Boombox meets..FiloQ

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Filippo Quaglia in arte FiloQ, produttore discografico, organizzatore di eventi ed esploratore sonoro. Giovedì 6 aprile, in occasione della Design Week, sarà possibile vivere in anteprima leemozioni di A NIGHT LIKE THIS FESTIVAL. Eego feat Arua e Filoq si esibiranno dalle 19.00 in un salotto dove arte, musica e design si mescoleranno in un connubio sensoriale.

La poliedricità è di certo una tua caratteristica e questo emerge anche nella tua musica.
Ascoltandola si ha l’impressione di trovare l’unità all’interno della varietà, citando il celebre filosofo Leibniz. Come riesci a fondere tutti questi stili musicali in un unico brano?

Non lo so davvero per alcuni è il mio più grande pregio mentre per altri il più grande difetto, sono borderline sempre, in ogni progetto resto in bilico e cerco di mettere a sistema mondi diversi, non è una scelta è davvero una propensione naturale.

Parlando tramite figure, se dovessi definirci la tua musica attraverso un immagine quale sarebbe e perché?

Come dicevamo nella mia musica entrano tanti mondi sonori quindi non so se abbia senso parlare di un immagine unica, ma dovendolo fare per me le opere visive che più mi sembra rispecchino il mio mondo sonoro sono i quadri e le atmosfere di Hopper.

Parliamo del tuo ultimo interessantissimo progetto in studio, Jazz Crash, riproposto quest’anno anche con vari Remix fatti da tuoi colleghi e amici, come è nato questo album? a quale brano sei più legato? e la scelta del titolo?

È nato un po’ per gioco a dirti la verità, stavo pensando ad un disco jazz ma fatto con dei musicisti veri e allora intanto in tour mi sono messo a giocare, campionare dischi jazz e sperimentare cose… così è nato JazzCarsh… per la precisione con PayPhone è nato JazzCrash, quel pezzo ha fatto scattare tutto, è stato come girare una chiave. Così non ho più voluto nessun musicista ma fare tutto stagliuzzando performance prese da dischi e della libreria del progetto Fringe in the box del Jazz Festival di Torino.

Sia dai tuoi remix presenti su soundcloud che dai tuoi lavori in studio emerge un forte legame con il Jazz. Come ti è venuta l’idea di remixare artisti del calibro di Miles Davis e Bill Evans?

Beh le prime cose che ho fatto pasticciando con laptop e campionatore erano remix e quel vizio non l’ho mai perso, quindi capita che senti una cosa, per sbaglio, una sera e capisci che li c’è roba da saccheggiare e manipolare, così mentre producevo JazzCarsh mi sono divertito a giocare con un po’ di grandi del genere.

La musica elettronica è stata colei che ha portato alla fusione di vari generi e stili musicali però tentando sempre di guardare verso il futuro. Tu fai un po’ il contrario, ovvero tramite le sonorità moderne di oggi riproponi le grandi sonorità del passato o sbaglio? Qual è il tuo fine? La tua musica ha qualche finalità o pensi solo a trasmettere delle emozioni?

Il mio precorso mi porta a muovermi all’interno dei posti, delle persone ed a carpirne suoni, ritmiche, odori, cerco di lasciarmi penetrare e poi inevitabilmente, come tutti, filtro con il mio, l’elettronica è il mio strumento per narrare questa storia.

Oltre al Jazz sono presenti influenze di musica africana, etnica.. emerge il tuo voler raccogliere sonorità da tutte le parti del mondo. Il viaggio è stato un fattore importante nella tua vita? un’esperienza che ti ha segnato particolarmente?

Il viaggio è una costante della mia vita, ho sempre una borsa pronta per partire in casa ed è sicuramente più il tempo che sto in giro rispetto a quello che passo a Genova o a Torino, sono stato educato così fin da piccolo e poi è diventato il mio lavoro, con l’Africa si sta creando un legame molto corto che mi riporterà li molto presto per nuovi progetti. Non riesco ad immaginarmi fermo, non riesco a starci.

Da dove è arrivata l’esigenza di creare una tua casa discografica, 100000bpm? Quali sono stai i pro e i contro di questa scelta?

Già mentre producevo l’mc cilena Escobar avevo tirato fuori questo logo che era finito ad affiancare quello di INRI nella produzione del disco, ma in quel momento non ero pronto a seguire anche gli aspetti più manageriali della cosa, per questo mio disco ho deciso di mettermi in gioco a 360° e di gestire tutto io supportato dal mio uffici stampa Bizzare Loves Triangles, vuol dire caricarsi molto più lavoro addosso di quanto ero abituato ma da qui in avanti voglio sicuramente far uscire altre cose, ci sono un po’ di progetti in aria… vediamo.

In questa settimana sei ospite all’anteprima A Night Like This a Milano per la Design Week. puoi anticiparci qualcosa di questo evento?

Sai che proprio non so cosa aspettarmi, sono davvero curioso anche io e divertito, la settimana del Salone è il carnevale milanese…ci sarà da divertirsi.

Ultimissima domanda, progetti nel 2017?

A brevissimo in uscita con della cumbia digitale, una colonna sonora di una grande installazione di street art lungo la sopraelevata di Genova, un disco di ninna nanne, tanti live e djset, diverse produzioni per altri musicisti… anche se più di tutto avrei voglia adesso di proseguire il discorso aperto con JazzCrash.

A cura di Giulia Lansarotti

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