Boombox meets…Strueia

553

strueia coverAbbiamo scambiato quattro chiacchiere con Strueia

Ogni musicista ha i suoi riferimenti musicali, nello scrivere canzoni l’influenza può essere più o meno esplicita. Quanto c’è di ciò che ascolti nella tua musica?

Attingo molto dai dettagli. Mi capita di scrivere canzoni dopo aver suonato per tutto il pomeriggio solo l’accordo di Do7+ perchè lo stavo ascoltando in qualche disco dei Velvet Underground, oppure un beat di batteria di John Frusciante o un giro di accordi di Neil Young, anche il rumore della lavatrice o il beat del tergicristalli marcio della macchina. I miei dischi sono pieni zeppi di piccoli dettagli rubati qua e la che poi diventano un’altra cosa. Tipo quando apri il frigo e fai la pasta con tutte le micro-cose avanzate, qualche volta capita che il risultato sia commestibile.

Il tuo prossimo album (in uscita l’11 Febbraio ndr) porterà il titolo di La Chitarra il Bosco lo Spleen. Come si sintetizzano questi tre elementi in un unico progetto musicale?

Lo studio dove abbiamo registrato il disco si trova in mezzo a un bosco, casa mia sta vicino a un bosco dove andavo spesso a camminare per fare editing mentale dei pezzi registrati in studio. Il mood del disco mi sembrava molto autunnale e malinconico. La chitarra del titolo è un piccolo omaggio alla mia Gibson L30, ce l’ho da quando sono nato, siamo un po’ come Alfred e Bruce Wayne.

Parlaci del tuo modo di scrivere canzoni. Qual è il tuo rapporto con la scrittura? In studio, per quanto riguarda la parte musicale, preferisci fare tutto da solo, o hai qualcuno con cui generalmente collabori?

Nonostante il progetto porti il mio nome ho sempre preferito vederlo come una band aperta, per cui quando vado in studio di solito è un viavai di amici che vengono a suonare qualcosa. In questo disco poi c’è la produzione artistica di Filippo Strang quindi c’è anche molta farina del suo sacco. Ho bisogno di nascondermi dietro i meriti degli altri per evitare di essere autoreferenziale.

La traccia 9 di La Chitarra il Bosco Lo Spleen porta il titolo di La Canzone del BingeWatching, approfittiamone per non parlare solo di musica. Sei un appassionato di cinema e serie TV? Fino al limite compulsivo del binge-watching?

Sono molto appassionato di cinema, con le serie tv vado a periodi ma ne ho tre o quattro che ciclicamente riguardo: Twin Peaks, Dr House, Boris, Friends. Canzone del BingeWatching è un pezzo sulla depressione, volevo raccontarla attraverso la giornata tipo di un abbonato a Netflix.

Facciamo un gioco: ti diamo una citazione e tu ce la commenti: sembra che il silenzio soffra, quando qualcuno lo rompe (Jonathan Franzen – Libertà). Tra l’amore per la pace dei boschi e la tua musica, certamente mai rumorosa, anzi quasi che procede in punta dei piedi, come vivi il rapporto tra silenzio e suono?

Sono un suonatore compulsivo, faccio la batteria sbattendo la lingua, con le dita delle mani e dei piedi, nel bosco mentre pensavo ai pezzi portavo il tempo strusciando i passi sulle foglie, ogni cosa intorno a noi suona in continuazione. Io suono in continuazione, anche quando sto facendo altro. In questo momento il mio frigo sta suonando una canzone di Perry Como (o si sta solo scaricando il gas?!).Il silenzio è l’embrione del suono, l’importante è romperlo per dire cose interessanti, o almeno che ci facciano sentire bene.

A cura di Andrea Predieri

Commenti su Facebook
SHARE