Boombox meets…Chiara Dello Iacovo

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Si chiama Chiara Dello Iacovo, ha 21 anni (e mezzo) e viene da Asti anche se considera Roma la sua seconda casa. Il suo USCITA D’EMERGENZA TOUR sbarca stasera a Milano (Arci Ohibò, info) per la penultima data. Abbiamo chiesto a questa stella nascente della musica d’autore di raccontarsi e raccontarci qualcosa di sé. Il nostro consiglio è di tenerla d’occhio, perché pensiamo abbia i numeri per fare un sacco di strada.

Appena Sveglia, il tuo album uscito per RustyRecords, è un ottimo debutto da cantautrice. Componi i tuoi pezzi e scrivi testi di grande qualità. Quali sono le tue radici musicali? Senza fare classifiche, dacci una manciata di nomi di artisti che ti hanno ispirata e ti ispirano.

Domandona del secolo. Le mie influenze ovviamente sono cambiate nel corso degli anni, se quando ho cominciato a scrivere in italiano rimbalzavo tra Cremonini, De Gregori e De Andrè ora sono da tutt’altra parte, anche se al momento soffro di un leggero vuoto a livello di bacini esterni da cui attingere nel panorama italiano (è un anno ormai che sono in rotazione con gli stessi 3 album, CAPAREZZA datti una mossa!)

Per poco abbiamo mancato l’anniversario dell’uscita dell’album. Cosa sono stati per te come persona e come artista questi ultimi dodici mesi?

Sono stati abisso, anestesia, rinascita e costruzione. Ho dragato me stessa per riuscire a recuperare l’oro che speravo fosse rimasto sul fondale. Sono stati i 12 mesi più intensi e importanti della mia vita, nei quali ho cominciato davvero a vivere questo mestiere, dove ho dovuto fare i conti con aspettative mancate e colpi di scena, delusioni, senso di ingiustizia e resilienza. Mesi che mi hanno messo davvero a dura prova e da cui non era assolutamente scontato che ne uscissi fortificata anzichè disintegrata, ma che mi han dato un grande aiuto per capire cosa voglio e cosa non voglio che alberghi dentro di me. E soprattutto mesi che mi hanno permesso di essere, adesso, circondata da persone che amo e stimo profondamente.

Oltre al comparto musicale hai curato anche l’estetica di Appena Sveglia, disegni personalmente i manifesti per i tuoi tour, crei da sola i costumi per i concerti e i video. Quale percorso c’è dietro a tutte queste skill?

Credo la semplice esigenza. Non sono una di quegli enfants prodiges che fin dai primi anni di vita sognavano di fare i musicisti, anzi, sono sempre stata caratterizzata da una forte indecisione.Ero portata e mi piacevano diverse cose, forse anche dovuto alla mia tendenza ad annoiarmi facilmente, e squindicegliere una strada sola mi terrorizzava. Quando provi a dire che vuoi fare semplicemente “l’artista”, oltre ad essere un’affermazione pretenziosa, la gente lo considera qualcosa di troppo vago. Così credo che per evitare anni di inutili incomprensioni e frustrazioni, io abbia scelto una strada che però mi permettesse di frequentare anche i territori limitrofi, che tra l’altro, fanno tutti da carburante per il fuoco principale.

Hai studiato recitazione e lo ricordi spesso. Come ti sei avvicinata al teatro e come pensi che influenzi il tuo modo di stare sul palco?

Più che aver studiato recitazione (tutti i miei studi si circoscrivono a tre anni di laboratorio al liceo e ad uno di musical), ho sempre avuto una forte teatralità personale. Proprio come approccio alla vita. Sul palco viene solo amplificata. Mia madre fin da piccola mi definiva un pagliaccio, e a dire il vero era quello il primo lavoro che ho sognato di fare.

Stai lavorando a materiale per un nuovo album. A che punto sei arrivata? Che cosa credi potrà avere di diverso questo nuovo lavoro rispetto al tuo disco d’esordio?

Siamo in studio da un paio di mesi ormai e sembriamo aver trovato la direzione sonora e interpretativa che cercavamo. Beh, che dire, a differenza del primo questo disco…PULSA.

A cura di Diego Maroni

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