Dopo Ergo Sum (2014) e Qui e ora (2015), Super è il nuovo album di Paletti Preceduto da tre singoli (La notte è giovane, di cui vi avevamo già parlato; Capelli blu e Nonostante Tutto), è un lavoro che sa combinare ricercate sonorità pop a testi intelligenti e mai scontati. Paternità e ricerca del proprio sé più sincero sono solo alcuni dei temi affrontati da questo cantautore bresciano. Lo abbiamo incontrato il 25 gennaio da Ambroeus, negozio che propone incredibili pezzi di abbigliamento vintage nel cuore di Isola, poco prima della presentazione del disco.

 

Dopo un’esperienza in Sugar, hai deciso di pubblicare il nuovo album con Woodworm. Qui e ora è stato registrato a Berlino, Super invece in Italia. Cosa ti ha spinto a tornare a lavorare in una etichetta indipendente?

Si, l’album è stato registrato tra Brescia e Milano. Non ho niente da recriminare alla Sugar, ma mi sono reso conto che una major non poteva garantirmi nelle varie fasi di lavorazione artistica il sostegno di cui ho bisogno. Woodworm, invece, è un’etichetta che fa artigianato musicale, segue ogni momento della vita di un’artista, non solo nella produzione dell’album, ma anche nella sua promozione e nella scelta di un booking per le date. In Sugar avevo un solo collaboratore che oltre a seguire il mio progetto ne seguiva anche altri, mentre in Woodworm ho otto persone che si occupano solo di me. È un modo di lavorare che trovo molto efficace.

 

Nel 2016 ci eravamo incontrati in Santeria durante i Better Days di Rockit, mi ricordo che mi avevi anticipato che il tuo nuovo album avrebbe avuto una produzione molto più essenziale rispetto a quella di Qui E Ora. Credi di esserci riuscito? Hai deciso insieme a Matteo Cantaluppi di mantenere questa precisa idea stilistica alla base di Super?

Senz’altro il lavoro svolto per il nuovo album è di sottrazione. Se apro la sessione di Pro Tools dei brani di Qui e ora mi ritrovo davanti a 60 differenti tracce, in Super mediamente ce ne sono la metà. C’è chi mi ha accusato di barocchismo musicale, ma credo che il suono risulti pieno soltanto perché c’è molta organicità. Per portarti un esempio, in Qui e Ora la batteria era disegnata in midi e solo successivamente ho inserito rullanti suonati in studio. Era un suono molto pulito, quasi tedesco. In Super gran parte delle canzoni nascono con basso e batteria suonati assieme, per poi costruire altri suoni in fase di produzione. Io sarei stato ancora più essenziale, ma in Italia nella musica c’è ancora molto horror vacui. Forse i miei prossimi lavori saranno ancora più vuoti, quantomeno lo spero.

 

In una canzone di Qui e ora ci dicevi “Io non sono i miei pensieri”, adesso in Più su canti dell’esigenza di levare i filtri dalla propria immagine e della difficoltà di tornare vergine. Pietro Paletti è contemporaneamente cantante, padre e un compagno per Claudia. Come riesci (o almeno provi) a conciliare in un’unica identità tutte le varie sfaccettature della tua personalità?

Guarda, la scelta di Socrates in copertina è emblematica. Lui non è stato solo un calciatore, ma anche un medico, un giornalista e un esponente politico della resistenza alla dittatura militare in Brasile. E anche un grande bevitore. Io cerco di consapevolizzarmi sul fatto che sono tante cose. Prima stavo mangiando una piadina con Claudia e proprio lei, vedendomi teso per la presentazione di oggi, ha ironizzato sul fatto che mentre al telefono assumevo toni da pseudo-rockstar, sul tavolo davanti a me c’erano i fazzoletti di PJ Mask – Superpigiamini. Io voglio essere sul palco quello che sono a casa. Voglio essere naturale e annullare le pose. Quello che intendo dire con questo disco è che l’ascoltatore mi conosce come artista, ma io sono anche altro e mi piacerebbe fare vedere attraverso le canzoni quello che sono quando indosso pigiama e pantofole. Voglio sentirmi generoso nel donare a chi ascolta ogni singola sfaccettatura della mia personalità.

 

Abbiamo detto che Paletti è anche padre. In Eneide affronti la tematica della genitorialità, è uno dei brani più interessanti dell’album sia per il testo sia sul piano musicale, con atmosfere che riecheggiano il Sud America. Ci racconti la sua genesi?

Effettivamente il ritmo di Eneide è quello della Bossa Nova. Qui racconto di come anch’io fossi figlio fino a qualche istante prima della nascita di Enea, per rendermi conto poco dopo di essere diventato padre. Credo che poche persone si sentano così mature da accettare in modo consapevole la propria paternità. Essere genitori è una grande responsabilità, automaticamente mi sono trovato a interrogarmi su quali comportamenti dovessi tenere per essere il miglior padre possibile per mio figlio Enea. In questo brano cerco di riassumere quello che ho raccolto in questi anni durante il processo di sedimentazione dell’iniziale esplosione di emozioni.

 

Jimbo è il pezzo più criptico dell’album e forse quello in cui si nota maggiormente una grande attenzione alle scelte musicali. Ci spieghi il suo significato e più in generale cosa vuoi trasmettere all’ascoltatore con questo brano?

Jimbo ha volutamente un testo molto criptico. Non ha un solo significato, ognuno può farsi la propria idea. È il brano più movimentato e strumentale dell’album e penso possa raggiungere la sua massima espressione in una dimensione live. Avevo bisogno di fare un viaggio psichedelico; non c’è la pretesa di emozionare attraverso il testo, la sua forza sta nella progressione e nell’andamento dei vari momenti musicali.

 

Super è un album che colpisce per la sua originalità, in un momento in cui in Italia assistiamo a una grande omologazione musicale.

Io sono attento a quello che succede in Italia, ma cerco di stare ancora più attento a quello che capita all’estero. È una pretesa un po’ boriosa, ma la mia intenzione è quella di anticipare le tendenze musicali che credo si affermeranno qui da noi. Voglio trovare un mio stile e affinare la mia cifra. Non seguo la moda perché so che ha una vita breve, mentre il mio obiettivo è quello di dare una longevità ai miei album. Il mio interesse è che Super possa essere ancora attuale tra cinque o sei mesi. Perché oggi si parla di mesi: ci vuol poco a finire nel dimenticatoio.

 

Un artista italiano e uno straniero per il 2018?

In Italia sicuramente Frah Quintale, gli auguro ogni bene. All’estero i Coast Modern, possono dare tanto con il prossimo album.

 

Qual è il singolo di cui sei più fiero e quale invece sarà ascoltato di più?

Penso che Nonostante tutto sarà quello che avrà il maggior riscontro, però se devo scegliere quello di cui sono più orgoglioso sicuramente La notte è giovane.

 

Nonostante Tutto sembra quasi essere scritto per diventare la colonna sonora di un film, tu hai già avuto modo di lavorare a contatto con registi e produttori cinematografici. È una tua prospettiva per i prossimi anni? Cosa ci dobbiamo aspettare da Paletti?

Non ci sei andato molto lontano. Non mi sbilancio, ma sto cominciando a lavorare a un progetto di composizione musicale. Per il momento non posso dirvi di più, ma prossimamente potreste vedermi in panni diversi da quelli del cantante.

A cura di Carlo Michele Caccamo

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