Interviste from the cameretta presenta Omega Storie; classe 1998, Samuele – muovendosi fra rap e slam poetry – è ciò che potremmo definire un cultore della parola in tutte le sue sfaccettature. Siamo entrati nella sua stanza per parlare con lui di come queste due arti si intrecciano fra di loro, delle jam hip hop in giro per il nord Italia e per vivere la sua quarantena attraverso cinque canzoni.

In un periodo in cui molti artisti hanno deciso di posticipare i propri progetti a data da destinarsi tu hai scelto comunque di uscire con due pezzi, Parlare coi muri e La gente muore. Come sono nati questi brani? E in questa situazione stai riuscendo comunque a scrivere?
Parlare coi muri è nato a gennaio, a Torino, durante una trasferta che ho fatto con altri ragazzi, mentre ho scritto La gente muore fra ottobre e novembre. Non ero nemmeno tanto sicuro sul farlo uscire o meno perché è un pezzo molto “invernale”, sentivo che il periodo era un po’ passato, solo che poi questa storia della quarantena mi ha fatto riflettere sul concetto di tempo e quindi ho deciso di dargli un valore. Per quanto riguarda lo scrivere sto scrivendo molto, anche perché la mia scrittura è basata tanto sulla fantasia e i ricordi, e uscire mi serve relativamente poco; c’è già molto dentro la mia testa, e in questo periodo è riuscita ad uscire un bel po’ di roba.

La tua arte però non si esprime solo attraverso il rap ma anche tramite il poetry slam. Quale delle due cose è arrivata prima?
Sicuramente è venuto prima il rap perché ho iniziato a farlo da piccolissimo, alle elementari rappicchiavo per gioco e a fine seconda media ho scritto i miei primi testi che andai subito a registrare tramite amici. In terza media poi io e Matt Leeu avevamo già il nostro piccolo studio in casa e avevamo iniziato fin da subito ad auto produrci e a rappare. Il poetry slam invece l’ho incontrato solo tra il 2015 e il 2016, con uno dei primi poetry slam al Macao, e quella fu la mia serata di iniziazione: ero un sedicenne con i suoi testi rap confrontato con illustrissimi poeti – il poetry slam del Macao è uno dei più prestigiosi di Milano – e mi sono reso conto di tante cose. Mi sono trovato davanti a dei veri colossi dell’arte della parola.

Quali sono le prime cose che hai ascoltato che ti hanno iniziato al rap?
Ho conosciuto il rap tramite un mp3 che mi regalò mio zio e che conteneva una selezione musicale curata da lui; c’era dentro un po’ di tutto – da Ligabue e Vasco Rossi ai Green Day e i Linkin Park – tra cui Perché sì degli Articolo 31, e appena l’ho sentita è partito tutto. Poi ho scoperto che in un’area remota di quell’mp3 c’era anche Di sana pianta e da lì ho iniziato a conoscere i Dogo, Fibra e tutto il resto.

Tornando invece al rap e al poetry slam, in che modo si intrecciano fra di loro? Nei tuoi testi ci sono degli incastri molto particolari e anche insoliti…
Sia rap che poetry slam derivano dalla stessa macro-arte che è quella dello spoken word, della parola viva e performativa, quindi hanno in comune molto, anche se nella scena italiana i rapper poeti non sono così tanti. In ogni caso confrontarmi con un ambiente del genere mi ha aiutato tantissimo a sviluppare una mia impronta di scrittura: sono arrivato ad apprezzare un gusto diverso per quanto riguarda le rime o su come mettere giù le frasi, molto spesso alle mie orecchie risulta molto più efficace giocare con la fonetica delle parole e con la velocità o il rallentamento di determinate frasi, piuttosto che con le rime o le assonanze. Le rime vengono così poste su altri livelli, non è più la rima baciata ma ha molto di più dietro, è una rima sia di significato, sia di suono. Sicuramente il poetry slam ha aperto il mio ventaglio di scrittura e di stili che si possono esercitare con essa.

