Joe Victor @ Magnolia (live report + intervista)

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Chiamarla “intervista” sarebbe fuorviante: quella di ieri sera è stata una piacevole chiacchierata con Gabriele, Mattia, Michele e Valerio, i giovani componenti dei Joe Victor che tra sorsi di birra e continue battute ci hanno raccontato di esperienze, ambizioni e del loro rapporto con la musica. Se avessero potuto riassumere ogni risposta in una sola frase, questa sarebbe stata: “Le parole stanno a zero, la musica ci piace suonarla”.

Nel corso della nostra conversazione è emerso il piacere unico e totalizzante che provano suonando dal vivo, motivo per cui hanno puntato principalmente sull’attività live per farsi conoscere. I Joe Victor nascono tra “Le Mura” di Roma e nel giro di un anno si fanno strada fino all’agognato palco dello Sziget Festival. Nell’Ottobre 2015 esce Blue Call Pink Riot, il loro primo disco, che attira l’attenzione della critica oltre che del pubblico: un successo probabilmente inaspettato. Ma l’applauso di cento o settecento persone, come sostiene Gabriele, non fa alcuna differenza. “Quando suoni un brano e l’applauso è sentito, l’emozione rimane la stessa: stai facendo una cosa che ti piace, sentire che gli altri ti apprezzano è sempre una soddisfazione”.

Questi giovani musicisti non sembrano rincorrere lo standard della proposta musicale italiana: ci parlano di passate proposte di partecipazione ai talent alle quali la risposta è stata “manco per niente”, scherza Valerio. Hanno obiettivi ben più ambiziosi e sognano di suonare in America: “Central Park – azzarda Gabriele – non sarebbe male”. Il cantante ci racconta che è stata la pubblicità della Mulino Bianco (ci accenna Let me live dei Queen) ad aver acceso in lui la passione musicale e di aver scelto lo strumento di Cat Stevens e Bob Dylan: la chitarra.

“In realtà faccio finta di suonare la tastiera, c’è un disco registrato”: Valerio, in un primo momento, tenta di convincerci di non essere capace a far musica. Quello che scopriamo, poi, è che non solo è lui a comporre i brani insieme a Gabriele ma che lo accompagna con stile come seconda voce.

La birra finisce, le sigarette si spengono, i Joe Victor ci lasciano: il concerto sta per cominciare.

Non c’è folla, ma tanto calore che si avverte già dal primo pezzo: Bamboozled, un brano coinvolgente, fresco, ma che restituisce il sapore della musica anni sessanta che, per noi appassionati, si fa perfetta colonna sonora di momenti felici che conserviamo. Con abilità sono stati superati anche piccoli inconvenienti tecnici con simpatici escamotage che hanno mantenuto alto il ritmo della serata e l’umore del pubblico. Le grandi aspettative sulla performance live sono state confermate: i Joe Victor sono ragazzi che giocano tra loro sul palco, che suonano mettendo da parte la scaletta e preferiscono lasciarsi trasportare dall’entusiasmo del momento. Tutte cose possibili solo quando si è in presenza di musicisti di ottimo livello, (non abbiamo ancora citato gli energici Mattia, batterista, e Michele, bassista), perfettamente coordinati ed affiatati. Tutto è commistione tra vecchio e nuovo: autentici nella schietta presentazione sul palco, ma palesemente ispirati sia dalle movenze che dal modo di far musica di una volta.

I Joe Victor ci conducono con il loro School bus dal Magnolia di Milano fino in Mississippi, Cold e All the ladies continuano ad accompagnarci nel viaggio in terre lontane e sconosciute prima di abbandonarci a qualche attimo di riposo con Days.

Quando il concerto volge al termine, il pubblico sembra non averne abbastanza: il gruppo non si tira indietro ed esegue cover di brani divertenti come Take on me degli A-ha (che proprio non ci saremmo aspettate da loro!), e di altri più affini alle sue corde come Have you ever seen the rain, Like a rolling stone e il toccante Song to the siren. Approcciarsi a pezzi di questo calibro non riesce sempre bene a tutti: Gabriele, però, ha una splendida voce e ottime doti interpretative che hanno consentito la perfetta resa di queste come di tutte le canzoni del loro repertorio. Peccato per chi non c’era: a chiunque ne abbia la possibilità, consigliamo una “dose di live” dei Joe Victor.

A cura di Giuseppina D’Alessandro e Federica Cuomo

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