Boombox meets…Giungla

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Il 16 dicembre salirà sul palco del Linoleum al Rock ‘N Roll, Giungla, cantautrice di base a Bologna, già voce e chitarra di Heike Has The Giggles ed ex bassista di His Clancyness. Per l’occasione, abbiamo deciso di scambiarci quattro chiacchiere.

Chi è Giungla e chi è invece Emanuela Drei?

Non traccio limiti particolari tra la mia vita e quello che faccio, anzi, le due cose coincidono parecchio. Però sicuramente non considero GIUNGLA né un alterego, né un output di sole cose personali. Suonare come GIUNGLA è un modo per superare costantemente i miei limiti.

Has The Giggles e basso per His Clancyness: come hai affrontato l’evoluzione da membro di una band a solista?

C’è una differenza incredibile. Le prime volte in sala prove sono state davvero strane e un po’ sconfortanti sotto certi punti di vista. Non avere feedback immediati o qualcuno con cui condividere anche semplicemente un’idea è disorientante quando hai sempre lavorato all’interno di un gruppo. Però devo dire che la solitudine lavorativa mi ha permesso di concentrarmi meglio su quello che stavo facendo e con una maggiore consapevolezza su tutti gli aspetti. Ora ho certamente molti più “pesi” addosso, ma sul palco mi diverto molto e sono felice di aver trovato delle forze che non sapevo nemmeno di avere.

Che cos’è Camo? Cos’ha ispirato il nuovo album?

I pezzi parlano di cose diverse e portano tutti un sound abbastanza vario (a volte più “nascosto” e minimale, a volte più audace), così ho deciso di riunirli sotto l’idea di un pattern militare/mimetico (Camo infatti sta per “camouflage”). Mentre registravo avevo fissa questa immagine in testa e mi sembrava perfetta.

Da Stop Joking About Britney Spears a Camo, questa sì che è poliedricità. A questo punto devi parlarci del tuo rapporto con la musica.

La risposta potrebbe essere infinita, comunque, sì, la musica l’ho sempre vissuta in maniera aperta e senza filtri particolari se non quello che una canzone mi deve arrivare, ancora prima del sound che porta. Mi piacciono i contrasti e cose che apparentemente non c’entrano nulla. Forse anche per questo non ho mai avuto veri e propri “periodi”, o non mi sono mai sentita realmente parte di una “scena” o cose simili. Andare a vedere una performance di un nerd che suona dei modulari al buio davanti a due persone e, che so, un concerto di Madonna, per motivi diversi, sono due cose che mi interessano allo stesso modo.
Per il resto vivo la musica come una dimensione in realtà molto privata, di cui vado molto gelosa, ma che poi mi stimola a fare, a viaggiare, a curiosare. È banale dirlo, ma non potrei farne a meno.

Eurosonic è un risultato meritatissimo. Te lo aspettavi? Pensi che cambierà qualcosa nel tuo rapporto col pubblico e nella tua maniera di esibirti?

Sinceramente ci speravo, ma non me lo aspettavo per niente; è una grande soddisfazione arrivarci con un solo EP fuori.
Eurosonic so che mi farà venire voglia di fare sempre più esperienze simili all’estero e che mi spronerà sotto tantissimi punti di vista. Le band che partecipano a questi festival sono tutte preparatissime e di livello altissimo sia musicale che della performance live.
Questo mese starò letteralmente rinchiusa in sala prove per migliorare il mio live.

A cura di Francesca Faccani e Andrea Predieri

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