C’è un tuo pezzo di qualche anno fa, Però felice, in cui dicevi “faccio questa merda fatta bene, non è hip hop, sti cazzi”. Cosa fa allora Omega Storie?
Omega Storie fa musica che cresce e si evolve insieme a me, in cui si percepiscono le varie influenze che mi hanno formato sia artisticamente, sia nella vita. Sicuramente si sente il rap, così come spero si sentano anche altre cose.

Nei tuoi pezzi effettivamente ci sono un bel po’ di riferimenti che esulano dal rap. Dove ti piace pescare per trovare ispirazione?
In realtà un po’ ovunque, tutto quello che alle mie orecchie risulta avere un’anima. I generi sono talmente tanti che non saprei neanche elencarteli, ho ascoltato un sacco di roba diversa nella mia vita. Sicuramente pesco in un 50 e 50 nella black music – come l’R&B e il soul – e nella white music – quindi cose molto più rock e punk –. C’è anche tantissima musica elettronica, così come musica folk e popolare. Qualsiasi cosa in cui ci sia dell’anima percepibile.

Tornando invece a Però felice, dici anche un’altra cosa interessante: “il rispetto dei pionieri è proprio dalla gente che vorrei”. Dai pionieri del rap te lo sei decisamente guadagnato, infatti sei presente nell’ultimo album di Ape e hai partecipato a Emme I Cypher, il format di Blo/B. Come sono nate queste collaborazioni?
La collaborazione con Ape è nata proprio dalla conoscenza avvenuta durante l’Emme I Cypher con Blo/B. Tutto poi è nato dal lungo percorso di gavetta che ho fatto dai 14 ai 18 anni in un sacco di jam live per l’Italia; ero infatti in una delle crew di writing più importanti di Milano e seguivo i centri di aggregazione giovanili con cui abbiamo girato praticamente tutti i centri sociali del nord Italia dove facevamo il nostro live rap prima delle feste techno. Questo mi ha fatto entrare in contatto con un sacco di realtà e un sacco di persone; ai tempi io facevo rap serrato e cattivo, frequentavo anche il laboratorio di Musteeno che da anni collaborava con Blo/B e tra jam varie ho conosciuto personaggi come Esa, Inoki, Speaker Dee Mo…
Quando è uscito questo pezzo avevo 18 anni e avevo ancora l’orgoglio del difensore e quindi il rispetto dei pionieri era molto importante.

E la jam che ti è rimasta più impressa?
Ce ne sono due in particolare. La prima che è una delle più belle in assoluto a cui ho partecipato che è la Cessate il fuoco, organizzata da Musteeno in cui come special guest c’era Mecna, ed era stata epica perché lì ho visto l’hip hop vivo: mentre la gente rappava c’era chi pittava, chi breakkava, c’era il dj che scratchava e quella cosa lì era il ciclo naturale dell’hip hop che si manifestava davanti ai miei occhi e da cui sono rimasto folgorato. L’altra è invece quella di dj Twice al Barrio’s con Esa, Gruff, e in quel giorno ho visto tutto Piazzale delle donne partigiane pieno di gente: quella è stata la reunion hip hop più grossa alla quale abbia mai partecipato e non me la scorderò mai.

Senti, siamo all’ultima domanda: una domanda che non ti ho fatto e che avresti voluto ti facessi.
A questa ti rispondo fra una settimana.

La quarantena di Omega Storie raccontata in cinque canzoni per cinque momenti

Quando mi sveglio e devo distendere i nervi prima di due ore di lezione
Drake, Jungle

Mentre metto in caricamento la lezione e voglio iniettarmi endorfine
Show me the body, Madonna Rocket

Per accompagnare la mia tisana pomeridiana alla cannella
Pomme, Comme si j’y croyais

Per gustare la mia dose quotidiana di cbd e tabacco
Nathy Peluso, Alabame

Prima di andare a dormire riprodotto direttamente dalla cassa del cellulare
Yelawolf, Have a great flight

A cura di Greta Valicenti

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