Interviste from the cameretta presenta See Maw; milanese classe ’96, con lui avevamo sciolto il Ghiaccio la scorsa estate in occasione dell’uscita del suo primo EP. Artista a 360 gradi, See Maw si definisce “un ragazzo che fa musica dalla cameretta”, la stessa in cui siamo entrati per farci raccontare del Mi Ami TVB, del suo ultimo singolo Champagne, uscio il 31 marzo per Undamento, e per vivere la sua quarantena attraverso cinque canzoni.

Ciao Simone, come stai? Dove stai passando questo periodo?
Ciao! Naturalmente a casa. Qualche volta mi danno i turni di lavoro e ho l’occasione di uscire, in un certo senso non vedo l’ora che mi diano altri turni (chi l’avrebbe mai detto?).

Poco prima che iniziasse il lockdown, ti abbiamo visto a febbraio al Circolo Ohibò per il Mi Ami TVB, dove ad alternarsi sul palco sono stati alcuni fra gli artisti più interessanti della nuova generazione. Ci racconti com’è stato?
È stato importante per molti motivi. Cominciamo con il dire che è stato figo esibirsi per il Mi Ami, anche se in un evento “minore” rispetto al festival, è stato molto emozionante (senza parlare dell’ansia). Questo live è stato importante soprattutto per un altro motivo: il lavoro che c’è stato dietro. A questo punto non posso che ringraziare il buon Luca Paternello in arte Sicket, per gli amici “Calu”, che mi ha dato una grossa mano (forse anche tutto il braccio) per organizzare un live decente e dignitoso. È stato un lavoro di squadra, tra lui, Tommaso Fobetti (CEO di Undamento), Gianmarco Montagna, e ovviamente Davide Ruggeri in arte Dado Freed, all’occasione bassista, tamburista e voci. Per quanto riguarda me, invece, oltre a impegnarmi per migliorare i miei difetti sul palco (ancora molti, purtroppo), ho scoperto nuovi artisti e quelli che mi sono rimasti di più sono Whitemary e Rares, senza nulla togliere agli altri che si sono esibiti. È stata una serata da paura.

Qualche settimana fa è uscito Champagne, il tuo ultimo singolo, e l’immaginario estetico della cover – in bianco e nero – sembra suggerire un cambio di direzione rispetto alle tue cose precedenti. È così anche per la tua produzione artistica o è solo un lavoro di immagine?
Assolutamente anche per la produzione. Difatti c’è stata una netta evoluzione tra Depre mood e questo disco che uscirà; come dice Fobetti, è passato un anno ma sembra che ne siano passati cinque. Questo è dovuto al fatto che mi sono messo d’impegno sulla produzione, per migliorarmi, alla continua ricerca del mio suono. Anche qui non posso non citare il Calu, il quale mi ha aiutato con 3 brani del disco: da questa coproduzione ho imparato molto.

Depre Mood è stato il tuo primo progetto con Undamento: entrare in una realtà ormai consolidata e avere la possibilità di interfacciarti con gli altri artisti di casa Undamento ha in qualche modo cambiato il tuo modo di fare musica?
Direi di sì. Se prima ero un ragazzino che faceva musica dalla cameretta, ora sono un ragazzino che fa musica dalla cameretta consapevole che ho ancora molta strada da fare. Ho capito che il livello deve essere più alto e che Tommaso Fobetti spinge perché sia tale. Mi sto confrontando con dei professionisti e si comincia da qua.

Per salutarci ti va di dirci quale sarà la prima cosa che farai e il primo posto in cui andrai quando saremo di nuovo liberi?
Non ho dubbi: al sushi. Si poi anche con amici, ballare, bere, fumare, ecc. Ma soprattutto il sushi. A parte gli scherzi in questi giorni (settimane, direi) sto registrando un sacco di provini con il telefono, quindi appena sarà libero lo studio non vedo l’ora di registrare i pezzi nuovi! Un saluto a voi e a tutti i lettori di Associazione Vox!

La quarantena di See Maw raccontata in cinque canzoni per cinque momenti

Quelle poche volte che esco in questi giorni e c’è il sole, per esempio per fare la spesa
Men I Trust, Norton Commander (All we need)

Se ho bisogno di carica
Benny Goodman, Sing sing sing

Se ho bisogno d’ispirazione
King Krule, Czech One

Mentre faccio cose
S.C.A.R.R., The Rest of my days

Prima di dormire
Biosphere, Black Mesa

A cura di Greta Valicenti e Sara Palumbo

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