Intervista a Petunia Ollister: Colazione da…una (book)blogger

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petunia ollister

Avete presente quando siete a tavola e vi assale un desiderio estetico quasi maniacale di spostare un attimo la forchetta più a destra, poi di allineare simmetricamente la tazzina di caffè con il libro che si trova casualmente sul tavolo, scattare una foto e condividerla sui social?

Beh, la geniale Petunia Ollister ci è arrivata prima di noi: ha dato il via a questa mania facendo di questa collezione di foto il suo marchio di fabbrica, trasformandolo in un vero e proprio brand.
La formula adottata da Petunia è ‘libro + colazione’: ogni mattina posta sui social, Instagram e Facebook, una foto di un’elegante colazione accompagnata da un bel libro, il tutto addolcito da una citazione presa dal libro in immagine. Insomma, Petunia legge le colazioni.

È stata proprio lei a coniare l’hashtag #bookbreakfast, ed oggi è qui con noi a rispondere ad un paio di domande…

Buongiorno Petunia, intanto grazie per aver accettato l’intervista.
Da prassi, vorrei partire dalla domanda zero: facciamo finta che il lettore non ti conosca, tu come presenteresti ‘Petunia Ollister’?

Petunia Ollister, pseudonimo che nasce nel 2010 dalla mente di due amici copy per stare sui social con molta leggerezza e senza intaccare la reputazione della serissima conservatrice dei beni librari che ero allora. Da quel momento Petunia ha preso il sopravvento e non sono più riuscita a liberarmene. Votata alla compulsione all’ordine, all’ossessione cromatica e alla catalogazione sistematica, quarantenne, gattara mancata, dopo varie vicissitudini lavorative mi sono ritrovata ad avere moltissimo tempo libero. Ho riiniziato a fare una delle cose che mi piace più in assoluto: leggere mentre faccio colazione. Fino a quando una mattina di circa due anni fa…

Dov’è nata questa idea della #bookbreakfast e a quale scopo?

… mi sono trovata a sfogliare un libro di graphic design la cui copertina era dello stesso identico colore della tazza da cui stavo bevendo il mio caffè americano. Piazzarli sul tavolo a distanza, salire su una scala per trovare il punto di ripresa perfettamente verticale, fotografare con il mio iPhone e pubblicare su Instagram è stato un gesto automatico. L’idea è piaciuta e a me è servita per indirizzare tutte le mie manie ossessivo-compulsive. Immediatamente mi è venuta l’idea che i social fossero un ottimo modo per parlare di libri in modo pop, senza terrorizzare i non lettori con la superiorità settaria che contraddistingue l’approccio alla lettura di alcuni lettori. Un modo immediato di far entrare lo scaffale di una libreria nella quotidianità di persone che in libreria mai ci avrebbero messo piede per mancanza di consuetudine. I #bookbrekfast sono un progetto semplicissimo per rendere la lettura un gesto quotidiano e privo di qualsiasi rivendicazione.

Come sei riuscita a intravedere nei social network un’occasione per divulgare la cultura? Sembrano due concetti così antitetici, o sbaglio?

Volenti o nolenti i social network sono parte della realtà e del quotidiano. Non ho nessun problema ad affermare che sono ormai essenziali e che non conoscerli e non saperli usare è pregiudicante. Sono solo dei vettori e se usati come tali hanno un potere propulsivo notevole. Non vanno demonizzati, ma riempiti di contenuti di qualità. Vanno usati bene, senza sovraccaricarli o renderli ridondanti, per stimolare la curiosità delle persone verso il libro, un oggetto che a sua volta è un vettore. Che poi io abbia anche una certa attenzione – e attrazione – per le grafiche di copertina è fuor di dubbio. Ma sono pur sempre stata, e rimarrò nell’animo sempre, una studiosa di Storia dell’editoria e una professionista che nel corso di quindici anni di lavoro sul campo, ha fatto letteralmente passare tra le mani una buona parte della produzione editoriale italiana dall’inizio del XIX secolo ai giorni nostri. Non posso sfuggire a questo tipo di formazione, ma non volendo invece far scappare – o peggio – annoiare a morte le persone, ho cercato di raccontare questi aspetti senza sciorinare concetti soporiferi.

Perché proprio la colazione? Lo trovi un pasto più poetico del pranzo, o della merenda?

Fin da quando ero piccolissima la colazione è sempre stato il pasto più importante della giornata. A casa dei miei genitori si apparecchiava il tavolo la sera prima con tutto il necessario e man mano che tutta la famiglia si alzava ci si sedeva e ci si poteva fare i fatti propri, in silenzio. Mi sono sempre alzata molto presto per godermi questo momento di calma in una casa per il resto della giornata molto rumorosa.

Bookblogger di mattina, il resto del tempo cosa fai? Chi si nasconde dietro a Petunia Ollister?

Dopo aver purtroppo smesso di fare la conservatrice ho dovuto ripiegare su altro, ma continuo a lavorare per l’editoria. Con funzione di umile operaio, come amo ironizzare io. Ancora sto cercando di capire cosa voglio fare da grande, ma in un periodo di grande flessibilità come questo sto cercando di mettere a frutto quel che so fare meglio: raccontare con le immagini e promuovere progetti che mi entusiasmano sui social network.

Hai altri progetti in mente, come trovarti dall’altra parte della foto di #bookbreakfast, in un libro?

La proposta mi è già stata fatta, ma sto ancora cercando di trovare un percorso originale per parlare di libri in un libro. Sto immaginando qualcosa di molto bello e sto cercando di capire come farlo al meglio. Fare cose belle e curate sempre.
Ho poi intenzione di continuare a inventare grafiche per borse in cui mettere ovviamente libri. La prima aveva un mio ritratto a fumetti di Sergio Varbella, alla seconda ci sto lavorando per fare in modo che sia pronta per i Saloni del libro di Milano e Torino.
Ho poi intenzione di continuare a collaborare con programmi radiofonici, mi sono divertita moltissimo a Ovunque 6 su Radio 2 in questo anno e ho intenzione di continuare a raccontare i libri con la voce, oltre che con le immagini.
Novità dell’ultimissima ora: a partire dall’8 gennaio mi troverete tutte le domeniche su Robinson, il nuovo inserto culturale di Repubblica.

Intervista a Petunia Ollister: Colazione da… una (book)blogger

 

A cura di Francesca Faccani

 

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