Ieri sera stiamo stati a vedere l’anteprima dell’attesissimo IT basato sul noto omonimo romanzo di Stephen King.

Il film che uscirà nelle sale italiane il 19 ottobre è di Andy Muschietti, regista argentino conosciuto per aver diretto La madre e Mama.

La trama racconta le vicende di un gruppo di ragazzini (il club dei Perdenti) perseguitati da un mostro che ha le sembianze di un pagliaccio di nome Pennywise. Questa creatura può assumere la forma delle loro paure e da molto tempo uccide le persone che abitano a Derry, cittadina del Maine, per nutrirsi della loro carne. Solamente restando insieme e dimostrando la forza della loro amicizia il gruppo dei Perdenti riuscirà a combattere il clown, la personificazione del male assoluto.

Questa nuova trasposizione cinematografica non ci ha convinti del tutto. Cominciando dalla struttura della vicenda il film risulta troppo sequenziale e schematico, gran parte delle due ore di pellicola è infatti occupato dalle diverse apparizioni del clown ai protagonisti. Anche nel libro l’autore si è fermato molto su questo aspetto ma qui sembra che il tutto sia in un certo senso troppo organizzato e alle volte ripetitivo riproponendo IT sotto forma di creature diverse più e più volte nel film senza che accada una vera azione per molto tempo.

Per quanto riguarda la credibilità dell’aspetto visivo non sempre funziona perchè nonostante i grandi effetti speciali alcune sembianze del mostro risultato eccessive e un po’ goffe nel loro terrore. Non riescono a trasmettere a pieno il senso di angoscia forse per un eccessivo dettaglio nell’aspetto che avrebbe funzionato di più mostrando meno e trasmettendo più un senso di mistero.

Il film è molto ben strutturato dal punto di vista della psicologia dei personaggi, vengono chiaramente distinte le personalità di ogni componente del gruppo dei Perdenti avvicinandosi molto alla sfera introspettiva che è presente nel libro. Forse il personaggio di Richie, il ragazzino ironico del gruppo, risulta un po’ eccessivo e alle volte poco necessario. L’aggiunta di umorismo nella vicenda richiama sicuramente il libro ma è spesso esagerata e le battute di questo personaggio spezzano totalmente il clima di tensione del racconto facendo distrarre lo spettatore.

In generale il lavoro di Muschetti è riuscito abbastanza, molto più del suo predecessore degli anni ’90 merito anche degli effetti speciali e di un diverso contesto. Ricordiamo che la miniserie IT era destinata alla televisione quindi ovviamente molti aspetti non potevano essere rappresentati. Qui il senso di terrore arriva al pubblico grazie a montaggi molto veloci, apparizioni del clown in momenti inaspettati e grazie anche all’attore che interpreta Pennywise. Grande merito infatti per il giovane Bill Skarsgård che con il suo viso particolare, lo sguardo inquietante e l’ottima recitazione si rivela un perfetto candidato per questa parte sicuramente difficile da interpretare.

Sicuramente è ben percepibile come il regista abbia voluto mostrare una migliore versione del film del 1990. Alcune sequenze, sopratutto quelle iniziali di Georgie e della barchetta, sono state mantenute quasi identiche al film precedente. Addirittura alcuni dettagli dell’ambiente e alcune riprese sono quasi identici. Allo stesso modo anche questo lavoro non comprende tutta la vicenda  del libro, troppo lunga e troppo complessa da condensare in un unico episodio. Insieme ai titoli di coda appare infatti la scritta “Capitolo Uno” che ci suggerisce la presenza di un sequel nel quale molto probabilmente sarà presente la parte in cui i protagonisti ormai adulti si ritrovano per combattere IT ancora una volta.

Come molti hanno notato tutta l’ambientazione di IT e anche l’attore che interpreta Richie (Finn Wolfhard) ricordano molto il mondo di Stranger Things, recente serie di produzione Netflix. Bisogna però considerare che le references della serie vengono principalmente a loro volta da qui, dallo stesso romanzo IT che è uscito nel 1986, dal film The Goonies del 1985, da Stand By Me del 1986, altro film tratto da un romanzo di Stephen King.

A cura di Beatrice Corona

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