accumulata durante il dj-set trovava finalmente un’occasione per esplodere. La performance di Lord Bean è stata notevole. L’MC di Sesto San Giovanni, nonostante la sua latitanza dalla scena, si è dimostrato non solo in ottima forma, ma ancora capace di magnetizzare il pubblico. Merito questo anche di Night Skinny e delle sue produzioni, che si richiamano direttamente a quel suono tipicamente Def Jux tanto caro a Bugs Kubrick. Non c’è da stupirsi dunque che Bean sia riuscito ad incendiare il pubblico passando dai classici anni ’90, come Gli occhi della strada e Street Opera, a pezzi più recenti, come Hostis drama o Io non sono qui, apparsi entrambi sull’album Zero Kills di Skinny. Segni questi che dimostrano la longevità del rap di Bean e la sua presa anche sul pubblico più giovane, che ha fatto di pezzi come Quale ordine e L’ultima scena dei veri e propri must have. Nel caso aveste ancora qualche dubbio a riguardo, il pogo che si è generato sotto il palco credo sia una prova sufficiente.

Di questa strana liturgia, però, Lord Bean è stato solo il diacono. È bastata la comparsa di DJ Craim perché da ogni dove si levassero grida di giubilo. Assistere ad un live di Kaos è un’esperienza che lascia sempre sconcertati. Nonostante sia presente sulla scena da più 25 anni e il suo nome suoni sulle bocche dei giovani rapper come quello del Santo Patrono dell’Hardcore, la sua figura risulta ancora anomala. Basti pensare a come si presenta: occhiali da dottorando in filosofia, asciugamano da boxeur sulle spalle, taglio da samurai e tatuaggi da Hell’s Angels. Per non parlare della sua voce. Già, la sua voce: cruda, sporca, gutturale, praticamente una motosega arrugginita uscita da un film di Sam Raimi. Non stupirebbe se lo si trovasse tra le fila del metalcore più pestato, anche se questo alle orecchie di Kaos suonerebbe quasi come una bestemmia. Questo perché Kaos è un b-boy fiero sin dal giorno zero e probabilmente uno degli ultimi MC della sua generazione sopravvissuti all’olocausto mediatico del movimento. Molti dei colleghi che hanno spartito con lui gli anni delle Zona Dopa sono infatti per lo più spariti o misconosciuti, quando non riassorbiti e riconvertiti dall’industria musicale. Tutto ciò contribuisce all’immagine messianica che il pubblico ha di Kaos: il Profeta, lo Zarathustra inascoltato e abbandonato da tutti, condannato alla più nobile solitudine dell’eroe. Potremmo dire che Kaos dagli inizi della sua carriera, sembra costretto a portare sulle proprie spalle i destini dell’Hip-Hop duro-e-puro della Penisola. Anche se posso immaginare che al Dottor K, che ha sempre nutrito un certo fastidio per i messia, non gradisca più di tanto questo ruolo.

kaos-magnoliaAl Magnolia, ad ogni modo, Kaos ha dimostrato di riuscire a fare proseliti tra le nuove generazioni e ad infiammarli come se fossero ancora gli anni ’90. Che si trattasse della sua strofa di Ciao Ciao (1996) o di Dottor K (2011), il pubblico ripeteva ogni singola parola, le mani alzate a tempo, i polpacci tesi a saltare non appena fosse partito il boom-bup. Ed è strano, davvero strano, il pubblico di Kaos. Da un rapper che è attivo dagli anni ’80 ci si aspetterebbe un pubblico sui trentacinque o prossimo alla quarantina, o almeno più adulti stempiati e con i figli a casa, mentre invece ci si trova di fronte ad un pubblico giovanissimo, che nella maggior parte dei casi non supera i venticinque anni, che conosce a memoria ogni singolo testo, ogni pausa, ogni attacco alla strofa successiva. Questo crea un certo contrasto con la nostalgia generale che evocano i suoi concerti, fomentata spesso dalle selecta dei dj che aprono il concerto, che ripropongono di continuo SXM, Neffa e compagnia bella; ai concerti di Kaos infatti i veri nostalgici sono i giovani rapper. È in queste occasioni che si rinvigorisce il sogno degli anni ’90, dei b-boy fieri, dell’Hip-Hop come realtà capace di dare un senso o almeno una traiettoria nella vita (sogno, del cui tramonto Kaos raccontava con estrema delicatezza già nel ’96 in Per la vita). E tutto ciò nonostante Kaos sia ad oggi il Cantore della Fine per eccellenza: la Fine della Civiltà, la Fine delle Illusioni, la Fine dell’Esistenza, la Fine dell’Hip-Hop e la Fine (o meglio lo Sfinimento) di Kaos stesso. Più volte il rapper aveva infatti dichiarato che “il prossimo disco sarebbe stato l’ultimo”, come diceva Zeno a proposito delle sigarette. Negli ultimi cinque anni però ha sfornato due album niente male: Post Scripta (2011) e Coup de Grace (2015).

Tuttavia cosa sia cambiato dal suo ultimo capolavoro kARMA (2007) non è subito palese. Da un punto di vista dei suoni è evidente che Don Kaos abbia continuato a lavorare lungo la traiettoria già descritta da kARMA, utilizzando suonorità che, pur proveniendo dalla drum ‘n’ bass o dall’elettronica, non rinunciano ad un taglio prettamente rap, con l’utilizzo di campioni e boom-bup ben piazzati. Da un punto di vista dei contenuti la faccenda si fa più complicata. Questo per via dell’anomalia di cui sopra. In un ambiente dove infatti tutto ciò che interno tende ad essere esteriorizzato, fino al punto che la stessa esteriorità (la temibile apparenza) finisce quasi per sostituirsi all’interiorità (la sempre ben accetta sostanza), Kaos è il rapper che per eccellenza ha rovesciato il calzino dall’interno: tutto in lui è riflessione sull’esistenza e quanto (cioè tutto) questa implichi. E se la ricerca di un senso della vita si fa sempre più ardua e si palesi sempre più la natura circolare e frammentaria degli avvenimenti, è normale che certi temi tendano a tornare, sebbene di volta in volta approfonditi. In questo senso Post Scripta e Coup de Grace fungono da postille per l’appunto, come a dire “nel caso non vi fosse chiaro, il concetto era tipo questo”. E il messaggio è chiaro: per dirla con Kaos “questa è la fine”.

Questo dovrebbe essere il colpo di grazia, dunque. La cosa strana è che ogni volta che Kaos dice che è giunto alla fine del suo percorso, alla sua ultima cena, il pubblico sembra acclamarlo e desiderarlo ancora di più, pogando sui bassi de L’Anno del Drago e commuovendosi ogni volta che attacca con Cose Preziose, spingendo il Maestro a calcare nuovamente il palco. Il vero colpo di grazia è inferto piuttosto all’attesa per i fan, che a dire il vero sono stati colti impreparati, data l’assenza di rumors circa l’uscita di Coup de Grace, uscito il 13 Novembre all’insaputa di tutti. Insomma, è una fine senza fine quella di Kaos. E se i risultati sono lo scorso concerto al Magnolia, speriamo sia così per ancora molto tempo.

A cura di Nicolò Valandro

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