John Fante, 1909-1983 mg

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Categoria farmacoterapeutica: scrittore e sceneggiatore statunitense attivo nella metà del ‘900.

Principio attivo: irriverenza 10 mg, iconoclastia 10,5 mg (equivalente a 5 mg di spirito di rivalsa anidra e 5,5 mg di humor monoidrato).

Eccipienti: prefazioni a Chiedi alla polvere di Bukowski, Baricco; Dan Fante, Fante: A Family’s Legacy of Writing, Drinking and Surviving;

Composizione quantitativa: otto romanzi, cinque raccolte di racconti, tre epistolari, dodici sceneggiature.

Composizione qualitativa: spesso impropriamente considerato affetto da insanabile randagismo prosaico, si presenta più frequentemente incapsulato in strutture narrative fitte di una routine povera ed esasperante, stilizzate in un microcosmo familiare, il suo, assurto a pantomimico studio della società.Ossessivamente concentrato sul ruolo di Figlio, John o Arturo Bandini che dir si voglia, suo alter ego letterario, un po’ italiano, un po’ americano, gioca all’apolide, spernacchiando familiari e vicini, colpevoli di essere attaccati, come le ostriche agli scogli di verghiana memoria, al loro mos maiorum, davvero troppo cozzante col sogno americano. Chi l’avrebbe detto che Fante sarebbe diventato scrittore, circondato com’era da calce, scalpelli e cazzuole paterne e Ave Marie e pianti materni! Chi mai avrebbe scommesso su un dago? Eppure lo ritroviamo a Los Angeles dove le prova davvero tutte per realizzare il suo sogno, alla ricerca di un affrancamento da quell’italianità da emigranti così frugale, imbarazzante e limitante.

Indicazioni: usato nel trattamento di sintomatologie affini all’idiosincrasia parentale, adualismo e nostalgica reminiscenza di un’emigrazione vissuta molto spesso solo nei racconti, Fante si declina in più livelli d’interpretazione, prestandosi a scorrevoli letture d‘intrattenimento fino a ottenere parallelismi importanti con i grandi della letteratura americana del Novecento (vedi Faulkner). Arturo Fante è un iconoclasta arrabbiato, che sfoga in ogni parola il rancore di chi tutta la vita ha cercato di recidersi dallo strascico di una famiglia inopportuna e degradante che, però, sarà l’unica vera matrice del suo successo. Nessun riconoscimento postumo ci sarebbe stato se non avesse fatto leva su quei poveri diavoli impolverati, scalpellini ubriaconi dalle mani grandi e nodose che trafficano ossessivamente nei suoi racconti o se non avesse cantato le preghiere di sua Madre, i lamenti di una suora mancata, che fanno da colonna sonora a una vita vissuta tra debiti, abbrutimenti e umiliazioni.

Controindicazioni: ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti, es. lettori affetti da romanticismo catalettico, reazionari amanti “dello bello stile che m’ha fatto onore”, anodini portabandiera del sempreverde “purtroppo ho visto già il film”.

Effetti indesiderati: sono state riscontrate in alcuni pazienti reazioni quali accentuato anticlericalismo, propensione all’abuso di alcol, alterazione del linguaggio con frequente ricorso alle bestemmie, acatisia, disturbi psicotici deliranti.

Posologia: frequenti assunzioni quotidiane sotto svariati formulati, dai suffumigi di Chiedi alla polvere, agli unguenti di Aspetta primavera Bandini, fino a impomatarvi ogni sera, prima di coricarvi, con un racconto tratto da Dago red.

Inchinatevi a quest’altare della memoria, costruito tra lacrime e sangue, mai esposto a facile commiserazione ma alimentato da fervore, testardaggine e talvolta anche ironia. Fante è così, senza misura, nella vita come negli scritti, bruciante di un vulnus ancestrale, come ferita mai rimarginata.

E’ la storia di un uomo fortunato e sfortunato in egual misura, di un uomo di raro coraggio naturale. E ora basta. Il libro è vostro

A cura di Elisabetta Lisa

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