Boombox meets…Marcello e il mio amico Tommaso

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Abbiamo intervistato Marcello e il mio amico Tommaso in vista dell’uscita del nuovo album. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Ormai siamo ad un EP, due album e tanti live, questo fa di Marcello e il mio amico Tommaso un progetto consolidato, ve lo aspettavate?

Non so se ci aspettavamo di esistere così a lungo, visto che soprattutto agli inizi non credo ci fosse neanche chiaro che esistevamo in generale. Detto questo non so se chiamerei i marcelli un progetto consolidato: siamo instablissimi. Onestamente temevo che questo album non sarebbe mai uscito, ci abbiamo investito troppo tempo e il processo è stato, almeno logisticamente, super contorto. Da quando è iniziato ho cambiato città due volte e scartato almeno una decina di pezzi.

Marcello, nel videoclip di Una domenica al mese ti sei occupato di regia e riprese, come è stato portare personalmente la propria musica in un video?

La parte visiva dei marcelli è sempre stata molto importante per me, dalle foto promozionali alle copertine ai video. Ho sempre curato o la regia o altro dei video ma questo è il primo in cui ho tenuto la macchina da presa. Girare con Ondina è stato fantastico. L’ho fermata per strada a Trastevere, avendo notato quegli occhi assurdi che ha, e le ho chiesto di girare il video il giorno dopo. Nella stessa settimana l’ha notata anche un regista vero (Carlo Lavagna) ed ha finito per andare a Venezia come protagonista di Arianna.

Oltre agli espliciti The Magnetic Fields e Dino Buzzati, da dove vengono le ispirazioni per questo album? Ci sono anche esperienze autobiografiche?

Per certi versi è un disco molto autobiografico, ma in quella dimensione ha preso pure una deriva fittizia che neanche capisco più. Diciamo che è tutto autobiografico ma il narratore non sono necessariamente io. Buzzati è servito da modello per quel modo di mettere l’amore al centro, fare qualcosa che parla SOLO di quello.

I testi sono decisamente molto intimi; Marcello, qual è il tuo rapporto con la scrittura? Anche fuori da quella dei testi delle tue canzoni

Scrivere mi piace molto ma lo faccio poco. Nell’ultimo anno ho scritto un sacco di poesie, è diverso da scrivere i testi per le canzoni e credo mi abbia aiutato molto. Il testo di Tutti gli stessi è il più recente e va un po’ in una direzione nuova rispetto alle altre, forse più simile ai testi di Laura Fabiani. Non ho più voglia di fare scrittura confessionale. Per un periodo mi sono accanito su me stesso, sentivo di dovermi redimere di qualcosa. Probabilmente è vero, ma quello non è il luogo adatto.

Un Amore lo aveva già annunciato proprio da noi in un’intervista del 2014. Avevate dichiarato che la scrittura era già pressoché completa. Come si è sviluppato l’album in questi due anni?

Onestamente quasi fatico a ricordarmelo, chissà cosa era all’epoca. L’idea per questo disco era chiara dal principio ma è servito un lungo lavoro di addizione e sottrazione per arrivare alla sua forma finale. Inizialmente volevo che i pezzi fossero più narrativi e seguissero un arco più chiaro. Avevo in mente di ripercorrere per analogia la fine dell’Odissea. In un certo senso è quello che è successo, ma in una forma meno invadente di quella iniziale.

L’uscita del nuovo album non è l’unica grande notizia, c’è anche l’essersi uniti all’etichetta Noia Dischi, siete eccitati da questa novità?

Il progetto Noia è relativamente nuovo e siamo super fieri dei nostri bravissimi collaboratori (tranne Giuseppe Catanzaro che è un cialtrone) e degli altri gruppi dell’etichetta. Per aver detto questo mi aspetto che Vittoria Bernardini non mi chieda più i 20 euro che le devo.

Musicalmente in Un Amore cosa è cambiato rispetto ai lavori precedenti? Perché avete deciso di cambiare modo di registrare passando alla presa diretta?

Credo che nel songwriting ci sia abbastanza continuità tra questo disco e il precedente. Il vero cambiamento è stato nella formazione e nell’approccio all’arrangiamento. Sia nella scrittura che nella registrazione abbiamo voluto che questo fosse un disco più vivo del precedente, più aperto. Per la prima volta abbiamo preso una sala prove e arrangiato molte cose insieme, lasciando che questioni di arrangiamento si regolassero spontaneamente. In generale mi sembra che abbiamo imparato a volerci più bene, quindi a esporci in un modo più sincero.

Si potrebbe dire che Nudità e Un Amore sono uniti dallo stesso leitmotiv, i rapporti di coppia; ma come dialogano i due album fra di loro? Abbiamo un sviluppo o un’antitesi?

In Nudità le coppie sono tante, in Un Amore la storia è una sola, con due narratori che rimangono costanti nelle varie tracce. Il campo di battaglia è lo stesso del disco precedente ma qui volevamo entrare nel vivo dell’amore vissuto mentre succede, quando ancora non lo si capisce bene. I narratori di Nudità spesso parlavano di sé stessi come se si capissero completamente, quelli di Un Amore si contraddicono, non sanno bene quello che vogliono davvero, sono più umani.

A cura di Andrea Predieri

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